Diabete e parodontite legate da un doppio filo

Che cos’hanno in comune diabete e parodontite? Entrambe possono essere considerate delle pandemie silenziose e dilaganti.

Nel mondo 463 milioni di persone (1 adulto su 11) soffrono di diabete. In Italia ci sono attualmente più di 5 milioni di pazienti a cui è stata diagnosticata questa patologia. Secondo l’International Diabetes Federation (IDF) nei prossimi anni la curva aumenterà ancora: il diabete interesserà 578 milioni di persone entro il 2030 e 700 milioni entro il 2045.

La parodontite è la malattia infiammatoria non trasmissibile più diffusa nel mondo. Ne soffre circa il 50% delle persone sopra i 35 anni e il 60% degli over 65.  L’11% della popolazione mondiale (circa 800 milioni di persone) ne soffre nelle forme più gravi (stadio III e IV), caratterizzate dalla perdita di più denti. La causa principale sono i batteri parodontopatogeni presenti nella placca batterica. Infatti, se quest’ultima non viene rimossa efficacemente con lo spazzolino, il filo interdentale e lo scovolino, si accumula e determina uno stato di infiammazione, chiamato gengivite. La gengivite, caratterizzata da gonfiore, arrossamento e sanguinamento delle gengive, in alcuni soggetti può degenerare in parodontite. A differenza della gengivite, la parodontite non è reversibile poiché è una patologia che porta progressivamente alla perdita dei tessuti a sostegno del dente (gengiva, osso alveolare, cemento radicolare e legamento parodontale).

Il diabete e le sue forme

Sul diabete, per quanto diffuso e conosciuto, c’è ancora molta disinformazione. Si tratta di un disturbo dell’organismo nell’assimilazione, nell’utilizzo e nello stoccaggio degli zuccheri. La malattia si manifesta quando l’insulina (ormone secreto dal pancreas e indispensabile per l’assimilazione dei carboidrati) non è prodotta o perlomeno non in quantità sufficiente dall’organismo, che si ritrova così in uno stato di iperglicemia. Questa condizione di alti livelli di glucosio nel sangue è dannosa per molti organi del corpo e, a lungo andare, se non trattata, può essere invalidante e causare la morte dell’individuo.

Il diabete esiste in due forme:

  • Il diabete di tipo 1 (DMT1), anche detto “diabete giovanile”, è una malattia autoimmune, legata a fattori genetici ereditari, provocata da un malfunzionamento delle cellule del pancreas adibite alla produzione di insulina. Si registra principalmente nei bambini e negli adolescenti. In Italia sono circa 300 mila i pazienti a cui è stata diagnosticata questa forma di diabete.
  • Il diabete di tipo 2 (DMT2), anche definito “diabete mellito”, è il più diffuso (rappresenta il 90% dei casi). La “buona” notizia è strettamente dipendente dallo stile di vita dell’individuo. Spesso si manifesta dopo i 40 anni, è associato a sovrappeso, stile di vita sedentario e mancanza di attività fisica. Insomma, i soggetti poco attenti alla salute e alla dieta sono quelli più a rischio. In Italia ne soffre il 4,9% della popolazione. Nel mondo causa oltre 5 milioni di decessi all’anno, ed è l’ottava causa di morte nella popolazione.

Complicanze del diabete

Gli alti livelli di glucosio nel sangue possono provocare stress ossidativo e danni micro e macrovascolari. L’iperglicemia, dunque, può essere dannosa per:

  • Occhi (retinopatia, cataratta, glaucoma)
  • Reni (insufficienza renale)
  • Apparato cardiocircolatorio (ipertensione, colesterolo elevato, inspessimento delle arterie, infarto e ictus)
  • Sistema nervoso (neuropatia)
  • Cavolo orale (parodontite)

La relazione a doppio filo tra diabete e parodontite

Numerosi studi scientifici hanno validato la tesi secondo cui tra diabete e malattia parodontale vi è una stretta correlazione. Tra le due patologie sembra esserci un vero e proprio legame bidirezionale: i pazienti affetti da parodontite mostrano un peggiore controllo metabolico, mentre i soggetti diabetici presentano un peggioramento della situazione parodontale.

Il rischio per un paziente diabetico di ammalarsi di parodontite è stimato essere 2-3 volte maggiore rispetto ad un paziente sano.

Allo stesso tempo un soggetto affetto da parodontite ha maggiori probabilità di contrarre malattie sistemiche, come il diabete. I batteri parodontopatogeni, infatti, dalla bocca possono spostarsi all’interno del nostro organismo attraverso il flusso ematico e trasferire citochine pro-infiammatorie sistemiche che inducono insulino-resistenza.

La prevenzione del diabete dal dentista

I casi di diabete di tipo 2 non diagnosticato in Italia ammontano a circa 1,5 milioni: questa patologia, infatti, può rimanere asintomatica per lungo tempo ed essere diagnosticata spesso quando è già conclamata e i sintomi evidenti. Un tempestivo intervento di screening e correzione dello stile di vita del paziente potrebbe ritardare se non prevenire l’insorgere della patologia diabetica con un risparmio di costi notevole per il Servizio Sanitario Nazional. Il National Institute of Clinical Excellence nel Regno Unito ha suggerito, a tale proposito, che altri professionisti sanitari diversi dai medici possano eseguire lo screening per il diabete. Lo studio dentistico, per esempio, potrebbe essere considerato il luogo ideale per la diagnosi precoce di disturbi metabolici e di malattie sistemiche come il diabete. Se ci pensiamo, lo studio dentistico è tra le strutture sanitarie più frequentate dalla popolazione ed è anche quella in cui viene diagnosticata e curata la malattia parodontale. Gli odontoiatri e gli igienisti dentali, dunque, hanno tutti i requisiti per divenire figure sanitarie di primo piano in questa “battaglia” perché fungono da “sentinelle” e hanno un’influenza positiva sulla salute a 360° dei pazienti. A tal proposito la Società Scientifica di Parodontologia e Implantologia ha ideato e condiviso un comodo decalogo rivolto al paziente diabetico, in cui sono presenti consigli e informazioni su una corretta ed efficace igiene orale domiciliare (dagli strumenti da utilizzare ai sintomi da non trascurare, come quello della bocca secca).

Inoltre, a dimostrazione dell’importanza di una collaborazione interdisciplinare tra le varie figure mediche coinvolte nell’intercettazione precoce di parodontite e diabete mellito, a novembre 2020 le società scientifiche SIdP (Società Italiana di Parodontologia e Implantologia), AMD (Associazione Medici Diabetologi) e SID (Società Italiana di Diabetologia) hanno stilato un protocollo diagnostico-preventivo. Questa metodologia di lavoro condivisa ha un duplice obiettivo: da un lato, si vogliono ridurre i casi gravi di diabete e parodontite, dall’altro, si vuole prevenire l’evoluzione se non addirittura l’insorgenza delle due malattie.

Questi obiettivi potranno essere più facilmente e velocemente raggiunti tanto più i diversi mondi (dentisti, igienisti, medici di base e diabetologi) si parleranno e lavoreranno in simbiosi dalla fase diagnostica, preventiva e di comunicazione al paziente.

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Che relazione c’è tra dieta, microbiota e salute orale

Un gran numero di malattie sembra essere indirettamente o direttamente collegato al microbiota. Tra queste ci sono patologie cardiovascolari, infiammatorie intestinali, ma anche allergie, diabete, Alzheimer, cancro, autismo e disturbi psichiatrici come la depressione. I microrganismi che popolano il nostro sistema hanno quindi una notevole influenza sulla nostra salute.

Cos’è il microbiota?

Siamo soliti pensare al nostro corpo come ad una macchina perfetta, indipendente e progettata per funzionare al meglio.

E infatti, i nostri organi svolgono funzioni vitali come respirare, assimilare il cibo, pompare il sangue nelle vene, etc. Tuttavia, all’interno del nostro organismo vivono anche degli ospiti che non sono autoctoni, non sono “parte di noi”, ma lo sono diventati con il tempo e sono comunque estremamente importanti per il suo funzionamento (o molto dannosi). Questi “estranei” sono i microrganismi che vivono sulla nostra pelle, nella nostra bocca, nel nostro intestino e in altre parti del nostro corpo e sono un numero inimmaginabile.

Questa ricca e diversificata comunità microbica che costituisce il microbiota umano si è evoluto insieme all’uomo: i microbi ci accompagnano in tutte le fasi della nostra vita, dalla nascita alla morte, e instaurano con noi una relazione reciproca e costante.

Batteri, archeobatteri, funghi, protisti e virus sono diversi tipi di microbi che compongono la meravigliosa comunità del nostro microbiota. Abitano in diverse parti dell’organismo – la bocca, la pelle, la vagina, l’utero e così via – generando così i diversi microbioti del corpo. Sicuramente la comunità più grande e probabilmente la più importante, è il microbiota intestinale. Un microbiota intestinale equilibrato e diversificato svolge un ruolo cruciale nella regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell’umore. Al contrario, un microbiota poco equilibrato e povero comporta un maggiore rischio di sviluppare infiammazioni e contrarre malattie. 

Salute orale e microbiota

La comunità di microrganismi che vive nella nostra bocca, ovvero il microbiota orale, conta circa 700 diversi tipi di batteri ed è una delle comunità microbiche più complesse del corpo umano. Sappiamo già che alcune delle nostre abitudini di salute orale possono influire sulla composizione di questa comunità. Ad esempio, i dentifrici contenenti enzimi e proteine ​​possono incrementare le difese naturali della saliva e aumentare i batteri “amici delle gengive”.

Inoltre, sappiamo da recenti ricerche condotte da ricercatori dell’Università di Trento e altri centri universitari, che alcuni batteri anaerobi, come il Fusobacterium nucleatumla e il Fusobacterium Fastidiosum sono causa di mucositi e perimplantiti.

Queste due patologie di origine batterica rappresentano una grave minaccia, in particolare per i pazienti con impianti dentali perché possono provocare la perdita degli stessi.

Altri scienziati stanno inoltre indagando sulla possibile influenza della salute orale sul microbiota intestinale. Alcuni recenti studi hanno dimostrato che i batteri che popolano la nostra bocca possono colpire gli organi intestinali attraverso il flusso ematico.

E sembra essere anche questo il possibile collegamento tra le malattie parodontali e alcune malattie sistemiche (diabete, ictus, polmoniti, infertilità, osteoporosi, problemi cardiovascolari, nascite premature). Dalle ricerche è inoltre emerso che alcuni batteri presenti nel microbiota orale di soggetti con patologie orali, come gengivite o parodontite, sono gli stessi trovati nelle zone del corpo colpite da cancro del colon, cancro del pancreas e cancro orale.

Per questo motivo sta diventando sempre più importante indagare la relazione tra microbi e patologie neoplastiche. Da un lato, infatti, serve per capire se determinati virus o batteri possono essere correlati a certi tipi di tumore, dall’altro per impostare test di screening più efficaci, migliorando così la prevenzione.

I rischi per la salute orale

Se la stabilità del microbiota è sbilanciata e vede una prevalenza di batteri nocivi, anche la salute della nostra bocca è compromessa ed è maggiore la possibilità di sviluppare infezioni e malattie del cavo orale come:

  • Carie dentale, è l’infezione del cavo orale più diffusa e conosciuta. A determinare la demineralizzazione del dente alcuni batteri, tra cui il più pericoloso è lo Streptococcus mutans.
  • Gengivite, è un’infiammazione che interessa il sistema di sostegno dei denti, ovvero la struttura ossea e il tessuto che li circonda. È causata anch’essa da batteri, come i Porphyromonas gingivalis e Prevotella intermedia, che si accumulano lungo i margini della gengiva e producono sostanze dannose. Se trascurata, la gengivite si può trasformare in parodontite, un’infiammazione ancora più grave e profonda tanto da portare alla perdita del o dei denti interessati.
  • Candida orale o mughetto, è un’infezione fungina che scaturisce dal proliferare senza controllo del fungo Candida Albicans nella bocca.
  • Afte, sono lesioni della mucosa orale che possono generare infezioni. Si possono formare sulle gengive o su altri tessuti molli della bocca come le guance. Possono essere causate da un eccessivo stress, sbalzi ormonali, difese immunitarie basse, ipersensibilità verso alcuni alimenti
  • Herpes labiale, è un’infezione causata da un virus, l’Herpes Simplex, ed è uno dei problemi più diffusi nelle persone sotto i 50 anni secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità

Come la dieta influenza il microbiota

Fin dagli anni ’70 le ricerche scientifiche hanno dimostrato come la dieta abbia una grande influenza sui microbi che popolano e vivono all’interno dell’intestino. Numerosi esperimenti hanno messo in evidenza come un cambiamento nella dieta può provocare temporanei mutamenti nel nostro microbiota nel giro giro di poche ore e dare alterazioni che possono diventare stabili in una settimana.

I ricercatori dell’Università della California hanno di recente pubblicato un articolo in cui viene descritto come le persone che seguono una dieta ricca di proteine vegetali ​​e fibre abbiano un diversificato e maggiore numero di batteri, alcuni dei quali molto utili per le funzioni del nostro organismo.

Al contrario, una dieta ricca di proteine animali e grassi aumenterebbe il numero di batteri “cattivi” – come il Bacteroides e gli enterobatteri.

Dunque, attraverso la nutrizione possiamo avere un certo controllo sul nostro microbiota intestinale, rendendolo in un certo senso nostro alleato.

Gli alimenti nostri alleati

Sono diversi i microbioti che vivono in simbiosi con il nostro organismo. Mentre molti di loro ci aiutano a mantenerlo in salute, altri rappresentano una minaccia. La buona notizia è che, in una certa misura, abbiamo il potere di plasmare la composizione del nostro microbiota.

I cibi particolarmente benefici per il nostro microbiota sono quelli tipici della dieta mediterranea: l’olio d’oliva, la frutta e la verdura, i cereali, i legumi, la frutta secca, un consumo moderato di pesce e vino rosso, un ridotto apporto di latticini, carne rossa, carni lavorate e dolci. Sono questi i nostri alleati per promuovere una comunità vivace e diversificata di microbi nel nostro intestino e, di conseguenza, per migliorare la nostra salute generale.

L’impegno quotidiano dei dentisti e degli igienisti dentali nel curare la salute orale dei paziente è quindi, come abbiamo visto, strettamente connesso al fine ultimo di migliorarne la salute generale. Le visite periodiche sono fondamentali per monitorare lo stato di salute dei denti e delle gengive. Nel tempo che intercorre tra una visita e l’altra il consiglio è quello di auto esaminare la bocca: osservare il colore delle mucose, rilevare la presenza di afte o lesioni biancastre o rossastre, monitorare la sensibilità delle gengive o altri sintomi, anche l’alitosi, che devono metterci in guardia e indurci a chiamare subito il nostro dentista di fiducia!

Spazzolino duro o spazzolino morbido?

Il ruolo dei dentisti e degli igienisti dentali, oltre alla cura delle patologie del cavo orale, è quello di prevenire eventuali problematiche della bocca. Come? Anche attraverso l’informazione.

Educare i pazienti, grandi e piccoli, e spiegare loro le corrette abitudini in merito all’igiene orale quotidiana, è importante. Al pari di una seduta di detartrasi o di qualsiasi altro trattamento eseguito sulla poltrona dello studio odontoiatrico. Lo spazzolino è uno dei principali strumenti di igiene orale: ma come scegliere lo spazzolino giusto? Ti sei mai chiesto se sia più efficace quello rigido o quello morbido? Ecco qui una guida.

Come scegliere lo spazzolino

Lo spazzolino è lo strumento atto alla pulizia delle 3 superfici visibili di ciascun dente:

  • Vestibolare, ovvero la superficie dei denti posteriori rivolta verso al guancia.
  • Masticatoria o occlusale, rappresentata dalla superficie che va in contatto con i denti dell’arcata antagonista
  • Linguale e palatale, la superficie dei denti rivolta verso l’interno della bocca, ovvero la lingua e il palato.

La scelta dello spazzolino più adatto è estremamente importante, ma anche soggettiva: non esiste, infatti, uno spazzolino universale che vada bene per tutti. In commercio ormai se ne trovano tantissimi e questo può generare confusione. Tra le caratteristiche da prendere in considerazione nella scelta dello spazzolino troviamo:

  • Grandezza della testina, ovvero la parte all’estremità del manico su cui sono attaccate le setole. In generale, per garantire una corretta pulizia dei denti, dovrebbe essere piuttosto piccola e possibilmente arrotondata per evitare di creare traumi a gengive e mucosa. Una testina piccola, infatti, garantisce una maggiore manovrabilità e l’accesso ai denti (come molari e premolari) più difficili da raggiungere. Inoltre, la testina corta consente uno spazzolamento più preciso e mirato, in quanto le setole si adattano maggiormente alla superficie del dente, massimizzando l’effetto pulente.
  • Morbidezza delle setole, permette di classificare gli spazzolini in morbidi, medi e duri, anche se in realtà in commercio si trovano ulteriori sottocategorie come ultrasoft, supersoft, etc. Le setole dure o medie generalmente sono indicate in assenza di patologie e infiammatori, come per esempio gengivite e ipersensibilità. Richiedono inoltre un’ottima tecnica di spazzolamento e una delicata pressione durante l’utilizzo dello strumento. All’aumentare della durezza delle setole, cresce infatti il rischio di danneggiare e irritare denti e gengive.
  • Manico ergonomico, ovvero l’impugnatura, che deve essere comoda e garantire una presa salda dello spazzolino. Esistono in commercio svariati modelli: “antiscivolo”, lievemente ricurvo per facilitare l’appoggio del pollice o particolarmente grosso per facilitare la presa anche alle persone affette da artrite o da qualche forma di invalidità alle mani. In ogni caso, lo spazzolino deve essere comodo e possibilmente in plastica per garantirne l’impermeabilità e una facile pulizia.

Falsi miti: lo spazzolino duro pulisce meglio rispetto a quello morbido

Oggi, tra i falsi miti dell’igiene orale, uno dei più frequenti riguarda proprio la scelta dello spazzolino da utilizzare per la pulizia della bocca. Nella maggior parte dei pazienti, la convinzione è che uno spazzolino con setole dure sia più efficace rispetto ad uno spazzolino con le setole morbide. Oggi possiamo dire che non è così. Uno spazzolino da denti efficace, manuale o elettrico, necessita di setole possibilmente morbide e delicate e di un’elevata densità delle stesse.

Le setole, ovvero le minuscole fibre che compongono la testina all’estremità del manico, se sono morbide garantiscono una maggiore flessibilità. Infatti, possono raggiungere anche scanalature, fessure e spazi dentali stretti e irregolari. Inoltre, la morbidezza delle setole ne determina l’atraumaticità, non provocando danni a denti e gengive, anche se la tecnica di spazzolamento adottata è errata e la pressione esercitata elevata.

Perché le gengive sanguinano?

Sono molte le persone che, durante la pulizia dei denti, si accorgono della presenza di sangue e interrompono lo spazzolamento o lo velocizzano. (in realtà bisognerebbe dedicare a questa operazione almeno 2 minuti). Eppure, il sanguinamento delle gengive non ha nulla a che fare con lo spazzolino, a meno che lo strumento non venga usato in modo traumatico. Il sanguinamento, se non provocato da un trauma, è sintomo di un’infiammazione gengivale e proprio in questi casi è fondamentale ricorrere a uno spazzolino adeguato. Per esempio, se si soffre di sensibilità dentale o dopo aver subito un intervento come un’estrazione o un’apicectomia per la cura un ascesso o cisti, si consiglia di utilizzare uno spazzolino con le setole morbide fino alla completa guarigione della ferita.

L’importanza dello spazzolamento

Un corretto spazzolamento è fondamentale per mantenere denti e gengive sani. Il biofilm batterico, infatti, ben aderente ai denti, può essere rimosso solo tramite un’azione meccanica di strofinamento. Per la maggior parte delle persone lo spazzolamento dei denti è un’azione inconsapevole, quasi un gesto automatico. In realtà questa azione è la più importante tra i fattori di prevenzione delle patologie del cavo orale. Ecco perché stanno aumentano gli studi dentistici e le farmacie che, con il supporto di dentisti o igienisti dentali, organizzano corsi sulle corrette tecniche di spazzolamento e di utilizzo degli strumenti di igiene orale meccanica: spazzolino, scovolino e filo interdentale. Durante l’igiene orale domiciliare bisognerebbe spazzolare la superficie interna, esterna e masticatoria dei denti con uno spazzolino e un dentifricio al fluoro adeguato almeno due volte al giorno per almeno due minuti.

Quale tecnica di spazzolamento adottare?

Esistono molte tecniche per pulire i denti, ma una prima regola molto semplice e pratica è di iniziare dai punti più difficili per poi passare a quelli facili. In molti iniziano a spazzolare la parte anteriore dei denti dimenticando spesso la superficie linguale e palatale, ovvero l’interno dei denti e i molari posteriori. Queste aree, proprio perché più nascoste, sono anche quelle più soggette a carie. Pertanto, il suggerimento è di iniziare dalla parte posteriore della bocca e spostarsi dente per dente, fino a completare tutte le superfici dei denti di entrambe le arcate, inferiori e superiori.

Alcuni professionisti consigliano poi di impugnare lo spazzolino come se fosse una penna. Questa tecnica assicura una pressione non troppo forte su denti e gengive e, anche se strana, è efficace.

Poiché i batteri e la placca di solito si nascondono nel bordo gengivale, ovvero la parte del dente a contatto con la gengiva, il suggerimento degli esperti è di mantenere la testina leggermente inclinata verso il margine della gengiva, formando un angolo di 45°. Durante lo spazzolamento, lo spazzolino deve muoversi formando dei piccoli cerchi, mantenendo sempre metà della superficie delle setole sulle gengive e l’altra metà sui denti. 

Il parere del dentista

Se abbiamo dei dubbi sulla scelta dello spazzolino o sulla tecnica corretta di spazzolamento, ancora una volta possiamo affidarci ai consigli del nostro dentista o igienista dentale di fiducia. Infatti, partendo dalle nostre abitudini e necessità, e valutando lo stato di salute di denti e gengive, ci consiglierà lo strumento e la metodologia adeguata. Rimarremo stupiti di quanta differenza può fare la scelta consapevole di uno strumento fondamentale come lo spazzolino nella nostra routine di igiene orale quotidiana!

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Fumo e salute dei denti: ecco cosa dovresti sapere

Prima è stato limitato nei locali, creando delle sale dedicate a chi ne faceva uso. Poi la legge lo ha proibito nei luoghi chiusi frequentati dalla gente come uffici o ristoranti. Adesso a Milano è stato vietato anche in luoghi aperti come parchi o fermate di bus e tram. Parliamo del fumo e di come ha inciso sulla vita di molti. Sì, perché tutti abbiamo avuto l’amico fumatore, il nonno che non ne poteva fare a meno o l’insegnante che rientrava dalla pausa e riempiva la stanza con l’odore tipico delle sigarette impregnando l’aria. Inoltre, tutti ne ricordiamo gli effetti: denti gialli, alito cattivo, problemi respiratori e tanto altro. Un aspetto sicuramente da sottolineare è il legame del fumo con il Covid-19! Ma partiamo dalle basi.

Perché il fumo danneggia i denti

Se è ormai consueto parlare degli effetti del fumo sulla salute in generale, dall’altro lato sono poche le persone che conoscono le conseguenze che questo ha sui denti. Si sa molto sul fumo e l’apparato respiratorio, riproduttivo e cardio-vascolare, ma probabilmente non tutti sanno che il fumo è uno delle cause principali del tumore alla bocca. Inoltre, un eccessivo consumo di tabacco provoca danni alla salute dei denti: da un lato, le sostanze citotossiche che contiene possono distruggere le cellule dei tessuti di sostegno ai denti, minacciando anche l’integrità degli impianti in titanio, dall’altro, compromette i denti anche a livello estetico. Nell’estetica del sorriso, oltre ai denti sono coinvolte  le gengive, che a causa del fumo, possono subire processi infiammatori che causano dolori, recessioni gengivali o parodontite. La dipendenza da nicotina, infine, provoca: alito cattivo, annullamento delle proprietà protettive della saliva, depositi di tartaro e ridotta capacità gustativa.

Fumo: il nemico del sorriso

Si può facilmente comprendere come la sigaretta sia nemica di un sorriso perfetto. Se sei o sei stato un fumatore, quante volte dopo aver rivisto una tua fotografia hai provato un senso di disagio a causa dei denti ingialliti dal fumo? Il fumo provoca, infatti, l’ingiallimento dei denti e ne rovina lo smalto con l’insorgenza di macchie. Questo avviene perché il tabacco contiene varie sostanze dannose come il catrame il cui consumo quotidiano lascia sui denti residui che deteriorano lo smalto e favoriscono i depositi di tartaro. Per far fronte a questo problema, per quanto ovvia, la soluzione sarebbe quella di smettere di fumare. Dopo di che, ci sono anche dei trattamenti che limitano l’effetto danno. Per esempio, la pulizia professionale dei denti per rimediare al loro ingiallimento, nota come Air Flow, oggi facilmente eseguibile con utilizzo di delicate polveri sbiancanti tramite air flow. Durante il trattamento, l’utilizzo di un getto di acqua e bicarbonato ad alta pressione porta all’effetto sbiancante. Se è vero che questa tecnica consente di eliminare le macchie gialle, di certo non può proteggere in maniera definitiva i denti dai successivi effetti del fumo.

A rischio densità ossea e impianti

Ma la nicotina ha un effetto nocivo anche sulla densità ossea poiché tende a diminuirla. Cosa significa? Espone i tessuti ossei in cui sono inseriti i denti a maggiori rischi. I fumatori più incalliti, che dopo anni si ritrovano a perdere i denti, difficilmente possono sperare di ricompensare la loro perdita con l’implantologia. Innanzitutto, il fumo può compromettere la riuscita di un impianto poiché aumenta il rischio di infezioni e quindi di complicanze . Se non si smette di fumare infatti, si può perdere l’impianto a causa della perimplatite: un’infiammazione della mucosa che, creando delle tasche intorno ai denti artificiali, minaccia la solidità dell’impianto attraverso la perdita dell’osso che lo circonda. Infine, dato che il fumo riduce l’ossigeno nel sangue, compromette i processi di rimarginazione delle ferite, andando a rappresentare una controindicazione per le operazioni che richiedono una rigenerazione ossea.

“Da quando fumo ho l’alito cattivo”

Il tabacco provoca anche una sgradevole alitosi, avvertibile facilmente già quando il paziente si siede sulla poltrona odontoiatrica. L’alitosi si sviluppa perché le sostanze tossiche contenute nelle sigarette si depositano sui denti e vengono assorbite dalle mucose della bocca. Inoltre, l’assunzione del fumo provoca una riduzione della salivazione che, tra le varie funzioni, ha anche quella di lavare i batteri all’interno della bocca. Quando questa è scarsa, i batteri possono accumularsi più facilmente e produrre i gas solforati responsabili dell’alitosi. Paradossalmente, il disagio provato a causa dell’alito cattivo induce il fumatore ad eccedere nel consumo di mentine e chewing-gum. Queste ultime, in realtà, aggravano le erosioni dello smalto visto il contenuto di zucchero e di acido citrico.

Le principali patologie causate dal fumo

Il fumo può peggiorare patologie che minacciano il benessere orale come gengivite e parodontite. L’aumento di placca, tartaro e batteri, conduce infatti al rischio di infiammazioni gengivali al parodonto, l’insieme dei tessuti che sono alla base di un dente. La parodontite, se sottovalutata e non curata in tempo, può portare anche alla perdita di un dente. Una probabilità 3 volte più alta tra i fumatori rispetto a soggetti che conducono stili di vita più sani. Ancora, il tabacco, in tutte le sue forme, causa cancro orale. Basti pensare che oltre l’80% di tutti i carcinomi orali è attribuibile all’uso di tabacco. Il cancro orale include quello del labbro, della lingua, della gengiva, delle mucose della bocca e dell’oro-faringe, ovvero la parte iniziale della gola. Chiaramente, l’associazione tra cancro orale e tabacco è strettamente dipendente dalla dose, dalla durata e dalla modalità di esposizione.

Fumo e Covid: quale legame?

Il consumo di sigarette è nocivo per tutto l’organismo e aumenta il rischio di contrarre anche infezioni respiratorie. Fumare altera la funzionalità polmonare e rende più difficile al corpo combattere le infezioni: sono molti infatti i casi di fumatori che presentano polmoniti croniche o difficoltà respiratorie. Alcuni studi evidenziano che i fumatori presentano un rischio superiore di contrarre malattie respiratorie e tra queste vi è anche il Covid-19. Il fumo rappresenta sicuramente un fattore di rischio nelle malattie cardiovascolari e le ricerche dimostrano che i fumatori con malattie cardiovascolari pregresse risultano ancora più vulnerabili. Nonostante la diffusione sempre più elevata del vaccino e del piano messo in atto per poter vaccinare la popolazione, l’impatto della malattia sui fumatori in salute oppure con patologie pregresse risulta più elevato rispetto a chi non fuma, portando i primi incontro a un rischio maggiore di sviluppare complicanze più gravi. Smettere di fumare è l’unica soluzione per poter aiutare il proprio organismo ad affrontare le infezioni.

Anche al fumo c’è rimedio

È indubbiamente complicato smettere di fumare improvvisamente. Però, dopo una conoscenza più approfondita sui danni del fumo sui denti, la difficoltà può essere ridotta con l’ausilio di supporti, primo tra tutti il dentista. Voler smettere di fumare è già un passo importante verso il miglioramento della propria salute. Per questo motivo si consiglia vivamente di contattare un professionista. Questo ti aiuterà motivandoti e dandoti consigli su come mantenere denti e bocca il più puliti possibile. Intanto, nella pratica quotidiana, ricorda che mantenere una buona igiene orale è già segno di cambiamento: lava spesso i denti con un dentifricio al fluoro e passa il filo interdentale ogni giorno, ti aiuterà a prevenire la carie o la malattia parodontale. Ricorda: non è mai troppo tardi iniziare un nuovo percorso!

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Parodontite, ecco gli stili di vita non salutari che influenzano negativamente la salute della bocca

Quante volte hai sentito la frase “Prevenire è meglio che curare”? A volte si è fin troppo abusato di questo detto, ma quando si parla di salute orale è un evergreen. Per stare bene è necessario prendersi cura di se stessi! Infatti, anche se pensi di essere completamente in salute, ci sono alcune patologie che in modo subdolo potrebbero star facendo il proprio corso, senza la manifestazione di alcun sintomo. Tra queste vi è la parodontite. Ma cos’è esattamente e da cosa ha origine? Come si cura la parodontite e in che modo è possibile prevenirla?

Cos’è la parodontite e come si manifesta

La parodontite è un problema di salute globale che colpisce il 60% della popolazione adulta dopo i 35-40 anni. È una malattia infiammatoria che interessa le gengive. La parodontite è però da intendersi come lo stato finale della patologia gengivale. Il primo stadio di questa malattia è la gengivite che, se non curata, può degenerare in parodontite progressiva e distruttiva. Quest’ultima interessa e danneggia i tessuti più profondi (ovvero il legamento paradontale e l’osso alveolare), procura una progressiva mobilità dei denti, con la loro  probabile conseguente perdita. Nell’evoluzione di queste fasi, è possibile individuare alcuni sintomi più comuni:

  • sanguinamento spontaneo o  provocato dallo spazzolino;
  • gonfiore diffuso delle gengive con formazione di piccoli ascessi;
  • spostamento dei denti;
  • alitosi

Quante volte, infatti, spazzolando i denti al mattino o mordicchiando una matita a lavoro hai percepito il sapore di sangue in bocca? Sicuramente non è un buon segnale! Al manifestarsi dei primi sintomi l’intervento del dentista è fondamentale! Si, perché l’odontoiatra potrà verificare l’avanzamento dell’infiammazione e l’eventuale formazione della tasca parodontale. La tasca parodontale è il luogo in cui si annidano placca e tartaro, provocando da una parte danni alle strutture che sostengono la radice del dente, e dall’altra compromettendo l’estetica del tuo sorriso.

Parodontite: l’influenza negativa delle cattive abitudini

La parodontite, conosciuta comunemente con il più diffuso termine di piorrea, è spesso influenzata negativamente da comportamenti viziati e cattive abitudini. Un esempio? Sicuramente il tabagismo! Sapevi infatti che il fumo è il primo fattore di rischio ambientale per la malattia parodontale? Il fumo di sigaretta, infatti, aumenta il rischio di sviluppare la malattia che colpisce le gengive. Non fanno eccezione il fumo di pipa e sigari, così come l’uso di tabacco masticabile oppure l’uso di sigarette elettroniche! Inoltre, nonostante sia tra le cause che maggiormente aggravano la parodontite, spesso il fumo attenua i sintomi dell’infiammazione, nascondendo di fatto la gravità della parodontite, quando in realtà i fumatori sono i soggetti maggiormente a rischio. Tra le cattive abitudini possono essere inserite anche il consumo eccessivo di bevande alcoliche, una scorretta alimentazione ricca di zuccheri e carente di vitamine, e pratiche scorrette di igiene orale, troppa o troppo poca o mal eseguita. Dopo una stancante giornata, quando ormai si è già in pigiama e sotto le coperte, è sempre una seccatura trovare le energie per alzarsi e lavarsi i denti. È però importante mantenere questa buona abitudine perché altrimenti la salute orale può indebolirsi. Se infatti il tessuto paradontale, cioè le gengive e la struttura ossea che circonda il dente, soggette a infiammazione si indeboliscono, si potrebbe presentare il rischio di perdere i denti e di andare incontro a infezioni serie con riscontro negativo anche sulla salute generale

Quali sono le cause che portano alla parodontite

Come detto prima, il fumo e l’alcol rappresentano indubbiamente dei fattori ambientali di rischio. Ma quali sono le altre condizioni che espongono maggiormente alla piorrea?

  • Placca batterica: la colonizzazione di batteri sulle superfici dentali rappresenta il fattore principale per lo sviluppo della malattia parodontale.
  • Tartaro: il deposito dovuto alla placca batterica che rende vita facile alle infiammazioni.
  • Patologie sistemiche: alcune patologie che rendono i soggetti più suscettibili alla malattia parodontale sono: il diabete mellito, la sindrome di Down, l’artrite reumatoide, obesità e sindromi metaboliche. La parodontite può manifestarsi anche in concomitanza di alterazioni ormonali e a periodi di diminuzione delle difese immunitarie.
  • Familiarità: sebbene non si possa dire che la malattia paradontale sia ereditaria, esiste sicuramente familiarità. Infatti, tra i figli di coloro che hanno avuto (o hanno ancora) la patologia, le probabilità di esserne colpiti sono maggiori.

Esistono diversi tipi di parodontite

La parodontite non è uguale per tutti. In base all’età, alle zone della bocca interessate e all’aggressività della patologia vengono suddivise per stadio e per grado:

  1. Stadio: suddivide i pazienti in tre categorie I-II-III in base alla gravità della patologia, alla profondità del sondaggio, ai difetti ossei, alla mobilità e allo spostamento dei denti.
  2. Grado: suddivide  i pazienti  in tre categorie, A-B-C, valutando alcuni parametri legati alla età, alla gravità e alla velocità di progressione della patologia. I diversi gradi correlano il soggetto ai rischi del fumo, del diabete e alla infiammazione sistemica
  3. Estensione: indica su quanti denti della bocca è presente la parodontite. In questo modo suddividiamo i casi in generalizzati, localizzati o che interessano solo i molari e gli incisivi

L’importanza della prevenzione partendo dalla vita di tutti i giorni

Se nelle fasi iniziali questa malattia è asintomatica, sembra essere chiara una cosa, ovvero la necessità di sottoporsi a periodici controlli dal dentista o igienista dentale. Quando la tua auto inizia ad avere problemi o quando si accendono delle spie luminose, la prima cosa che fai non è chiamare il meccanico? Pensa alla bocca come un pezzo fondamentale del tuo corpo. È necessario che tutto funzioni bene per poter condurre una vita ottimale. Per questo al manifestarsi di alcune spie, come gengive gonfie ed arrossate, frequente sanguinamento spontaneo o causato dallo spazzolamento, dolori e sensazione di alito pesante è necessario prenotare un appuntamento dal tuo dentista di fiducia. Ma intanto cosa si può fare? Prevenire la malattia parodontale implica innanzitutto il controllo della placca dentale. Recarsi dal proprio dentista o igienista dentale, in tal senso, serve anche per ricevere le giuste dritte circa le tecniche di igiene orale domiciliare. Infatti, nella vita di tutti i giorni è possibile implementare con molta facilità sane abitudini di pulizia della bocca. Queste, oltre a mantenerla in salute, sono il primo strumento di prevenzione della malattia parodontale. Ad esempio, l’uso dello spazzolino elettrico e dei collutori è il primo ausilio che contrasta la formazione della placca. Gli spazzolini elettrici, quelli a testina tonda e movimento oscillante, se utilizzati correttamente, possono rimuovere la placca più efficacemente degli spazzolini manuali. Ma anche gli sciacqui con collutori a base di clorexidina, se prescritti dal proprio dentista, sono efficaci nella riduzione della placca e per tenere lontano il rischio di sviluppare gengiviti.

La terapia di recupero

Se si è affetti da parodontite esistono delle soluzioni! È infatti possibile effettuare terapie di recupero quando la parodontite ha manifestato i suoi effetti e i suoi danni. In queste situazioni, infatti, il parodontologo, l’odontoiatra specializzato nella prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie parodontali, interviene per far sì che la malattia non produca ulteriori danni diventando più grave. Prima di ogni cosa, il dentista individua il livello di aggressività e gravità della parodontite. Dopo di che, passa alla eliminazione della placca batterica e del tartaro attorno ai denti e alle radici utilizzando strumenti manuali o ultrasonici. Esegue cioè quella terapia che prende il nome di scaling e root planing, procedure di pulizia profonda che hanno l’obiettivo di eliminare, o quantomeno ridurre, le tasche parodontali. I risultati sono davvero eccellenti, dal momento che le gengive tornano rosee, non sono più gonfie e sanguinanti e la mobilità dentale o diminuisce o scompare del tutto. Nel caso in cui questa terapia iniziale non dovesse dare i risultati sperati, bisogna passare ai trattamenti chirurgici che eliminino le tasche parodontali e, se possibile, rigenerano i tessuti parodontali distrutti.

Bocca in salute? Si può, seguendo i nostri consigli!

Chi vuole seguire una routine quotidiana che assicuri una bocca in salute dovrebbe prima di tutto cercare di non eccedere con le cattive abitudini e mettere in pratica questi semplici consigli:

  • Lavare i denti con spazzolino e dentifricio dopo ogni pasto per circa 2-3 minuti, spazzolando in maniera accurata sia quelli anteriori sia quelli posteriori. Al supermercato cosa è meglio scegliere? È meglio preferire uno spazzolino, meglio se elettrico,  con setole morbide in grado di arrivare in tutte le zone della bocca. Ricorda: lo spazzolino va sostituito ogni tre mesi! Per quanto riguarda il dentifricio, è meglio sceglierne uno a base di fluoro che rende lo smalto più resistente e lo protegge dall’azione demineralizzante degli acidi della placca batterica.
  • Completare la pulizia dei denti usando con regolarità il filo interdentale o lo scovolino, due validi alleati per eliminare la placca batterica dalle zone interdentali che non possono essere raggiunte dalle setole dello spazzolino. Così facendo anche l’alito ne gioverà!
  • Ridurre il consumo di dolciumi o di altri cibi ricchi di zuccheri per diminuire la formazione della placca batterica.
  • Seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura e di alimenti che contengono vitamine e minerali essenziali (vitamine C, A e D, calcio, fosforo, potassio, sodio, ferro e magnesio).

Non ti preoccupare: la parodontite può essere curata e tenuta sotto controllo. Cogli i primi campanelli d’allarme e vai dal tuo dentista con fiducia. La prevenzione è fondamentale: meno grave sarà la situazione di partenza, minori saranno i rischi per la tua bocca! Tornare a sorridere è possibile.

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