Dentista: ogni quanto dovresti andarci?

Per salvaguardare e garantire la salute orale, è buona abitudine andare regolarmente dal dentista per una visita di controllo. Ma sai ogni quanto dovresti andarci?

A cosa serve la visita dentistica?

La visita odontoiatrica, più conosciuta come visita dentistica, è uno strumento fondamentale per garantire la salute orale. Grazie alla visita di controllo l’odontoiatra ha la possibilità di ispezionare la dentatura, intercettando precocemente eventuali:

  • patologie orali;
  • infiammazioni gengivali;
  • disallineamenti dentali;
  • carie dentali.

In questo modo, qualora vi siano problemi legati a carie, infezioni, placca e tartaro, l’odontoiatra può intervenire tempestivamente con cure specifiche.

Come si svolge la visita odontoiatrica?

Un controllo dentistico adeguato prevede:

  • un esame visivo dentale;
  • un’analisi occlusale;
  • una valutazione gnatologica (per verificare problemi di malocclusione);
  • l’ispezione dei tessuti molli di tutto il cavo orale.

Con l’utilizzo di appositi strumenti viene effettuato un accurato controllo delle mucose delle guance, della lingua, delle gengive e del palato duro e molle. In presenza di segnali di infiammazione, è consigliabile che venga eseguito anche un test di screening parodontale per verificare lo stato di salute dei tessuti parodontali e l’eventuale presenza di gengivite e parodontite.

Ogni quanto è consigliabile effettuare un controllo dal dentista?

Per garantire l’estetica e la salute del proprio sorriso è generalmente consigliabile recarsi dal dentista per un controllo ogni sei mesi circa. Tuttavia, a seconda delle esigenze e della presenza di patologie del cavo orale (come in caso di parodontite) l’intervallo temporale tra una visita di controllo e l’altra potrebbe ridursi a tre mesi. Dunque, non è possibile definire un iter di controllo a priori senza aver valutato adeguatamente le condizioni di salute orale e l’eventuale predisposizione a particolari patologie. Per questo, è molto importante mantenere sotto controllo la propria salute orale.

Perché è fondamentale la prevenzione per garantire la salute orale?

La prevenzione è indispensabile per identificare e curare tempestivamente, sin dalle prime fasi, eventuali processi patologici a carico di denti e gengive. È importante evidenziare che la prevenzione viene distinta in tre differenti categorie:

  • La prevenzione primaria allontana i fattori di rischio poiché avviene in assenza di una malattia. È composta dall’insieme delle pratiche di prevenzione patologica. In questa categoria ritroviamo, ad esempio, la sigillatura dei molari per prevenire la carie e la detartrasi per prevenire la formazione di infezioni batteriche.
  • La prevenzione secondaria, invece, passa attraverso la diagnosi precoce. In questo modo è possibile riconoscere la patologia fin dalle sue prime fasi per intervenire velocemente ed evitare che peggiori.
  • La prevenzione terziaria, infine, limita i danni e la recidività della patologia, solitamente mediante una terapia di supporto e/o di riabilitazione.

Cosa comporta evitare le visite periodiche?

Evitare costantemente di sottoporsi a una visita odontoiatrica di controllo potrebbe determinare un decadimento della salute del cavo orale. Ciò potrebbe comportare:

  • sanguinamento gengivale;
  • alitosi;
  • mobilità dentaria;
  • ascessi;
  • recessione gengivale;
  • perdita precoce di uno o più denti.

La prevenzione professionale è sufficiente?

La sola prevenzione in studio non è sufficiente. Questo perché deve essere associata a un adeguato mantenimento dell’igiene orale. Senza un’accurata detersione domiciliare, infatti, le pratiche professionali potrebbero non essere sufficienti a causa della proliferazione dei batteri contenuti nella placca.

Collaborando con l’odontoiatra è possibile adottare strategie personalizzate per mantenere in salute il cavo orale, evitando la formazione delle patologie più comuni.

La prevenzione permette quindi di intercettare eventuali patologie che, se diagnosticate ai primi segni clinici, possono essere trattate riducendo l’impatto sulla salute e, in alcuni casi, eliminando la necessità di trattamento odontoiatrici più invasivi.

Se non lo hai già fatto, chiama oggi il tuo studio di fiducia e fissa un appuntamento di controllo!

Denti del giudizio: tutto ciò che c’è da sapere sull’intervento di estrazione

I denti del giudizio, nonché i terzi e ultimi molari, erompono indicativamente tra i 18 e i 25 anni. La loro eruzione, tuttavia, non è così scontata. Non è raro, infatti, che rimangano completamente o parzialmente inglobati nell’osso e nella gengiva, provocando, talvolta, la formazione di focolai d’infiammazione cronica. Ed è proprio in questi casi che l’estrazione del dente diventa necessaria.

In che cosa consiste l’estrazione dentale?

L’estrazione dentale è una pratica odontoiatrica tramite la quale il dente viene rimosso dalla cavità ossea in cui è collocato. Può avvenire secondo due modalità differenti:

  • Estrazione semplice: eseguita su un dente ben visibile ed erotto completamente. Oltre a essere la modalità d’intervento più comune, è anche la più semplice. Consiste nella semplice estrazione del dente, sotto anestesia locale.
  • Estrazione chirurgica: è la modalità più complessa poiché interessa i denti ancora inclusi o parzialmente ricoperti dalla gengiva. La difficoltà è data dalla difficile accessibilità alla zona e alla conseguente necessità di incidere la gengiva. Più il dente è in profondità, più sarà complessa la rimozione. Tale operazione può essere eseguita sotto anestesia locale nello studio dentistico e sotto anestesia generale in ambito ospedaliero.

Quando è necessario estrarre i denti del giudizio?

L’estrazione dei denti del giudizio può avvenire in via preventiva o curativa. Nel primo caso, il dente può essere rimosso per salvaguardare l’allineamento, la posizione degli altri denti e per ridurre il rischio di malocclusione. Nel secondo caso si rivela inevitabile in caso di:

  • affollamento dentale, poiché potrebbe rendere difficoltose le normali azioni di detersione orale;
  • gravi infezioni, come la carie, la pulpite, l’ascesso dentale e il granuloma;
  • infiammazione gengivale;
  • pericoronite, ovvero un’infiammazione che colpisce la gengiva durante la fase di eruzione di un dente.

Quali accorgimenti bisogna adottare in caso di estrazione dentale?

Per evitare infezioni orali, prima dell’estrazione dentale è importante procedere con:

  • accurata detersione orale casalinga, coadiuvata da sciacqui con collutori disinfettanti nei quattro giorni antecedenti all’estrazione del dente;
  • cura antibiotica per minimizzare il rischio d’infezione. È bene sottolineare però che questa seconda fase non è sempre necessaria. Il dentista può prescrivere una terapia antibiotica a seconda della predisposizione dell’individuo alle infezioni e della condizione del sistema immunitario.

Estrarre i denti del giudizio fa male?

Grazie al perfezionamento delle tecniche anestetiche oggi l’intervento di estrazione non risulta particolarmente doloroso. Infatti, durante tutta l’intervento, il paziente non percepisce alcun tipo di dolore. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe essere percepita una leggera pressione o sensazione di trazione del dente.

Quali sintomi comporta l’estrazione di un dente del giudizio?

La velocità di recupero dopo un intervento di estrazione dentale dipende dal grado di difficoltà dell’estrazione. Se il dente è incluso, l’operazione può risultare più problematica rispetto alla rimozione di un dente erotto completamente. Tuttavia, indipendentemente dalla difficoltà dell’intervento, l’estrazione di un dente del giudizio può comportare alcuni sintomi comuni tra cui:

  • dolore persistente nei giorni successivi;
  • edema/gonfiore;
  • sanguinamento gengivale;
  • alveolite post-estrazione;
  • infezione;
  • ascesso dentale;
  • lesione alle radici dei denti limitrofi al dente estratto;
  • temporanea perdita della sensibilità della zona interessata.

Infine, alcune eventuali condizioni morbose, come la presenza di patologie sistemiche, possono incidere sul decorso post-estrazione dentale.

Cosa fare dopo l’estrazione dentale?

Nelle successive 24 ore, per alleviare o prevenire la sensazione di dolore, è consigliabile:

  • effettuare impacchi freddi, a cadenza regolare nell’arco della giornata, in corrispondenza dell’area interessata;
  • previo consiglio medico, assumere antidolorifici prima che l’effetto dell’anestesia svanisca;
  • evitare l’assunzione di cibi eccessivamente duri o gommosi, sostituendoli con cibi liquidi e cremosi.

Cosa evitare durante il periodo di guarigione?

Per agevolare la guarigione, durante il periodo di convalescenza è molto importante:

  • evitare di fumare;
  • non bere alcolici;
  • non praticare attività intense come lo sport;
  • evitare l’utilizzo spazzolino a setole dure;
  • non masticare caramelle gommose o chewing-gum.

Denti bianchi: scopri quali tonalità di rossetto rendono il sorriso splendente

Avere i denti bianchi non riguarda solo la salute e l’estetica dentale, ma determina la prima impressione che gli altri hanno di noi. I denti gialli, infatti, possono essere motivo di disagio e imbarazzo nelle relazioni interpersonali. Per questo scegliere il rossetto della giusta tonalità può essere utile per creare contrasto e rendere i denti, almeno all’apparenza, più bianchi.

Quali fattori provocano l’ingiallimento dei denti?

Le alterazioni della colorazione dello smalto dentale, spesso, sono attribuibili a diverse cause tra cui:

  • la scarsa igiene orale;
  • l’eccessivo consumo di determinati alimenti come le bibite gassate, il caffè o le caramelle;
  • il deposito alcune sostanze presenti nel fumo di sigaretta;
  • l’invecchiamento;
  • alcuni caratteri trasmessi geneticamente.

Come avere i denti bianchi?

Per migliorare l’estetica dentale, è consigliabile:

  • mantenere un elevato livello di igiene orale e sottoporsi a regolari sedute di igiene orale professionale;
  • ridurre o eliminare le cattive abitudini come il fumo e l’eccessiva assunzione di alimenti corrosivi.

Ovviamente, per avere dei denti più bianchi è anche possibile ricorrere a dei trattamenti di sbiancamento dentale. Attenzione, però: non ricorrete a trattamenti fai-da-te acquistati online, ma rivolgetevi sempre al vostro dentista di fiducia, che saprà consigliarvi la migliore soluzione.

Per avere un “effetto” immediato, è possibile far sembrare i denti più bianchi con il make-up… utilizzando il rossetto della giusta tonalità!

Come far sembrare i denti più bianchi grazie al rossetto?

La cosa più importante per far sembrare i denti più bianchi è contrastare la pigmentazione gialla mediante il principio della complementarità dei colori. In questo caso per neutralizzare la pigmentazione gialla è possibile indossare dei rossetti che contengono al loro interno il pigmento blu e viola.

Quali sono le colorazioni più indicate?

Per far sembrare i denti più bianchi, esistono delle tonalità di rossetto più indicate rispetto ad altre. Tra queste troviamo:

  • I rossetti rossi freddi/scuri, ovverole tonalità che sbiancano di più i denti in assoluto poiché presentano al loro interno una grande percentuale di pigmento blu e viola. Tra queste tonalità troviamo il rosso amarena e il rosso carminio, il color vinaccia, il prugna e le altre tonalità violacee.
  • I rossetti rosati,indicati per tutti coloro che non amano il rosso. Tuttavia, per favorire la mimetizzazione dei denti gialli, è consigliabile che questi rossetti siano tendenti al violaceo, come ad esempio il color ciclamino.

Quali sono le colorazioni da evitare?

Secondo lo stesso principio della complementarità per cui il pigmento blu neutralizza quello giallo, esistono dei colori che, al contrario, lo mettono in evidenza. Tra questi troviamo:

  • I rossetti rosa tendenti al rosa Barbie, sconsigliati perché, essendo così accesi, mettono ancora più in evidenza il giallo dei denti. Per questo, qualora si scelga di indossare un rossetto rosa, è consigliabile virare verso tutte le tonalità che si avvicinano al colore naturale delle labbra.
  • I rossetti caldi e le varie gradazioni di arancione, inoltre, sono particolarmente sconsigliati, poiché, data la loro similarità con il giallo, lo evidenziano maggiormente.

È importante evidenziare che, nonostante questi piccoli accorgimenti, per ottenere un sorriso splendente, è fondamentale che al make-up vengano affiancate un’adeguata igiene orale quotidiana e regolari sedute di ablazione del tartaro.

Dentista: una professione, diverse specializzazioni

Si fa presto a dire dentista, ma le specializzazioni del dentista sono molteplici e ognuna con le sue specificità. Vediamole più nel dettaglio!

Quale percorso di studi bisogna intraprendere?

In Italia, prima della metà degli anni Ottanta per diventare dentista bisognava conseguire la laurea in Medicina. Infatti, molti dentisti che attualmente esercitano la professione odontoiatrica sono anche medici e chirurghi. Successivamente è poi stata istituita una laurea specifica in Odontoiatria e Protesi Dentaria.

Il percorso universitario ha una durata complessiva di sei anni ed è possibile iscriversi in circa trenta università statali, oltre ad alcune università private. Attenzione però! Si tratta di un corso di laurea a numero programmato, che prevede un test di ammissione non facile da superare e che, generalmente, si svolge nello stesso giorno ed è uguale per tutte le università pubbliche italiane. Per le università private, invece, cambiano date e modalità.

Al termine del percorso universitario italiano, nel corso del sesto anno, è obbligatorio effettuare un tirocinio nel reparto di odontoiatria di un ospedale pubblico. Il tirocinante potrà così mettere in pratica le nozioni teoriche studiate, ma soprattutto prendere contatto con le principali discipline odontoiatriche (Conservativa, Endodonzia, Chirurgia Orale, Parodontologia, Pedodonzia, Ortodonzia, Implantologia e Protesi, Gnatologia, Clinica odontostomatologica, Patologia orale). A quel punto potrà decidere se specializzarsi in una di queste o rimanere un “dentista generico”, anche detto, in inglese, “general practitioner” (GP).

Dopo aver conseguito la laurea, il laureato non può ancora esercitare la professione, ma deve superare un’ulteriore prova di abilitazione: l’esame di Stato. Il test consiste in un esame orale e uno pratico di chirurgia odontostomatologica (es. estrarre un dente), entrambi volti a verificare le competenze del candidato.

Superata anche questa prova, se si vuole esercitare la professione, ci si deve iscrivereall’Albo degli Odontoiatri dell’Ordine Provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di residenza.

Cosa succede dopo la laurea?

Il dentista può decidere di esercitare la professione odontoiatrica in diversi contesti. Può infatti decidere se svolgere la sua attività come dipendente oppure come libero professionista. Inoltre, può scegliere se lavorare nel settore pubblico, per esempio nel reparto odontoiatria all’interno di ospedali, poliambulatori e altri tipi di struttura convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In alternativa, può aprire un proprio studio dentistico o operare in qualità di consulente o dipendente in altri studi dentistici o cliniche private. 

Specializzazioni dentista: quali sono?

Come detto, al termine del percorso di studi, l’odontoiatra può scegliere di specializzarsi in una o più branche dell’odontoiatria e focalizzare così la sua carriera su specifici trattamenti. Va però ricordato che ogni laureato ed abilitato in odontoiatria e protesi dentaria può eseguire tutte le specializzazioni senza alcun obbligo.

Vediamo le varie branche dell’odontoiatria:

  • Conservativa: si occupa della cura e ricostruzione di denti danneggiati da carie o traumi (es. a seguito di incidenti stradali o sportivi). Tra i trattamenti più conosciuti di odontoiatria conservativa citiamo le otturazioni. In Italia la più importante associazione di dentisti specializzati in questa branca dell’odontoiatria è l’AIC (Accademia Italiana di Conservativa e Restaurativa).
  • Endodonzia: l’endodontista si occupa nello specifico di terapie dell’endodonto, ovvero la parte interna del dente, detta polpa. Il trattamento endodontico o terapia canalare, definita comunemente “devitalizzazione”, è la procedura che permette di salvare un dente seppur affetto da patologie della polpa dovute a carie profonda, a lesioni, traumi o altre cause. In Italia la SIE (Società Italiana di Endodonzia) e l’AIE (Accademia Italiana Endodonzia) si occupano nello specifico di queste tematiche.
  • Parodontologia: il parodontologo è il dentista specializzato nella cura delle patologie del parodonto, ovvero l’insieme dei tessuti che circondano il dente e che assicurano la sua stabilità (gengiva, osso alveolare, cemento radicolare e legamento parodontale). Tra le malattie più note: la gengivite e la parodontite (o piorrea). La società italiana che contribuisce allo sviluppo delle conoscenze scientifiche nella parodontologia è la SIdP (Società italiana di Parodontologia e Implantologia).
  • Implantologia e protesi: pratica odontoiatrica volta a ripristinare la funzionalità di una bocca affetta da edentulia singola, parziale o totale. I denti mancanti vengono sostituiti con delle protesi, che possono essere fisse (es. impianti) o rimovibili. In Italia, tra le associazioni di riferimento troviamo l’AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica), la IAO (Italian Academy of Osseointegration), insieme alla già citata SIdP.
  • Pedodonzia: il pedodontista o dentista pediatrico è lo specialista che si prende cura della salute orale dei più piccoli, ovvero dei bambini e degli adolescenti (dai 2 ai 16 anni) con un approccio che include metodologie specifiche anche in ambito psicologico. Si occupa in particolare della prevenzione della carie sia dei denti da latte (denti decidui) sia di quelli definitivi (es. fluoroprofilassi e sigillature), della loro cura e intercetta eventuali malocclusioni. La SIOI (Società Italiana di Odontoiatria Infantile) è il punto di riferimento in Italia.
  • Gnatologia: è una specializzazione relativamente recente dell’odontoiatria. Lo gnatologo si occupa dello studio e della cura di tutte le patologie a carico degli organi responsabili della masticazione e delle relative funzioni (es. fonazione, deglutizione e postura). In particolare, si occupa della cura delle articolazioni temporo-mandibolari, mandibola, mascella, lingua e denti. L’AIG (Associazione Italiana di Gnatologia) è l’associazione italiana di riferimento.

Esistono infine, due corsi di specializzazione post-laurea della durata di tre anni in:

  • Ortodonzia: l’ortodontista è il dentista che, oltre alla laurea, ha conseguito la specializzazione in Ortognatodonzia. Il suo compito è prevenire e correggere, dal punto di vista estetico e funzionale, le irregolarità facciali e le anomalie di posizione dei denti, come per esempio le malocclusioni. La società scientifica di riferimento è la SIDO (Società Italiana di Ortodonzia)
  • Chirurgia orale o odontostomatologica: è una branca dell’odontoiatria che si occupa di problematiche per le quali è necessario un approccio chirurgico. L’odontostomatologo o chirurgo orale è un dentista con la specializzazione post-laurea in Chirurgia odontostomatologica che può intervenire per estrarre radici o denti inclusi, eseguire apicectomie, rimozione di cisti o tumore del cavo orale, ma può anche inserire impianti e svolgere trattamenti parodontali.

La SICOI (Società Italiana di Chirurgia Orale ed Implantologia) e la SIDCO (Società Italiana di Chirurgia Odontostomatologica) sono due società scientifiche che racchiudono specialisti in questa branca.

È bene ricordare che queste due specializzazioni non sono obbligatorie per lo svolgimento delle branche stesse: questo significa che per praticare l’ortodonzia e la chirurgia orale è necessario e sufficiente essere laureati in odontoiatria e protesi dentaria, aver superato l’esame di stato ed essere iscritti all’albo odontoiatri dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurgi e Odontoiatri.

Il cioccolato fa male ai denti?

L’uovo di cioccolato a Pasqua è una tradizione irrinunciabile. Soprattutto per i più piccoli, ma non solo! Il problema è che spesso la golosità si scontra con il benessere dei nostri denti. Il cioccolato, infatti, è stato spesso demonizzato e accusato di essere nemico della linea e responsabile della carie. Eppure, numerose ricerche in ambito odontoiatrico sembrano sfatare questo falso mito. Ma quindi, il cioccolato fa male ai denti?

Cioccolato fondente: i benefici sui denti

Il cioccolato, rigorosamente fondente, è un ottimo alleato dei denti perché in grado non solo di prevenire la carie, ma anche la perdita di smalto. Si può quindi dire che, in piccole quantità, il cioccolato fondente fa bene ai denti!

Dalle ricerche è emerso che il cioccolato fondente, ricco di sostanze antibatteriche, può contrastare gli effetti dello zucchero e contenere la proliferazione microbica. Il cacao amaro, infatti, contiene antibatterici naturali che impediscono allo Streptococcus mutans di produrre il glucano, una sostanza appiccicosa che aiuta a generare la placca, creando così le condizioni ideali perché gli zuccheri vengano trasformati in acidi dai germi, corrodendo lo smalto.

Un’altro dei benefici del cioccolato è la capacità di antidemineralizzazione dello smalto. Il cioccolato amaro, infatti, è ricco di alcune sostanze (tannini, floruri e fosfati) presenti sulla buccia esterna della bacca di cacao. Queste sostanze sono in grado di ridurre la perdita di smalto ed anche a proteggere da carie e placca.

Per ottenere gli effetti benefici però, il cioccolato deve essere rigorosamente fondente con una percentuale superiore all’80-85%. La quantità di zucchero deve essere quindi pari quasi allo zero. Inoltre, è salutare solo se consumato “da solo”, ovvero non deve essere gustato in abbinamento ad altri dolci ricchi di zuccheri e/o carboidrati.

Il cioccolato per i bambini

La prevenzione della carie come sappiamo dovrebbe iniziare già dalla culla, ma, in realtà, anche prima! La prima raccomandazione contro la carie nei più piccoli, infatti, resta la prevenzione della salute orale della mamma in gravidanza. Uno studio condotto dall’Università della Sapienza di Roma ha evidenziato come i probiotici, addizionati ai latti artificiali, siano in grado di ridurre la proliferazione del batterio principale responsabile della carie (lo Streptococcus mutans). Questo germe può anche essere trasmesso al neonato direttamente dalla madre se affetta da malattie parodontali. Il batterio sarebbe in grado di colonizzare il cavo orale del neonato, rimanendo silente anche per molto tempo per poi “risvegliarsi” allo spuntare dei primi dentini.

Gli esperti consigliano di introdurre il cioccolato fondente nella dieta del bambino dopo lo svezzamento (dopo i 3/5 anni, altrimenti può causare allergie).

Come proteggere i denti

In fatto di cioccolato, si sa, ognuno ha i propri gusti e in commercio se ne trovano di tutti i tipi. C’è chi lo preferisce al latte, chi bianco, chi con le nocciole, anche se la tipologia più consumata al mondo rimane quella fondente.

Nonostante i benefici apportati da questo alimento ricco di sostanze importanti per la nostra salute, è comunque bene non dimenticare i grassi e gli zuccheri del cacao.

I LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) suggeriscono una dose giornaliera di 30g “una tantum”. La quantità consigliata per chi lo consuma tutti i giorni si abbassa tra i 5 e i 15g al giorno e, come sempre, dipende dallo stile di vita. Gli sportivi e, in generale, chi conduce una vita attiva può certamente ambire ad una quantità leggermente maggiore.

Tutto questo non prescinde però da una corretta igiene orale. Il cioccolato, soprattutto se non fondente, è tra i cibi che fanno male ai denti, in particolar modo se consumato costantemente e a piccole dosi. L’ideale sarebbe limitarne il consumo in quegli archi temporali della giornata in cui si ha la possibilità di lavarsi i denti subito dopo averlo consumato. Il consiglio dei professionisti, per grandi e piccini, di utilizzare lo spazzolino e il dentifricio entro mezz’ora da quando si mangiano alimenti altamente cariogeni.

Dunque, cioccolato sì, ma con moderazione e attenzione all’igiene orale!

Previeni l’alito cattivo per un San Valentino a prova di bacio

Tra qualche giorno è San Valentino, la festa degli innamorati più famosa in tutto il mondo. Che abbiate in mente di sorprendere il vostro partner con una serata romantica in casa o con un pranzo elegante al ristorante non importa: la vostra bocca dovrebbe essere a prova di bacio. Cosa vuol dire? Non solo sfoggiare un sorriso smagliante, ma anche un alito fresco e pulito. A parte i cibi ricchi di aglio o spezie dal forte sapore, la prima causa dell’alitosi è la placca. Per evitare brutte sorprese, abbiamo preparato una lista di consigli che potete mettere in pratica da subito prevenendo così il rischio di alitosi.

Quali sono le cause dell’alito cattivo?

L’alitosi, o più comunemente alito cattivo, è una condizione in cui la bocca ha un odore sgradevole persistente. Talvolta, il cattivo odore può essere accompagnato anche da una patina biancastra sulla lingua e da una sensazione di secchezza in bocca. Sicuramente è una condizione spiacevole che spesso provoca disagio, soprattutto nelle relazioni sociali. Chi ne soffre potrebbe trovarsi a disagio nel parlare o nel socializzare, per timore che il suo interlocutore possa avvertire l’alito cattivo.

L’alitosi è una problematica molto diffusa tra la popolazione e si distingue in due tipologie: alitosi orale e alitosi extra-orale. La prima è causata dall’accumulo di placca batterica sulla lingua, ma anche da fattori come la carie e il fumo. La seconda, invece, è dovuta a problematiche del sistema digestivo, dei reni o del fegato. Pertanto, è importante capire quali sono le cause dell’alitosi, così da contrastarle una volta individuate. I fattori principali responsabili dell’alito cattivo sono:

  • Scarsa igiene orale: un’inadeguata igiene orale rappresenta uno dei fattori più rilevanti responsabili dell’alitosi. Questo comportamento, infatti, consente alla placca di depositarsi sui denti, provocando l’infiammazione e il sanguinamento delle gengive. Il sangue che rimane nel solco gengivale viene poi attaccato dai batteri, determinando la produzione di gas responsabili dell’alitosi.
  • Cattiva alimentazione: l’alito cattivo può essere dovuto anche all’assunzione di alimenti specifici. Per esempio, la cipolla e l’aglio possono determinare l’alitosi durante il processo digestivo. Stesso discorso per le proteine del latte presente nei latticini, quindi nello yogurt o nei formaggi. Inoltre, il caffè e lo zucchero favoriscono la proliferazione batterica all’interno della bocca.
  • Patologie: alcune condizioni patologiche, che non si fermano al solo cavo orale, possono essere responsabili dell’alitosi. Tra le malattie, per esempio, quelle respiratorie come la tonsillite e la tracheite o le infezioni locali come la candida. Anche le malattie digestive come l’esofagite, ovvero l’infiammazione dell’esofago, e il reflusso possono essere una causa dell’alitosi. Infine, sono da includere anche le patologie sistemiche come il diabete o le malattie epatiche.
  • Carie: le carie sono lesioni dei denti provocate dalla placca accumulata che erode lo smalto e dai residui di cibo depositati tra un dente e un altro che vengono attaccati dai batteri producendo cattivo odore. In presenza di carie, a volte l’alitosi potrebbe essere un campanello d’allarme per altre problematiche più complesse. Per questo bisognerebbe rivolgersi al proprio dentista prima che la carie diventi troppo profonda e danneggi il dente in modo irreversibile.
  • Fumo: è un fattore che può provocare l’alitosi perché le sostanze tossiche contenute nelle sigarette si depositano sui denti e vengono assorbite dalle mucose della bocca. Inoltre, l’assunzione del fumo provoca anche una riduzione della salivazione. Quando questa scarseggia, i batteri possono accumularsi più facilmente e produrre i gas responsabili dell’alitosi.

Anche se meno comuni, le altre cause possono essere:

  • Xerostomia, ovvero secchezza delle fauci: la bocca produce meno saliva aumentando il fastidio dell’alito cattivo.
  • Problemi gastrointestinali: a causa di questi i batteri dello stomaco possono emettere cattivo odore.
  • Diete drastiche: il corpo scompone i grassi che, a loro volta, possono rilasciare acidi maleodoranti.

Come prevenire l’alitosi per una bocca a prova di bacio

Il ricorso a caramelle o chewing-gum alla menta è una soluzione istantanea per avere l’alito fresco, ma non è una cura preventiva o definitiva. Infatti, il punto di partenza per prevenire l’alitosi consiste nelle corrette pratiche di igiene orale domiciliare. Insieme a queste, si rivelano necessarie delle sedute periodiche di igiene professionale.

  • La pulizia dei denti e della lingua dovrebbe essere eseguita regolarmente due volte al giorno, dopo almeno 30 minuti dalla fine dei pasti. Bisognerebbe utilizzare spesso anche un collutorio ad azione antisettica indicato dal dentista e il filo interdentale che riesce a eliminare i residui di cibo non raggiungibili dallo spazzolino. Anche chi utilizza una protesi dentale dovrebbe prestare molta attenzione all’igiene, in quanto la presenza di residui di cibo potrebbe favorire la comparsa di odori sgradevoli. Un altro accorgimento cui bisognerebbe prestare attenzione consiste nella sostituzione dello spazzolino almeno ogni tre mesi.
  • La detartrasi, ovvero le operazioni di ablazione del tartaro, sedute di igiene professionali che possono prevenire o risolvere il problema dell’alito cattivo. Sono dei trattamenti di pulizia delle superfici dentali che consentono di rimuovere il tartaro. La rimozione può essere effettuata solo negli studi dentistici ed è eseguita da un igienista dentale. Durante la seduta di igiene orale professionale, il professionista effettua la detartrasi sopragengivale e sottogengivale. Quest’ultima è fondamentale per rimuovere i residui più sedimentati di placca e tartaro e per prevenire le malattie parodontali. Infine, l’igienista completa la pulizia professionale con la lucidatura delle superfici dentali.

In ottica preventiva, potrebbe rivelarsi molto utile anche:

  • Ridurre il consumo di caffeina e alcolici, perché rallentano la produzione della saliva, che ha il compito principale di mantenere la bocca pulita.
  • Smettere di fumare, in quanto il fumo rende sgradevole l’alito e può macchiare i denti. Smettere può aiutare ad avere un alito più fresco e denti più bianchi.
  • Bere molta acqua, per stimolare il flusso della saliva e consumare molta frutta e verdura, perché ricche di acqua.

Quando il miglioramento dell’igiene orale e il cambiamento delle abitudini alimentari non portano nessun miglioramento, è consigliabile rivolgersi al proprio medico per escludere la presenza di altre cause patologiche. Se invece il problema dell’alito cattivo è dovuto ad ascessi o a carie, bisognerebbe fissare un appuntamento dal dentista e valutare insieme al professionista il trattamento più adeguato per eliminare definitivamente il problema.

Denti storti: un problema non solo estetico

Si sa, il sorriso è un ottimo biglietto da visita. Nello standard di bellezza e armonia rientra anche l’importanza di avere denti curati, quindi dritti, regolari e bianchi. Ma il sorriso non è solo un’arma di seduzione e fascino, perché innanzitutto è un mezzo che crea relazioni. Infatti, secondo una ricerca della AACD (American Academy of Cosmetic Dentistry), il 99,7% degli adulti americani ritiene che il sorriso sia una vera e propria risorsa nelle interazioni sociali e, in particolare, il 74% considera un sorriso poco attraente come un ostacolo al successo in ambito lavorativo. Eppure, molte persone si trovano ad avere fin dalla giovane età un sorriso disarmonico, spesso a causa dei cosiddetti denti storti.

Le cause dei denti mal posizionati

Potremmo dare la colpa a Madre Natura, per i legami con fattori genetici, ma le cause dell’affollamento e mal posizionamento dei denti in realtà possono essere molteplici:

  • perdita precoce dei denti da latte nei bambini;
  • perdita dei denti per eventi traumatici o patologie;
  • abitudini infantili scorrette: utilizzare assiduamente il ciuccio, succhiare il pollice, bere dal biberon dopo i 3 anni, spingere la lingua contro i denti;
  • otturazioni o incapsulamenti dentali non corretti;
  • crescita non favorevole della mandibola.

I problemi che i denti mal posizionati causano alla salute in generale

I denti malposizionati possono provocare un forte disagio estetico e importanti ripercussioni psicologiche sull’autostima della persona che ne è affetta e sulle relazioni interpersonali. Ma non è tutto. I denti storti, infatti, possono anche essere associati a:

  • problemi di digestione, poiché interferiscono negativamente sulla masticazione;
  • maggior rischio di carie e malattie parodontali (gengivite e parodontite), poiché rendendo difficile l’utilizzo dello spazzolino, il passaggio del filo interdentale e dello scovolino, favoriscono l’accumulo di placca e tartaro. I denti storti sono, quindi, un impedimento ad una corretta igiene orale;
  • respirazione orale anziché nasale, per difficoltà nel chiudere correttamente le labbra.

L’ortodonzia: rivoluziona il tuo sorriso

Le conseguenze, come è facile intuire, possono colpire gli adolescenti così come gli adulti. Ecco perché le soluzioni che permettono di riallineare correttamente i denti sono rivolte a tutti, indipendentemente dall’età. Ovviamente l’unico professionista competente in materia di riallineamento dentale è l’odontoiatra. È a lui che ci si deve rivolgere per correggere questo difetto. Sarà sempre lui, nel caso, a coinvolgere direttamente un collega specializzato in ortodonzia o a indirizzare il paziente verso il suo studio. L’ortodonzia, infatti, è quella branca dell’odontoiatria specializzata nella risoluzione di problemi di disallineamento e malocclusione dei denti. Ogni paziente necessita di uno studio specifico della sua situazione ortodontica e della relativa soluzione personalizzata. Saranno quindi necessarie, nella fase preliminare, tutta una serie di azioni per valutare la malocclusione specifica effettuando un vero e proprio studio del caso: la presa delle impronte delle arcate dentali – inferiore e superiore , le radiografie del cranio), le fotografie dei denti, la radiografia panoramica della bocca.

Esistono soluzioni ortodontiche sia per grandi che per piccini

Oggi le tecniche ortodontiche permettono di scegliere tra numerose soluzioni, a seconda della gravità del caso, delle tempistiche, dell’età del paziente, delle sue esigenze estetiche e non solo.

I cosiddetti apparecchi ortodontici si possono suddividere in due macrocategorie:

  • apparecchi fissi: sono applicati ai denti attraverso un processo di incollaggio e non possono essere rimossi, se non dal dentista. Sono la soluzione più conosciuta ed utilizzata per risolvere l’allineamento dei denti. Sono costituiti da speciali placchette (brackets) metalliche o in materiale ceramico trasparente incollate sui singoli denti e legate tra di loro da un filo metallico, responsabile dello spostamento dei denti. In alcuni casi, le placchette possono essere posizionate sulla superficie interna del dente, anziché su quella esterna, così da risultare invisibili. Un’altra soluzione fissa, ma invisibile, è l’apparecchio linguale e in questo caso non sono necessari i brackets.
  • apparecchi mobili: sono rimovibili in modo autonomo dal paziente in occasione per esempio dei pasti e della pulizia orale ordinaria. Tra questi possiamo trovare sia soluzioni invisibili, i cosiddetti allineatori invisibili o mascherine, oppure più invasive. In ogni caso, gli apparecchi rimovibili, possono avere una diversa funzione specifica: squisitamente meccanica, se sfruttano la forza esercitata da viti, molle e archi per riallineare i denti; funzionale, se agiscono sia sullo spostamento dei denti che sullo sviluppo delle ossa mascellari correggendo malocclusioni della bocca durante l’età dello sviluppo; di contenzione, se servono per mantenere i denti dritti al termine di un trattamento ortodontico al fine di ridurre il rischio di recidiva.

Gli allineatori invisibili

Fin dalla loro introduzione in commercio, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000, gli allineatori invisibili sono stati percepiti come un sistema rivoluzionario ed efficace per la risoluzione di alcuni disallineamenti, al pari degli apparecchi tradizionali, fissi o mobili. La loro diffusione è stata inoltre favorita da un contesto sociale in cui si stavano avvenendo profondi cambiamenti. La grande tendenza dell’odontoiatria estetica, con faccette, trattamenti sbiancanti e altro ancora, ha favorito l’allargamento della domanda soprattutto tra i pazienti adulti, molto sensibili al tema dell’invisibilità del prodotto e della rapidità del trattamento. La diffusione è stata inoltre favorita da un altro trend, quello del “paziente evoluto”:  un soggetto sempre più informato e consapevole delle correlazioni tra problemi ortodontici e salute in generale.

Il supporto tecnologico in ortodonzia

A questi fenomeni si deve aggiungere l’avvento di nuove tecnologie che hanno permesso, da un lato, di facilitare il compito del dentista e la sua comunicazione con i pazienti, dall’altro l’incremento di persone, anche in età adulta, interessate a correggere il loro difetto poiché è migliorata la compliance nei confronti delle soluzioni proposte. Basti pensare alla presa delle impronte, ovvero il calco di una o entrambe le arcate, che può avvenire o in maniera tradizionale attraverso l’utilizzo di speciali paste – non tutti i pazienti le tollerano, talvolta può provocare sensazione di soffocamento, sapore fastidioso, nausea fino ai conati di vomito – oppure attraverso la nuova tecnologia dello scanner intraorale, che permette al dentista in pochi minuti di ottenere sul proprio computer un modello 3D della bocca del paziente estremamente preciso.

Grazie ai nuovi e sempre più evoluti software di «digital smile design» è da qualche anno possibile programmare l’intero trattamento ortodontico. Il sistema simula tutte le fasi di allineamento sino al risultato finale, calcolando le tempistiche e mostrando in anteprima ai pazienti la riabilitazione estetica che potrebbero ottenere. Ulteriori innovazioni sono state apportate ai materiali utilizzati per la realizzazione degli allineatori invisibili: sempre più trasparenti, resistenti, flessibili e confortevoli per il paziente. Ancora una volta la tecnologia va incontro alle esigenze dei dentisti e dei loro pazienti, anche in ambito ortodontico.

Sorriso e benessere

Qualunque sia il motivo che spinge a raddrizzare i denti – il matrimonio imminente, un infortunio, migliorare l’autostima – non abbiamo scuse: la salute in generale passa attraverso la bocca, meglio ancora se con una dentatura perfetta!

Salute orale: la prevenzione tra i buoni propositi del 2021

La salute orale come priorità del nuovo anno

Ci sono i lunedì per la dieta e poi c’è l’inizio dell’anno che vale come il più grande dei lunedì. Quante volte si è pensato di iniziare qualcosa o di ricominciare con una marcia in più partendo proprio dai primi giorni dell’anno? Il detox dopo le feste, l’iscrizione in palestra, dormire 8 ore a notte sono solo alcuni dei più comuni. E la salute orale? Dovrebbe entrare a pieno diritto tra i buoni propositi 2021. Infatti, rappresenta una condizione che influenza fortemente lo stato di salute e di benessere della persona.

Ecco perché non si può pensare di prendersene cura soltanto al presentarsi di una patologia. Per non parlare del fatto che le malattie del cavo orale colpiscono la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Esse sono strettamente legate alle abitudini igieniche e alimentari e sono provocate, per lo più, dai batteri contenuti nella placca. Da ciò si può comprendere come la mancanza di prevenzione porti alla carie e alle parodontopatie, con conseguenti disagi non solo funzionali ma anche estetici. La salute orale ha inoltre ripercussioni anche su fattori psicologici: la funzione dei denti non è limitata alla sola masticazione. Riflettendoci, infatti, per la loro collocazione e il rapporto con labbra, guance e lingua, i denti hanno un ruolo essenziale anche nella vita relazionale. Vi è mai capitato di sentirvi a disagio nel sorridere a causa di una bocca poco curata?

Come rimettere in forma il proprio sorriso

Chissà se potremo tornare in palestra in questo 2021. Al momento considerate uno dei luoghi in cui è più semplice fare assembramento, a chi più e a chi meno la volontà di tornare in palestra dopo le vacanze e sicuramente è venuta in mente. Sì perché siamo proprio nel momento in cui, dopo mesi chiusi in casa o dopo le festività, abbiamo bisogno o voglia di rimetterci in forma. Esistono però anche altre priorità come quella di rimettere in forma il proprio sorriso. E cosa significa questo?

Sicuramente tornare dal dentista per una visita di controllo, ma anche di cambiare le proprie abitudini: ne beneficerà la propria linea ma anche la salute dei propri denti. Se infatti si volessero rivedere i propri stili, un punto di partenza potrebbe essere quello di tenere sotto controllo o eliminare del tutto le cattive abitudini. Sono diverse quelle che hanno un impatto negativo sulla salute della bocca: mangiarsi le unghie, digrignare i denti, stringere la mascella, spazzolare i denti in modo aggressivo o eccedere con il fumo. È bene non sottovalutare le abitudini, perché, pur sembrando innocue, potrebbero essere in realtà la causa di grossi danni ai denti. Cambiare le tue abitudini e nella lista dei buoni propositi per l’anno nuovo?

Perché andare dal dentista frequentemente

La chiave per avere una bocca in salute è sicuramente la prevenzione. Possiamo definire la prevenzione come la terapia che si può mettere in atto quotidianamente e a casa. La prevenzione delle malattie dei denti e delle gengive infatti consiste in tutta quella serie di norme corrette legate alle pratiche di igiene orale e di una corretta alimentazione. Un notevole aiuto può certamente darlo il dentista. La prevenzione a casa infatti è sicuramente fondamentale per avere una bocca sana, ma recarsi frequentemente in uno studio dentistico è necessario per mantenere denti e gengive in salute.

Durante le sedute il dentista avrà cura di controllare l’eventuale presenza di carie, ma anche il benessere generale di bocca e gengive, escludendo la presenza di fattori quali il diabete o le carenze vitaminiche. Ancora, l’odontoiatra può esaminare il viso, l’arcata dentale, la saliva e i movimenti della mascella. Sono molti coloro che si domandano quanto spesso bisogna andare dal dentista. Premettendo che il numero perfetto non esiste, una buona regola può però essere quella dei sei mesi. Bambini, adolescenti e adulti dovrebbero sottoporsi a controlli semestrali. Invece, i pazienti con comprovate malattie gengivali o orali dovrebbero andare dal dentista più frequentemente. Allo stesso tempo, sono opportune le sedute d’igiene orale professionale per la rimozione del tartaro, che spesso va a depositarsi nelle zone poco raggiungibili dal consueto spazzolamento dei denti.

La corretta alimentazione dopo le feste

Disintossicarsi da cibi dolci come cioccolate e panettoni dopo le feste è una prassi ormai conosciuta. Allora via ai minestroni, brodini, piatti a base di verdura e tutto ciò che aiuta a depurare il proprio organismo, anche i denti ti ringrazieranno. Si perché alcuni cibi più di altri aiutano a prevenire le malattie del cavo orale. Un esempio sono sicuramente le verdure in foglia che aiutano a detergere i denti, ma non solo. La corretta assunzione di vitamine aiuterà a proteggere la salute dei denti. Inizia al meglio questo nuovo anno, prenditi cura del tuo sorriso attraverso una corretta alimentazione e la prevenzione quotidiana delle malattie della bocca. Ricordati inoltre che il tuo dentista ti aspetta!

Prosecco, champagne: come brindano i nostri denti

Il Countdown sta per iniziare e salutare questo 2020 non ci dispiacerà. Sicuramente quest’anno è da classificare tra gli anni da dimenticare. Alcuni hanno già creato dei meme scherzandoci su. Indubbiamente le notizie positive quest’anno sono state davvero poche, ma la vita deve andare avanti. Come ogni anno tutti siamo pronti a stappare le nostre bollicine e festeggiare quello nuovo nell’augurio che sia migliore del precedente. Ma i vostri denti sono pronti a brindare?

Effetto di prosecco e champagne sui denti

Alcuni anni fa è girata sul web una notizia riguardante il pericolo che il prosecco rappresentava per i denti. Secondo alcuni studi infatti il prosecco veniva considerato un nemico dei denti, soprattutto se consumato in grandi quantità. Lo studio affermava che l’elevato contenuto di zuccheri, che caratterizza il prosecco, a lungo andare poteva provocare la caduta dei denti. Sempre in questo articolo veniva suggerito di prediligere il consumo di champagne, in quanto questo vino francese presenta meno zuccheri e perciò rappresenta un rischio minore per il sorriso. Nella realtà la lotta tra champagne e prosecco ha radici ben più solide e non sono legate alla salute orale. Per brindare al nuovo anno ognuno può scegliere la bevanda che preferisce. Spumante, prosecco o champagne sono sicuramente tra quelle più gettonate: in alto i calici!

Vino bianco o vino rosso?

C’è sicuramente chi non preferisce le bollicine, rivolgendo la propria scelta su un buon calice di vino. Ma il suo consumo non è legato soltanto al brindisi di fine anno. Durante queste festività, ma spesso anche durante occasioni speciali, un brindisi è d’obbligo. La scelta del vino è legata principalmente al piatto a cui è accostato. Generalmente si preferisce il vino rosso per accompagnare primi piatti saporiti o di carne, invece il vino bianco viene abbinato a piatti di pesce e formaggio. La scelta del vino, però, dovrebbe essere condizionata anche da altri fattori, come per esempio gli effetti sulla salute dei denti. Il vino è spesso considerato nemico della bocca perché a causa della sua colorazione può creare discromia e pigmentazione sullo smalto dentale. In realtà la presenza di polifenoli nel vino rosso rende la bevanda un alleato nella battaglia contro la placca.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry afferma infatti che il vino rosso non macchia i denti, mentre il vino bianco, con il suo pH acido, favorirebbe la demineralizzazione dei denti. Un eccessivo consumo di vino bianco rovinerebbe lo smalto dei denti esponendoli a diverse problematiche come macchie e carie. La scelta sicuramente dipende anche dai propri gusti: che sia bianco o rosso l’importante è moderarne il consumo.

E se si sceglie la birra?

Un po’ inconsueta per il brindisi di fine anno, ma da prendere in considerazione è anche la birra. Solitamente però il suo consumo è più legato al weekend e all’accostamento con la pizza. Ma la domanda lecita è: quali sono gli effetti della birra sui denti? Sicuramente molto dipende dal tipo di birra che si beve, un po’ come il vino…o meglio al contrario. Infatti, certi tipi di birra chiara che risultano più ricchi di calcio contribuiscono a rafforzare i denti. Le birre scure invece, che sono caratterizzate da una gradazione alcolica maggiore possono causare macchie ed erosioni dentali. Lo stesso ragionamento include le birre artigianali, che spesso presentano maggiori livelli di acidità. Anche in questo caso è il gusto che comanda, ma il nostro consiglio in ogni caso è quello di moderarne il consumo, senza eccedere.

Non dimentichiamo gli analcolici

Per i bambini o per gli astemi la scelta della bevanda per festeggiare l’anno nuovo e sicuramente una bibita analcolica. È risaputo che le bevande gassate analcoliche contengono molti zuccheri. Le bibite gassate sono caratterizzate da alti livelli di acidità. Se il consumo è frequente, lo smalto che entra in contatto con queste bevande si erode e il dente con il tempo diventa più sensibile, accelerando il processo di decadimento. Con il tempo si presenteranno demineralizzazione e carie. Consumare bibite gassate in maniera regolare significa esporre i denti a un bagno di zuccheri e alti livelli di acidità. Inutile dire che il consumo frequente di queste bevande mette a serio rischio la salute orale. Inoltre, l’elevato contenuto di zuccheri significa spesso anche un elevato apporto calorico. Dunque, un’assunzione giornaliera comprometterebbe una corretta assunzione calorica. Anche in questo caso il consiglio è quello di moderare il consumo e limitarlo ad occasioni particolari.

Cosa fare per limitare gli effetti

Niente paura, stiamo già vivendo in un periodo di forti restrizioni, proprio per questo nessuno vieta di consumare queste bevande. La cosa fondamentale è quella di ridurre l’assunzione di prosecco, vino e bevande zuccherate selezionando le occasioni d’uso. Quando possibile il nostro suggerimento è quello di preferire l’assunzione di altre bevande contenenti meno zuccheri e acidi. Inoltre, si consiglia di non correre a lavarsi i denti subito dopo averle bevute. Immediatamente dopo aver finito di bere una di queste bibite, si potrà percepire una sensazione di ruvidità passando la lingua sulla superficie del dente. La bocca è già aggredita dagli acidi presenti nei liquidi ingeriti. Bisognerebbe aspettare circa 30 minuti affinché la saliva aiuti a regolarizzare il pH della bocca. È essenziale prendersi comunque cura dei denti bevendo un bicchiere d’acqua per aiutare la produzione di saliva. In seguito, sarà necessario utilizzare un dentifricio a base di fluoro per allentare la distruzione dello smalto dentale ed allo stesso tempo aiutare la rimineralizzazione. Infine, di spazzolare in modo accurato i denti ed effettuare le corrette manovre di igiene orale utilizzando il filo interdentale.

In alto i calici

Prenditi cura della bocca ogni giorno, anche durante le festività, vedrai che ti ringrazierà. Ora, però, è il momento di festeggiare! Scegli la tua bevanda preferita e tieni sott’occhio l’orologio. Pensa a tutto ciò che ci stiamo lasciando alle spalle e brinda insieme a noi al nuovo anno.

Felice anno nuovo!

Piccoli consigli per festeggiare il Natale con il sorriso

Questo Natale sarà sicuramente diverso da quelli precedenti, la cosa però non ci deve spaventare. La pandemia ha condizionato molti aspetti della vita quotidiana e con essi anche alcuni legati ai momenti straordinari. Il Natale viene sentito dalle persone in modo diverso: c’è chi lo odia, un po’ come Scrooge, il famoso personaggio del racconto Canto di Natale, chi invece pensa solo ai regali, mentre per molti altri è un momento magico da trascorrere in famiglia, uniti sotto lo stesso tetto, o per meglio dire intorno allo stesso tavolo. Se quest’anno però a causa di forza maggiore ognuno di noi ha dovuto sacrificare la propria tradizione, per seguire le indicazioni del distanziamento sociale evitando assembramenti, non significa che sia necessario rinunciare a tutto.

Un Natale diverso, o forse no

Gli aperitivi e le cene tra colleghi quest’anno sono sicuramente sospese per la gioia di alcuni e per il dispiacere di altri. Se negli anni precedenti dal punto di vista culinario il Natale iniziava qualche giorno prima, quest’anno possiamo dire che almeno la nostra linea non ne risentirà eccessivamente. Chi riuscirà a passare il Natale in famiglia sa però che non è così semplice lasciare una bella tavola imbandita. I dolci sono sicuramente uno dei tratti più caratteristici delle festività natalizie. Durante le vacanze invernali, che ci si trovi da soli o in compagnia dei propri cari, si è continuamente tentati da cioccolatini, panettoni, torroni e pandori, senza tralasciare tutti quei dolci tipici di ogni regione.

La salute orale però non deve essere messa in secondo piano: purtroppo non possiamo chiedere a Babbo Natale un sorriso nuovo. Per preservare la salute della bocca è fondamentale seguire alcuni consigli anche durante le vacanze.

Mantieni le stesse abitudini

A volte quando si è a casa da scuola o dal lavoro, alcune buone abitudini vengono meno, questo perché possono non rientrare in quella routine quotidiana che invece caratterizza le giornate lavorative o scolastiche. Ai più piccoli viene spesso chiesto di raccontare come è strutturata una loro giornata tipo! Quello che dicono subito è “Mi alzo, faccio colazione e mi lavo i denti, mi preparo e vado a scuola”. Quando si è in vacanza invece, la routine cambia e le buone abitudini a volte vengono messe da parte. Ci si dimentica di lavare i denti, ma c’è anche chi invece passa l’intera giornata in pigiama. Il consiglio più importante è quello di sforzarsi di mantenere delle buone abitudini anche quando non si deve uscire. Infatti a volte l’igiene orale passa in secondo piano, distratti da videogiochi, compiti delle vacanze, ma anche serie TV o nuove ricette da sperimentare.

Quando finisce il pranzo è già l’ora delle merenda

Durante le vacanze di Natale è normale mangiare di più rispetto al resto dell’anno. Questo è dovuto a causa di un susseguirsi di diverse giornate intense, per così dire. C’è il cenone della vigilia, il pranzo di Natale, chi si abbuffa anche a Santo Stefano e chi invece dedica l’intera settimana ai festeggiamenti. Questo significa passare molto tempo a tavola e iniziare a confondere il confine tra la fine del pranzo e l’inizio della merenda. Poi subentrano diversi spuntini, come ad esempio qualcosa da sgranocchiare durante la visione di un film oppure perché non aprire quel pandoro lì nell’angolo? Tutto ciò può in qualche modo compromettere l’igiene orale.

Proprio per questo consigliamo di mangiare tutto durante i pasti, ovviamente senza abbuffarsi più del necessario. Sarebbe meglio evitare di fare piccoli spuntini, molto spesso soprattutto con alimenti dolci, e di lavare i denti dopo ogni pasto. Per preservare la salute della bocca ed evitare l’accumulo di placca o la formazione di carie, il consiglio è quello di utilizzare spesso il filo interdentale, se non dopo ogni pasto, almeno una volta al giorno.

Conosci gli effetti dei dolci sui tuoi denti?

Solitamente la consistenza di un cibo non dovrebbe essere una grande preoccupazione per una bocca sana. Ci sono però alcuni cibi, soprattutto quelli particolarmente duri che possono essere causa di scheggiature. Nello specifico durante il periodo natalizio, il torrone e il croccante possono addirittura danneggiare lo smalto dei denti. Particolare attenzione devono fare soprattutto le persone che indossano una protesi dentale, in quanto potrebbe essere soggetta a rotture. Ci sono invece alcuni cibi particolarmente morbidi che possono addirittura attaccarsi ai denti e risultare difficili da rimuovere. Questi cibi, se non sono opportunamente spazzolati via attraverso un movimento meccanico e corretto dello spazzolino, rischiano di essere la causa principale della formazione delle carie.

Non solo dolci

Si sa che questo sarà sicuramente un periodo dedicato all’esagerazione. Le tavole imbandite di primi piatti sorprendenti, di secondi appetitosi e di tanti tanti dolci non devono far dimenticare le regole per una corretta alimentazione. No, non stiamo parlando di seguire una dieta specifica, anche perché raccoglieremo soltanto tante critiche. Molti hanno dedicato sforzi e impegno per arrivare in forma al Natale e poter finalmente dare fondo al proprio stomaco. Quello che suggeriamo è di aggiungere ai pasti qualche alimento utile a proteggere i denti. Si tratta di carote, broccoli e sedano che sono in grado di aiutare la bocca a produrre più saliva ed eliminare i batteri. Sono ben visti anche alimenti come la verdura in foglie che aiuta a mantenere I denti puliti. Quindi perché non accompagnare un bell’arrosto con un contorno di insalata?

Come avere una bocca sana anche a Natale

Vacanze o ferie, la salute orale è messa a rischio e i pericoli sono sempre in agguato. Per poter passare le festività nel modo più spensierato possibile, il nostro consiglio è quindi quello di prendersi cura della propria bocca quotidianamente. Dopo le festività non dimenticarti di prenotare una piccola visita di controllo dal tuo dentista, soprattutto se è un po’ di tempo che non lo vedi. Ti suggeriamo di seguire i suoi consigli, in fatto di salute orale sicuramente non puoi sbagliare! Visite di controllo periodiche aiutano a mantenere una bocca sana e a potersi permettere di esagerare ogni tanto, soprattutto se si seguono buone abitudini quotidiane. Non mettere la tua salute orale in secondo piano!