Denti bianchi: scopri quali tonalità di rossetto rendono il sorriso splendente

Avere i denti bianchi non riguarda solo la salute e l’estetica dentale, ma determina la prima impressione che gli altri hanno di noi. I denti gialli, infatti, possono essere motivo di disagio e imbarazzo nelle relazioni interpersonali. Per questo scegliere il rossetto della giusta tonalità può essere utile per creare contrasto e rendere i denti, almeno all’apparenza, più bianchi.

Quali fattori provocano l’ingiallimento dei denti?

Le alterazioni della colorazione dello smalto dentale, spesso, sono attribuibili a diverse cause tra cui:

  • la scarsa igiene orale;
  • l’eccessivo consumo di determinati alimenti come le bibite gassate, il caffè o le caramelle;
  • il deposito alcune sostanze presenti nel fumo di sigaretta;
  • l’invecchiamento;
  • alcuni caratteri trasmessi geneticamente.

Come avere i denti bianchi?

Per migliorare l’estetica dentale, è consigliabile:

  • mantenere un elevato livello di igiene orale e sottoporsi a regolari sedute di igiene orale professionale;
  • ridurre o eliminare le cattive abitudini come il fumo e l’eccessiva assunzione di alimenti corrosivi.

Ovviamente, per avere dei denti più bianchi è anche possibile ricorrere a dei trattamenti di sbiancamento dentale. Attenzione, però: non ricorrete a trattamenti fai-da-te acquistati online, ma rivolgetevi sempre al vostro dentista di fiducia, che saprà consigliarvi la migliore soluzione.

Per avere un “effetto” immediato, è possibile far sembrare i denti più bianchi con il make-up… utilizzando il rossetto della giusta tonalità!

Come far sembrare i denti più bianchi grazie al rossetto?

La cosa più importante per far sembrare i denti più bianchi è contrastare la pigmentazione gialla mediante il principio della complementarità dei colori. In questo caso per neutralizzare la pigmentazione gialla è possibile indossare dei rossetti che contengono al loro interno il pigmento blu e viola.

Quali sono le colorazioni più indicate?

Per far sembrare i denti più bianchi, esistono delle tonalità di rossetto più indicate rispetto ad altre. Tra queste troviamo:

  • I rossetti rossi freddi/scuri, ovverole tonalità che sbiancano di più i denti in assoluto poiché presentano al loro interno una grande percentuale di pigmento blu e viola. Tra queste tonalità troviamo il rosso amarena e il rosso carminio, il color vinaccia, il prugna e le altre tonalità violacee.
  • I rossetti rosati,indicati per tutti coloro che non amano il rosso. Tuttavia, per favorire la mimetizzazione dei denti gialli, è consigliabile che questi rossetti siano tendenti al violaceo, come ad esempio il color ciclamino.

Quali sono le colorazioni da evitare?

Secondo lo stesso principio della complementarità per cui il pigmento blu neutralizza quello giallo, esistono dei colori che, al contrario, lo mettono in evidenza. Tra questi troviamo:

  • I rossetti rosa tendenti al rosa Barbie, sconsigliati perché, essendo così accesi, mettono ancora più in evidenza il giallo dei denti. Per questo, qualora si scelga di indossare un rossetto rosa, è consigliabile virare verso tutte le tonalità che si avvicinano al colore naturale delle labbra.
  • I rossetti caldi e le varie gradazioni di arancione, inoltre, sono particolarmente sconsigliati, poiché, data la loro similarità con il giallo, lo evidenziano maggiormente.

È importante evidenziare che, nonostante questi piccoli accorgimenti, per ottenere un sorriso splendente, è fondamentale che al make-up vengano affiancate un’adeguata igiene orale quotidiana e regolari sedute di ablazione del tartaro.

Quali accorgimenti per avere denti sempre bianchi?

Parliamoci chiaro: avere i denti bianchi è considerato un must in una società votata all’estetica come la nostra. Avere I denti “gialli” o più scuri può essere un problema poiché possono provocare una perdita di autostima con conseguenti problemi in termini relazionali.

Spesso, per ovviare a questo problema, le persone cercano soluzioni fai-da-te per risolvere nella maniera più veloce ed economica possibile la situazione che crea tanto imbarazzo. Eppure, ricorrere a dentifrici che promettono miracoli istantanei o pozioni magiche (i classici “rimedi della nonna”) a base di bicarbonato di sodio o limone rischiano non solo di non essere efficaci, ma dannosi per lo smalto e le gengive.

Perché i denti ingialliscono?

Non tutti sanno che il colore dei denti è determinato dalla dentina, ovvero la parte del dente che si trova subito sotto lo smalto e che protegge la parte più interna, la polpa.

La dentina tende al grigio o al giallo e, come per altri elementi del nostro corpo (pelle, occhi, capelli), il suo colore è genetico e diverso per ogni individuo.

Nel corso degli anni il colore dei denti può cambiare per varie ragioni:

  • l’utilizzo di alcuni tipi di medicinali (antibiotici);
  • il fumo;
  • una cattiva igiene orale;
  • l’avanzare dell’età;
  • il consumo di alcuni alimenti pigmentanti.

La superficie dello smalto, la parte più esterna del dente, per quanto possa sembrare liscia, in realtà è porosa e assorbe le varie sostanze, che possono quindi modificare il colore (discromia) della dentina.

Le discromie dentali non sono tutte uguali: alcune possono apparire come macchie circoscritte, altre possono interessare tutta la superficie del dente. Inoltre, a seconda del fattore che le ha generate, possono essere divise in:

  • discromie estrinseche, ovvero causate da elementi esterni e generalmente appaiono sulla superficie dello smalto. Esempi di cause: cibi e bevande colorati (caffè, tè, vino rosso, curry, frutti rossi etc), fumo, tartaro e placca etc.
  • discromie intrinseche, invece, sono più profonde perché interessano gli strati interni del dente. Tra le cause: traumi, alcuni tipi di medicinali e alcune malattie congenite e sistemiche. A differenza delle prime, queste macchie sono più difficili da eliminare.

Gli alimenti che provocano discromie

Sono molte le correlazioni tra le pratiche di una sana e corretta alimentazione e una bocca in salute.

Alcuni alimenti però sono dannosi per il sorriso poiché posseggono coloranti naturali o artificiali che macchiano lo smalto e mettono in pericolo i denti bianchi. Ugualmente, esistono cibi altamente acidi che consumano lo smalto ed espongono la dentina sottostante, provocando non solo ingiallimento, ma anche ipersensibilità dentale.

Tra gli alimenti che possono macchiare i denti troviamo:

•  alimenti con un’elevata acidità: aceto e sottaceti, salsa e succo di pomodoro, spremute di agrumi, bevande gassate o energetiche;

•  alimenti contenenti coloranti (naturali o artificiali): caffè, tè, vino rosso, frutti di bosco e frutti rossi, barbabietole, curry, salsa di soia, liquirizia, succhi di frutta, alcune caramelle e dolci come il cioccolato.

Gli alimenti e i suggerimenti utili per evitare le discromie

La maggior parte dei cibi che tendono a macchiare i denti fanno parte della nostra quotidianità ed è quindi difficile rinunciarvi, ma potrebbe essere certamente utile limitarne il consumo, e seguire alcuni consigli utili:

  • un’igiene orale accurata al termine dei pasti (almeno 2 minuti), in alternativa laddove non sia possibile spazzolare i denti  una gomma da masticare allo xilitolo può aiutare;
  • programmare appuntamenti periodici dal dentista;
  • usare una cannuccia per bere bevande acide o colorate.

Una buona abitudine per mantenere i denti bianchi è masticare il cibo più a lungo e lentamente. Questo semplice consiglio serve ad aumentare la produzione di saliva, difesa naturale contro i batteri che provocano la placca. Un’altra accortezza è bere molta acqua per abbassare il livello di acidità del cavo orale e quindi scongiurare eventuali attacchi degli acidi allo smalto.

Può tornare utile anche bilanciare la dieta con alimenti che meglio si prestano a mantenere il bianco naturale dei denti o che contengono sostanze utili:

  • frutta e verdura croccante come sedano, carote, finocchi, mele, pere, noci, mandorle e semi vari, che stimolano la masticazione e aiutano a pulire naturalmente i denti;
  • fragole, che contengono acido malico, astringente naturale che aiuta a rimuovere le macchie;
  • oli essenziali, che favoriscono lo sbiancamento e sono contenuti per esempio in piante aromatiche come salvia e menta;
  • latticini e semi di sesamo, che contengono calcio e rafforzano lo smalto;
  • tè verde, che contiene la catechina, una sostanza che favorisce l’eliminazione dei batteri
  • frutti che contengono vitamina C, perché concorrono a rafforzare le gengive; anche se , contenendo acido citrico che è dannoso per lo smalto, sarebbe preferibile non abusarne;
  • i fughi shiitake che contengono il lentinano, uno zucchero benefico per i denti (come lo xilitolo) perché in grado di contrastare la formazione della placca.

Denti bianchi: accorgimenti dopo un trattamento sbiancante

Se abbiamo deciso di trattare il problema estetico dell’ingiallimento dei denti, il nostro dentista di fiducia sicuramente ci avrà dato degli ottimi consigli da seguire dopo aver eseguito il trattamento sbiancante.

Tutti gli alimenti che provocano discromie e che abbiamo indicato precedentemente devono essere evitati per qualche giorno. I denti, infatti, dopo aver concluso un trattamento di sbiancamento professionale, tendono ad assorbire con maggior facilità i pigmenti. Tra le altre abitudini da abbandonare almeno per qualche ora (sarebbe meglio per sempre) dopo lo sbiancamento c’è anche il fumo.

Da ricordare che anche alcuni collutori possono macchiare lo smalto dei denti. Il collutorio a base di Clorexidina, per esempio, se utilizzato per periodi di tempo prolungati, può provocare discromie dentali. 

In ogni caso, qualunque sia il tipo di discromia che ha colpito il nostro sorriso, la scelta migliore è quella di rivolgersi al dentista o igienista dentale di fiducia. Spesso alcune macchie sono facili e veloci da rimuovere grazie ad una normale seduta di igiene orale professionale.

Per le macchie più difficili, invece, potrà essere necessario un trattamento sbiancante da fare in studio oppure comodamente a casa, sempre sotto la supervisione dei professionisti del sorriso.

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Il dentista può migliorare l’aspetto del viso?

Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19, del lockdown, delle mascherine, delle restrizioni sociali ed economiche, dello smart working e dei web meeting. Adesso ci aspettiamo tutti che il 2021 sia l’anno della svolta. Ad oggi di fatto è cambiata la nostra quotidianità professionale, sportiva e sociale, ma anche il nostro modo di gestire le attività più semplici come fare la spesa e accompagnare i figli a scuola. Le nostre finestre sul mondo sono diventate il web, i social network, le piattaforme di comunicazione come Zoom, Skype e Teams per videoconferenze, colloqui e riunioni online. Tutto questo ha avuto effetti più che positivi sul settore dell’estetica.

L’importanza di un bel sorriso

È aumentata, infatti, la domanda di trattamenti di medicina estetica minimamenti invasivi per apparire al meglio. Durante le canference call, le webcam inquadrano le persone in primo piano, mettendo in evidenza dal più piccolo al più grande difetto del volto. Ma quando pensiamo all’estetica del viso non possiamo trascurare la bocca e il sorriso. Questi svolgono un ruolo fondamentale nell’aspetto generale e condizionano la nostra autostima, il modo di rapportarci con gli altri e la percezione che gli altri hanno di noi. Ma che ruolo ha il dentista nel miglioramento dell’aspetto del nostro sorriso, e di conseguenza, del nostro viso?

Odontoiatria estetica vs odontoiatria cosmetica

Sbiancamenti, faccette dentali, “piercing” dentali sono, per esempio, trattamenti che rientrano nella cosiddetta odontoiatria cosmetica. Questa ha come unico obiettivo il miglioramento dell’aspetto estetico, quindi della nostra immagine. Si parla, invece, di odontoiatria estetica quando, oltre a migliorare l’aspetto puramente estetico, la terapia è volta a risolvere esigenze funzionali, come la masticazione e la respirazione, partendo da fratture, carie o edentulia, ovvero la mancanza di uno o più denti. La distinzione tra odontoiatria cosmetica ed estetica non è comunque così netta. Spesso uno stesso paziente necessita dell’intervento di entrambe per poter risolvere una particolare problematica. Gli interventi che hanno come principale obiettivo migliorare la funzionalità, hanno poi spesso un effetto benefico anche sull’estetica del sorriso o del viso nel suo complesso, se correttamente pianificati ed eseguiti. È importante sottolineare che per migliorare l’estetica del sorriso in modo duraturo bisogna prima accertarsi che la bocca sia in salute. Qualsiasi trattamento, infatti, non può avere successo o durare a lungo se denti e gengive non sono sani e se la masticazione non è efficiente.

Il ruolo del dentista: salute dei pazienti a 360°

Un sondaggio condotto qualche anno fa dall’AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica) su 800 soggetti e 400 dentisti, stimava una domanda potenziale di trattamenti di medicina estetica della zona del viso intorno alla bocca di oltre 1 milione di persone. La metà di coloro che aveva dichiarato di essersi sottoposta a trattamenti estetici (il 4,5% degli intervistati) lo aveva fatto proprio sulla poltrona del dentista. Dobbiamo quindi aspettarci un cambio di ruolo del dentista? In realtà il ruolo del dentista è già molto diverso da qualche anno. Non è più solo relegato alla cura e alla prevenzione delle patologie del cavo orale, ma è legato a percorsi quasi olistici, di salute dei pazienti a 360° e, ovviamente, all’estetica del sorriso.

L’effetto lifting della protesi dentale

Senza interferire in ambiti che non ci competono, come la medicina e la chirurgia estetica, possiamo però pensare a quante prestazioni odontoiatriche migliorano l’estetica del volto.  Per esempio, le persone che a causa di traumi o della malattia paradontale hanno perso i denti di una sola o entrambe le arcate e che, quindi, soffrono di edentulia, presentano un viso “schiacciato”. Spesso, infatti, il naso arriva quasi a toccare il mento. Questo avviene perché i denti e l’osso mascellare sono un supporto indispensabile e creano volume in un volto. Le protesi, fisse o rimovibili, servono proprio a ripristinare questa mancanza di volume. Ovviamente l’obiettivo principale della terapia protesica è la riabilitazione della funzione masticatoria del paziente affetto da edentulia. In secondo luogo, però, non possiamo trascurare l'”effetto lifting” che la terapia genera sulle labbra e sulle guance. La protesi aiuta infatti ad aumentare la dimensione verticale di occlusione, ovvero l’altezza dei denti. Il maggior distanziamento tra la mascella superiore e quella inferiore, grazie all’inserimento della protesi, ha il vantaggio di distendere i tessuti con un effetto che ringiovanisce il volto.  Una protesi ben progettata può anche compensare la perdita di osso in senso orizzontale e restituire supporto adeguato a labbra e guance. Infine, la protesi è anche utile anche per corregge eventuali anomalie estetiche di forma, colore o posizione dei denti naturali.

Quali altre prestazioni odontoiatriche possono migliorare l’estetica?

La parodontologia

Le terapie protesiche hanno un ruolo fondamentale nel miglioramento dell’aspetto estetico del sorriso. Spesso, però, non sono la soluzione alla problematica specifica del paziente e devono essere integrate o sostituite da altri interventi. La parodontologia, per esempio, è la branca che si occupa della cura delle patologie del parodonto, ovvero l’insieme dei tessuti, molli e duri, che circondano il dente e che svolgono una funzione di sostegno. Tra le malattie più comuni rientrano certamente la gengivite e la parodontite. La parodontologia può aiutare il paziente a migliorare l’estetica del sorriso poiché i principali sintomi di queste patologie sono assolutamente antiestetici. Tra questi, infatti:

  • gengive rosse, infiammate o addirittura sanguinanti;
  • recessioni gengivali, ovvero le gengive che si ritirano lasciando scoperte parti del dente;
  • aumento dello spazio fra i denti, dovuto a una minore stabilità dentaria e alla retrazione gengivale;
  • pus e ascessi parodontali.

L’implantologia

L’implantologia permette a un paziente affetto da edentulia di ripristinare funzioni essenziali, come quella masticatoria, ma anche estetiche. Nell’osso mandibolare o mascellare del paziente, attraverso tecniche chirurgiche, vengono inseriti degli impianti dentali: simili a delle viti, vi si possono ancorare protesi, fisse o mobili, utilizzate per coprire lo spazio lasciato libero da uno o più denti. Gli impianti possono sostituire un dente singolo (corona su impianto), un gruppo di denti vicini (ponte su impianti), oppure un’intera arcata dentale.

L’ortodonzia

L’ortodonzia interviene invece per risolvere o prevenire malocclusioni e disallineamenti dei denti. Spesso si pensa alle cure ortodontiche come a trattamenti riservati a bambini o adolescenti. Sicuramente intercettare il prima possibile disfunzioni o abitudini viziate, come la respirazione orale o deglutizione atipica, che potrebbero influenzare il corretto sviluppo facciale e dentale è importante. Ma è altrettanto importante risolvere alcune malocclusioni anche in età adulta. Inoltre, se in passato le soluzioni proposte per risolvere le problematiche ortodontiche erano decisamente più invasive, negli ultimi anni l’avvento degli apparecchi trasparenti e linguali ha avvicinato sempre più adulti all’ortodonzia. Sono cresciuti, infatti, coloro che si rivolgono al dentista, sia per risolvere semplici disallineamenti, dunque per migliorare l’estetica del sorriso, o problematiche più complesse.

Cosa sono le faccette dentali?

Le faccette dentali sono un presidio terapeutico  utilizzato in odontoiatria fin dagli anni Ottanta. Permettono di correggere numerosi inestetismi, tra cui:

  • danni causati da fratture o incidenti;
  • anomalie di forma e/o dimensione;
  • difetti di posizionamento o chiusura degli spazi tra i denti, come il diastema;
  • alterazioni del colore.

Le faccette dentali non sono altro che delle lamine molto sottili, in ceramica o porcellana, che vengono incollate alla superficie esterna dei denti, dunque quella visibile, per migliorarne l’aspetto. La loro apposizione è un intervento minimamente invasivo, ma in grado di offrire un ottimo risultato estetico, duraturo e stabile nel tempo. Per un occhio non esperto, è quasi impossibile distinguere un dente naturale da uno trattato con faccetta.

Questo tipo di trattamento, proprio perché implica la gestione di spessori molto sottili di un materiale delicato come la ceramica, richiede una elevata competenza e manualità da parte del dentista e dell’odontotecnico che realizzano le faccette. Oltre a una progettazione molto precisa per calibrare gli spessori e poter essere il meno invasivi possibile nella asportazione dello smalto. Come per ogni trattamento odontoiatrico, anche quelli inerenti esigenze estetiche richiedono un attento studio del caso che deve essere eseguito dal professionista del sorriso: il dentista. Prima di intraprendere qualsiasi intervento correttivo, è infatti indispensabile che il clinico parli con il paziente. Deve infatti comprendere le sue esigenze e i suoi desideri e valutare insieme le possibili soluzioni, i tempi e i costi per realizzarle. Trattandosi inoltre di terapie mediche specialistiche è necessario che prima di ogni atto di cura venga eseguita una corretta diagnosi. Va ricordato inoltre che anche le faccette dentali rientrano nella categoria di “dispositivi medici su misura”, e sono quindi soggette alla regolamentazione europea relativa in merito alle certificazioni del fabbricante da fornire al paziente a termine della terapia.

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Denti storti: un problema non solo estetico

Si sa, il sorriso è un ottimo biglietto da visita. Nello standard di bellezza e armonia rientra anche l’importanza di avere denti curati, quindi dritti, regolari e bianchi. Ma il sorriso non è solo un’arma di seduzione e fascino, perché innanzitutto è un mezzo che crea relazioni. Infatti, secondo una ricerca della AACD (American Academy of Cosmetic Dentistry), il 99,7% degli adulti americani ritiene che il sorriso sia una vera e propria risorsa nelle interazioni sociali e, in particolare, il 74% considera un sorriso poco attraente come un ostacolo al successo in ambito lavorativo. Eppure, molte persone si trovano ad avere fin dalla giovane età un sorriso disarmonico, spesso a causa dei cosiddetti denti storti.

Le cause dei denti mal posizionati

Potremmo dare la colpa a Madre Natura, per i legami con fattori genetici, ma le cause dell’affollamento e mal posizionamento dei denti in realtà possono essere molteplici:

  • perdita precoce dei denti da latte nei bambini;
  • perdita dei denti per eventi traumatici o patologie;
  • abitudini infantili scorrette: utilizzare assiduamente il ciuccio, succhiare il pollice, bere dal biberon dopo i 3 anni, spingere la lingua contro i denti;
  • otturazioni o incapsulamenti dentali non corretti;
  • crescita non favorevole della mandibola.

I problemi che i denti mal posizionati causano alla salute in generale

I denti malposizionati possono provocare un forte disagio estetico e importanti ripercussioni psicologiche sull’autostima della persona che ne è affetta e sulle relazioni interpersonali. Ma non è tutto. I denti storti, infatti, possono anche essere associati a:

  • problemi di digestione, poiché interferiscono negativamente sulla masticazione;
  • maggior rischio di carie e malattie parodontali (gengivite e parodontite), poiché rendendo difficile l’utilizzo dello spazzolino, il passaggio del filo interdentale e dello scovolino, favoriscono l’accumulo di placca e tartaro. I denti storti sono, quindi, un impedimento ad una corretta igiene orale;
  • respirazione orale anziché nasale, per difficoltà nel chiudere correttamente le labbra.

L’ortodonzia: rivoluziona il tuo sorriso

Le conseguenze, come è facile intuire, possono colpire gli adolescenti così come gli adulti. Ecco perché le soluzioni che permettono di riallineare correttamente i denti sono rivolte a tutti, indipendentemente dall’età. Ovviamente l’unico professionista competente in materia di riallineamento dentale è l’odontoiatra. È a lui che ci si deve rivolgere per correggere questo difetto. Sarà sempre lui, nel caso, a coinvolgere direttamente un collega specializzato in ortodonzia o a indirizzare il paziente verso il suo studio. L’ortodonzia, infatti, è quella branca dell’odontoiatria specializzata nella risoluzione di problemi di disallineamento e malocclusione dei denti. Ogni paziente necessita di uno studio specifico della sua situazione ortodontica e della relativa soluzione personalizzata. Saranno quindi necessarie, nella fase preliminare, tutta una serie di azioni per valutare la malocclusione specifica effettuando un vero e proprio studio del caso: la presa delle impronte delle arcate dentali – inferiore e superiore , le radiografie del cranio), le fotografie dei denti, la radiografia panoramica della bocca.

Esistono soluzioni ortodontiche sia per grandi che per piccini

Oggi le tecniche ortodontiche permettono di scegliere tra numerose soluzioni, a seconda della gravità del caso, delle tempistiche, dell’età del paziente, delle sue esigenze estetiche e non solo.

I cosiddetti apparecchi ortodontici si possono suddividere in due macrocategorie:

  • apparecchi fissi: sono applicati ai denti attraverso un processo di incollaggio e non possono essere rimossi, se non dal dentista. Sono la soluzione più conosciuta ed utilizzata per risolvere l’allineamento dei denti. Sono costituiti da speciali placchette (brackets) metalliche o in materiale ceramico trasparente incollate sui singoli denti e legate tra di loro da un filo metallico, responsabile dello spostamento dei denti. In alcuni casi, le placchette possono essere posizionate sulla superficie interna del dente, anziché su quella esterna, così da risultare invisibili. Un’altra soluzione fissa, ma invisibile, è l’apparecchio linguale e in questo caso non sono necessari i brackets.
  • apparecchi mobili: sono rimovibili in modo autonomo dal paziente in occasione per esempio dei pasti e della pulizia orale ordinaria. Tra questi possiamo trovare sia soluzioni invisibili, i cosiddetti allineatori invisibili o mascherine, oppure più invasive. In ogni caso, gli apparecchi rimovibili, possono avere una diversa funzione specifica: squisitamente meccanica, se sfruttano la forza esercitata da viti, molle e archi per riallineare i denti; funzionale, se agiscono sia sullo spostamento dei denti che sullo sviluppo delle ossa mascellari correggendo malocclusioni della bocca durante l’età dello sviluppo; di contenzione, se servono per mantenere i denti dritti al termine di un trattamento ortodontico al fine di ridurre il rischio di recidiva.

Gli allineatori invisibili

Fin dalla loro introduzione in commercio, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000, gli allineatori invisibili sono stati percepiti come un sistema rivoluzionario ed efficace per la risoluzione di alcuni disallineamenti, al pari degli apparecchi tradizionali, fissi o mobili. La loro diffusione è stata inoltre favorita da un contesto sociale in cui si stavano avvenendo profondi cambiamenti. La grande tendenza dell’odontoiatria estetica, con faccette, trattamenti sbiancanti e altro ancora, ha favorito l’allargamento della domanda soprattutto tra i pazienti adulti, molto sensibili al tema dell’invisibilità del prodotto e della rapidità del trattamento. La diffusione è stata inoltre favorita da un altro trend, quello del “paziente evoluto”:  un soggetto sempre più informato e consapevole delle correlazioni tra problemi ortodontici e salute in generale.

Il supporto tecnologico in ortodonzia

A questi fenomeni si deve aggiungere l’avvento di nuove tecnologie che hanno permesso, da un lato, di facilitare il compito del dentista e la sua comunicazione con i pazienti, dall’altro l’incremento di persone, anche in età adulta, interessate a correggere il loro difetto poiché è migliorata la compliance nei confronti delle soluzioni proposte. Basti pensare alla presa delle impronte, ovvero il calco di una o entrambe le arcate, che può avvenire o in maniera tradizionale attraverso l’utilizzo di speciali paste – non tutti i pazienti le tollerano, talvolta può provocare sensazione di soffocamento, sapore fastidioso, nausea fino ai conati di vomito – oppure attraverso la nuova tecnologia dello scanner intraorale, che permette al dentista in pochi minuti di ottenere sul proprio computer un modello 3D della bocca del paziente estremamente preciso.

Grazie ai nuovi e sempre più evoluti software di «digital smile design» è da qualche anno possibile programmare l’intero trattamento ortodontico. Il sistema simula tutte le fasi di allineamento sino al risultato finale, calcolando le tempistiche e mostrando in anteprima ai pazienti la riabilitazione estetica che potrebbero ottenere. Ulteriori innovazioni sono state apportate ai materiali utilizzati per la realizzazione degli allineatori invisibili: sempre più trasparenti, resistenti, flessibili e confortevoli per il paziente. Ancora una volta la tecnologia va incontro alle esigenze dei dentisti e dei loro pazienti, anche in ambito ortodontico.

Sorriso e benessere

Qualunque sia il motivo che spinge a raddrizzare i denti – il matrimonio imminente, un infortunio, migliorare l’autostima – non abbiamo scuse: la salute in generale passa attraverso la bocca, meglio ancora se con una dentatura perfetta!

Che valore dai al tuo sorriso?

Quando si riceve il preventivo di una cura odontoiatrica accade spesso, se non si è in emergenza, di considerare l’entità dei costi da sostenere e inserirla all’interno di una lista di priorità. Quasi automaticamente si agisce una suddivisione tra spese fisse – quali quelle per la gestione quotidiana della casa e della famiglia – e accessorie, magari pianificate da tempo e per cui si sta già risparmiando – come un oggetto di valore, una vacanza esotica, un telefono nuovo – che regalano gioia e gratificano l’esistenza. Ecco che il dentista, pur essendo a tutti gli effetti una spesa medica, finisce per una sorta di meccanismo irrazionale tra gli acquisti secondari, che si possono rimandare a momenti di minor carico finanziario. Tra l’altro le sedute dal dentista non rappresentano certo un’esperienza piacevole che regala emozioni di felicità.

Gratificazione a breve termine o benessere stabile?

In questo processo di valutazione il confine tra necessità e desiderio si fa meno netto, le cure dentali vengono spesso percepite come troppo costose, in effetti non è immediato attribuire a un impianto o a un apparecchio ortodontico lo stesso significato di una borsa griffata, di un computer nuovo o di un trattamento cosmetico, non hanno la stessa portata emozionale, né sociale.

Gli oggetti, gli interventi estetici, i viaggi, hanno un impatto immediato sull’immagine personale, regalano piacere e benessere, potenziano il senso di autostima, rassicurano, in più sono visibili all’esterno, acquistano quindi anche una valenza sociale e relazionale. Vale la pena, quindi, ritenerli prioritari al dentista, che se non è urgente si può tranquillamente aspettare. Nel frattempo, nuovi desideri subentrano, altre spese si mettono in calendario, se il molare manca o l’incisivo presenta una piccola carie, pazienza. Se il colletto della corona comincia a far capolino dalla gengiva non è niente di grave. Se un disallineamento causa qualche dolore mandibolare si può sopportare. Meglio comprare qualcosa che piace, soddisfa e si può esibire. Si è continuamente sottoposti alla seduzione di ciò che viene proposto e accolto come socialmente desiderabile, innovativo e alla moda. Si arriva a considerare quell’acquisto come un obiettivo da raggiungere, senza il quale ci si sente carenti o meno interessanti.

Questo ragionamento non è giusto o sbagliato, in fondo si tratta di scelte personali, però si può aprire una riflessione sul rapporto fra ciò che aggiunge una gratificazione a breve termine – è esperienza comune che il grado di entusiasmo apportato dall’acquisto diminuisce giorno dopo giorno, mentre si instaura l’abitudine – e ciò che invece permane come benessere stabile, i valori che guidano la nostra vita.

Crescita personale e salute

Russ Harris in La Trappola della felicità (Erickson, 2010) offre una visione molto chiara ed efficace della differenza tra valori e obiettivi: “…I valori sono i desideri più profondi del nostro cuore riguardo a come vogliamo interagire e rapportarci con il mondo che ci circonda, con le altre persone e con noi stessi. Sono i principi guida che possono orientarci e motivarci mentre ci incamminiamo lungo la vita. Valori e obiettivi non sono la stessa cosa. I valori sono le direzioni verso le quali continuiamo a procedere, mentre gli obiettivi sono ciò che desideriamo conseguire lungo la via. Un valore è come andare a est; un obiettivo è come la montagna o il fiume che vogliamo oltrepassare mentre viaggiamo in quella direzione. Gli obiettivi possono essere raggiunti e cancellati dalla lista, mentre i valori sono un processo costante…”. Tra i valori indicati da Harris si evidenzia quello della Crescita personale/Salute cui fanno riferimento tutte le attività che favoriscono il nostro sviluppo come esseri umani, sia in una direzione spirituale che fisica.

Cure dentali: terapie propriamente mediche

Le cure dentali, forse anche a causa di un vizio culturale, si avvicinano nell’immaginario collettivo più ai trattamenti estetici che alle terapie propriamente mediche. Pertanto, specialmente laddove non ci sia un impatto diretto sul sorriso, si finisce per rimandarle senza troppi pensieri. Oppure di sostituirle con una ricostruzione delle unghie o l’ultimo tablet, in base ai desideri e alle priorità del singolo. L’odontoiatria, però, è una disciplina medica/sanitaria e le cure concorrono al raggiungimento e al mantenimento dello stato di salute generale.

Ad esempio, un molare mancante, seppur poco visibile e privo di effetti devastanti sull’estetica del sorriso, porta a cambiare l’assetto della masticazione, andando a sovraccaricare i denti vicini e rendendoli meno stabili. L’area dell’osso in cui si trovava il molare non riceve più stimolazioni per cui comincia a riassorbirsi e diventare più sottile, i denti vicini si piegano, le arcate non combaciano più e non riescono a distribuire le tensioni in modo uniforme durante la masticazione, per cui le articolazioni si infiammano e si comincia a soffrire di frequenti mal di testa e mal di schiena. In sintesi, si genera una reazione a catena che si ripercuote negativamente sul benessere fisico e sulle spese da affrontare, che saranno decisamente più elevate del preventivo ricevuto qualche tempo prima.

Salute: il valore irrinunciabile

In quest’ottica, tornando al concetto di valore, dove collochereste le cure odontoiatriche? La salute è un valore fondamentale, irrinunciabile e prioritario, molto più stabile e importante del piacere che deriva dall’acquisto di un oggetto del desiderio. Davanti al preventivo del dentista valutate attentamente le conseguenze del rimandare. Chiedetegli che cosa comporta posticipare sia in termini di salute e benessere che di spese future. Poi pensate alla lista dei desideri e chiedetevi quale scelta è più in contatto con i vostri valori, quale rinuncia nel lungo termine sarà più difficile da sostenere. E forse sì, dopo un respiro profondo e un sorriso di incoraggiamento a voi stessi, vi accorgerete che la vetrina può attendere.

Lo sbiancamento professionale a casa, funziona?

Come molte tendenze in fatto di estetica – e non solo – anche quella dello “Zoom Boom” arriva dagli Stati Uniti.

Questo nuovo fenomeno, nato durante il lock-down, sta spingendo uomini e donne in tutto il mondo a ricorrere alla medicina estetica o comunque a trattamenti per migliorare la propria immagine e raggiungere un certo canone di bellezza. Molte persone, infatti, in questo anno di pandemia sono costrette allo smart-working e, in particolare, all’utilizzo quotidiano dei vari strumenti di video-call e web meeting come Zoom, appunto, Teams, Skype, etc.

Questa pratica sembra abbia sortito come effetto un aumento notevole della domanda di interventi di chirurgia estetica anche non invasiva: filler delle labbra, lifting del viso, etc. Le richieste sono infatti molteplici: chi per risollevare le palpebre, chi per gonfiare le labbra o aumentare il seno, alzare gli zigomi o anche solo eliminare le rughe d’espressione.

La webcam è dunque diventata il nuovo specchio per valutare la bellezza ed evidentemente quello che ha riflesso non è piaciuto.

L’estetica del sorriso

Le labbra, gli occhi, il viso in generale, sono le parti del corpo più visibili in webcam, quelle sotto i riflettori e, dunque, protagonisti negli interventi di correzione dei difetti.

I trattamenti e le soluzioni a disposizione sono molteplici e spesso dipendono dall’età, oltre che dall’esigenza: radiofrequenza, laser, luce pulsata, peeling, lifting, filler, botulino, acido ialuronico e… trattamenti sbiancanti.

Quando pensiamo all’estetica del viso, infatti, non possiamo trascurare il sorriso, elemento fondamentale per considerare armonico un volto. I modelli estetici attuali ci inducono a pensare all’estetica del sorriso in termini di denti perfettamente dritti e bianchi. Le persone prescelte da Madre Natura per avere entrambe queste fortune sono poche, per tutte le altre ci sono soluzioni professionali, anche domiciliari!

Cosa sono le discromie dentali? 

Le discromie dentali sono le alterazioni del colore del dente e possono apparire come macchie circoscritte oppure interessare tutta la superficie dei denti. Possono essere classificate in due modi a seconda dei fattori che le hanno provocate: estrinseche o intrinseche. Le discromie estrinseche sono causate da fattori esterni e appaiono sulla superficie esterna dei denti. A provocare macchie estrinseche concorrono per esempio cibi e bevande pigmentanti come caffè, thè, vino rosso, liquirizia. Le discromie intrinseche, invece, sono più profonde perché interessano gli strati interni del dente, ovvero le microfessure dello smalto e la dentina (lo strato del dente sotto lo smalto). Tra i fattori che favoriscono la comparsa di queste discromie citiamo i traumi, alcune malattie congenite e sistemiche, o l’uso di alcuni tipi di farmaci. L’assunzione prolungata di sostanze come il fluoro (se sovradosato), tetracicline e ciprofloxacina, per esempio, possono portare all’alterazione del colore dei denti. Questa tipologia di macchie è difficilmente reversibile.

I trattamenti sbiancanti

I trattamenti sbiancanti rientrano in quelle pratiche dell’odontoiatria definita estetica.

Possono essere realizzati all’interno dello studio dentistico (“In-Office bleaching” o “sbiancamento alla poltrona”), dal dentista o dall’igienista dentale, oppure comodamente a casa (Home Bleaching” o “sbiancamento domiciliare”).

Attenzione però! Per trattamenti “a casa” o domiciliari non intendiamo metodi fai-da-te o soluzioni casalinghe con il bicarbonato o il limone che possono danneggiare lo smalto. I trattamenti sbiancanti domiciliari sono da considerarsi dei veri e propri trattamenti professionali che sfruttano gli stessi principi attivi dei prodotti utilizzati dal professionista in studio, generalmente con le medesime concentrazioni o leggermente più basse. Lo sbiancamento dei denti è infatti un’operazione che richiede la supervisione dei professionisti del sorriso e, ovviamente, i prodotti adeguati suggeriti da loro.

Solitamente i prodotti per lo sbiancamento dei denti più efficaci sfruttano l’azione di agenti sbiancanti attivi, chiamati perossidi (Perossido di Idrogeno e Perossido di Carbammide), in grado di liberare ossigeno e disgregare le molecole dei pigmenti responsabili della discromia, neutralizzandole. Il trattamento sbiancante può essere realizzato sia sui denti vitali sia sui denti necrotici, sia su devitalizzati, ad esempio a seguito di un incidente, ma non è efficace su ponti, corone protesiche, otturazioni o altri materiali da restauro.

Le sedute di sbiancamento professionale domiciliare prevedono l’utilizzo di mascherine personalizzate o universali, nelle quali viene applicato un gel sbiancante dalla consistenza viscosa e appiccicosa proprio per evitare che fuoriesca e irriti le gengive.

A seconda della concentrazione del principio attivo, il paziente dovrà indossare le mascherine dalle 8 alle 10 ore al giorno se la concentrazione è più bassa, dalle 4 alle 6 ore al giorno se la concentrazione è più alta. Nel primo caso è consigliata l’applicazione notturna. In entrambi i casi i risultati sono generalmente visibili dopo 3-10 applicazioni, a seconda della gravità della discromia.

Effetti collaterali dello sbiancamento

Gli effetti collaterali dello sbiancamento dentale non è detto si manifestino e comunque sono da considerarsi transitori.

L’effetto collaterale più frequente nei pazienti sottoposti a seduta sbiancante è l’aumento, lieve o moderato, della sensibilità dentale. Grazie all’applicazione di dentifrici o gel specifici contenenti Fluoro o Nitrato di Potassio è un problema facilmente risolvibile. Alcuni prodotti per lo sbiancamento professionale domiciliare già prevedono all’interno della loro formulazione Fluoro e Nitrato di Potassio proprio per preservare la salute generale dei denti durante e post trattamento.

Un altro effetto collaterale riscontrabile è una lieve irritazione delle gengive o in generale dei tessuti molli della bocca, dovuta alle alte concentrazioni di perossido utilizzate durante i trattamenti sbiancanti in studio. È inoltre possibile avvertire leggere alterazioni del gusto e la sensazione di gusto metallico subito dopo il trattamento, ma sono effetti che tendono a durare poche ore.

Quanto durano i risultati ottenuti

Bisogna precisare che i risultati ottenuti grazie ad un trattamento sbiancante professionale, in studio o domiciliare, per quanto stabili nel tempo, possono essere compromessi da alcuni fattori come la genetica, la dieta, l’età, certi farmaci e abitudini (es. fumo). Per intenderci, un accanito fumatore o un sommelier professionista è molto probabile che vedranno i risultati ottenuti vanificarsi più velocemente. Con la tecnica domiciliare di sbiancamento mediante mascherine è però sufficiente richiedere al proprio dentista delle nuove siringhe predosate di gel per tornare a mostrare denti bianchi. Il trattamento, infatti, può essere ripetuto più volte nel tempo per mantenere brillante il sorriso.

Come sempre il primo passo per individuare la tipologia di trattamento più idonea alle proprie esigenze è rivolgersi al proprio dentista di fiducia. Lo sbiancamento, infatti, è un processo che deve iniziare solo dopo un’attenta anamnesi del paziente, delle sue abitudini, delle sue aspettative, estetiche certamente, ma anche psicologiche. Poter sorridere mostrando una dentatura senza inestetismi, sana e curata è sempre sinonimo di vitalità, serenità e salute!

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Usi alternativi del dentifricio

Quando ci si trova davanti allo scaffale dei dentifrici al supermercato lo scopo è di trovare un alleato per la salute dei denti. Ma spesso c’è l’imbarazzo della scelta, tra formule, marche e ovviamente preferenze. La scelta è spesso veicolata da tutte quelle promesse e numerosi messaggi creati allo scopo di vendere un prodotto. Per questo motivo la spesa ricade poi sul dentifricio che al momento dell’acquisto rispecchia le proprie esigenze, legate soprattutto alla sensibilità dentale, alla necessità di avere denti più bianchi, oppure di avere una protezione completa. Per alcuni però questi aspetti non sono importanti, perciò preferiscono il dentifricio che risponda alla semplice caratteristica di avere un buon rapporto qualità prezzo.

Quanti tipi di dentifricio esistono?

Il dentifricio è una pasta con consistenza cremosa o gelatinoso, che serve per semplificare l’azione dello spazzolino. Lo spazzolamento infatti è un’azione meccanica e utile alla rimozione dei residui di cibo all’interno della bocca. Il dentifricio, invece, serve per mantenere i denti sani e belli, contribuendo a rinfrescare l’alito grazie alla presenza di sentori di menta.

Esistono diversi dentifrici, diversi in bae all’azione che svolgono:

  • Dentifrici anticarie a base di fluoro,
  • Dentifrici per ridurre la sensibilità dentale,
  • Dentifrici per gengive sensibili,
  • Dentifrici Per ridurre la placca, antiplacca e antitartaro,
  • Dentifrici Antisettici con presenza di clorexidina,
  • Dentifrici sbiancanti,
  • Dentifrici per combattere la parodontite.

Usanze e credenze

È difficile pensare di usare il dentifricio al di fuori della routine quotidiana legata allo spazzolamento dei denti. Alcuni però ritengono che il dentifricio possa essere utilizzato con diverse finalità, perché risulterebbe efficace anche in altri ambiti.

Si tratta di credenze o la sua efficacia è reale?

Alcuni utilizzano il dentifricio per eliminare le macchie dalle pareti sporche di colore, soprattutto quando i bambini un po’ vivaci hanno provato a riprodurre le opere d’arte di Picasso sul muro.

Altri invece utilizzano il dentifricio sulle mani, sia per eliminare gli odori a causa di alimenti con spiccate note, come ad esempio il pesce e l’aglio, ma anche per eliminare altri odori persistenti, facendo affidamento ai sentori di menta presenti all’interno della pasta dentifricia. Sempre sulle mani può essere utilizzato per pulire le unghie e renderle più brillanti strofinando e massaggiando le superfici con uno spazzolino e del dentifricio.

Alcuni hanno testato la sua efficacia anche sulla rimozione delle macchie dagli indumenti strofinando delicatamente una piccola dose di dentifricio e procedendo poi con un normale lavaggio. L’unica controindicazione è che i dentifrici con un’azione sbiancante e possono provocare macchie più chiare. Anche le scarpe da ginnastica a quanto pare possono essere pulite attraverso l’utilizzo del dentifricio che è in grado di eliminare le macchie dalla parte di gomma.

C’è chi utilizza il dentifricio per alleviare il bruciore causato da una piccola scottatura o da una puntura di zanzara cercando di eliminare la azione di fastidio o di prurito.

Un’altra applicazione che comunemente e erroneamente viene fatta è quella di utilizzare il dentifricio per far sgonfiare i brufoli. Purtroppo, però, la magia è soltanto una credenza in quanto non esistono principi attivi all’interno del dentifricio in grado di far scomparire i brufoli.

Infine alcuni affermano di aver utilizzato il dentifricio per lucidare l’argenteria e i propri gioielli in oro ma anche per evitare di fare appannare occhiali, molto utile in questo periodo in cui si utilizzano quotidianamente le mascherine, e gli occhialini da piscina.

Il dentifricio: il jolly dai mille usi

Il dentifricio è sicuramente uno di quei prodotti che non può mancare in casa. Gli utilizzi che se ne possono fare a quanto pare sono innumerevoli. Dunque oltre che essere un buon alleato per la salute di denti e gengive e risulta essere anche d’aiuto nell’affrontare diversi problemi quotidiani. In un’ottica di riciclo e nel caso in cui una di quelle situazioni elencate sopra si dovesse presentare saltuariamente siamo certi che l’utilizzo del dentifricio possa essere d’aiuto. Il suo utilizzo però non deve sostituire tutta una serie di altri prodotti realizzati specificatamente per supportare le persone ad affrontare ogni genere di problema. Infatti, per esempio, se si dovesse verificare una bruciatura è essenziale ricorrere a unguenti prescritti dal proprio medico per evitare l’insorgenza di infezioni. Nel caso in cui fosse necessario smacchiare alcuni tessuti è importante tenere presente che alcuni dentifrici possono essere poco adatti e su determinati superfici potrebbero lasciare macchie irrimediabili.

Il nostro consiglio dunque è quello di utilizzare il dentifricio per lo scopo per cui è stato creato, ricorrere ai suoi mille usi soltanto in caso di particolare necessità e di fare affidamento sugli altri prodotti specifici.

La dieta per denti in salute

Una corretta alimentazione

Quando si parla di denti sono molti i fattori che possono incidere sulla salute orale, ma quello che influisce notevolmente è anche ciò che si mangia.

Il cibo che compone la dieta quotidiana, intesa come alimentazione, ha una forte incidenza sulla salute della persona e sulle patologie che possono colpire gli individui.

Gli alimenti ingeriti agiscono sulla salute del corpo in generale. Sono il sostentamento dell’organismo e hanno effetti sulla regolazione dei processi metabolici.

Quando si parla di una corretta alimentazione non a caso si fa riferimento a un programma alimentare equilibrato seguito quotidianamente. Gli alimenti assunti devono contenere tutti i principi nutritivi che aiutano l’organismo a ricavare benefici per la salute.

Il corpo umano necessita di tutti i tipi di nutrienti per avere un regolare funzionamento e per restare in salute. Regolarità ed equilibrio portano benefici, aiutano a rinforzare le difese immunitarie e a prevenire malattie cardiovascolari. Al contrario l’esagerazione, lo squilibrio e la propensione all’assunzione di alimenti ricchi di zuccheri e grassi a lungo andare può avere ripercussioni sull’organismo provocando obesità, o complicazioni come diabete.

I cibi sono ingeriti attraverso la bocca, il primo apparato che entra in contatto con gli alimenti. Una igiene orale trascurata portare a patologie nel cavo orale. Mangiare in modo scorretto, inoltre, può provocare l’insorgere di carie, ma può anche aumentare l’esposizione degli individui a patologie gengivali di diversa gravità.

Cosa mangiare per mantenere i denti in salute

È possibile paragonare la bocca a un delicato ecosistema. Per mantenerlo in equilibrio necessita di particolari cure e continue attenzioni. L’igiene orale non va mai trascurata, neppure d’estate, quando il consumo di gelati a merenda o di alcolici durante gli happy hour.
Ogni pasto, ma anche ogni bevanda che si assume o ogni caramella che si mastica, espone la dentatura a possibili minacce.
A tavola basterebbero poche attenzioni in più per evitare il rischio di dover ricorrere a cure odontoiatriche. Se i controlli periodici dal dentista e sedute periodiche di igiene orale professionale possono aiutare a mantenere la bocca in salute, andare dal dentista per una carie o per una gengivite può risultare più oneroso ma anche più rognoso.

Gli amici del sorriso

Alcuni cibi non dovrebbero mai mancare sulla tavola degli italiani. Un esempio? I latticini che, grazie a un elevato contenuto di calcio, aiutano a proteggere la salute dei denti.

Ci sono inoltre minerali e vitamine necessari per la formazione e per la salute della bocca.

La vitamina C è utile per la prevenzione delle gengiviti creando una barriera che aiuta a limitare la proliferazione dei batteri. La vitamina D invece grazie all’azione della luce solare, favorisce l’assorbimento di calcio e fosforo, componenti essenziali di ossa e denti. Entrambe aiutano a prevenire la formazione di carie e l’insorgere di malattia parodontale.

È possibile trovare la vitamina C in alcuni frutti freschi come agrumi, ananas, kiwi, ciliegie, ribes, fragole, ma anche in verdure fresche come lattuga, spinaci, broccoli e rucola oppure in ortaggi freschi come cavoli di Bruxelles, cavolfiori, pomodori, peperoni.

Invece la vitamina D può essere assunta grazie all’olio di fegato di merluzzo, alcuni tipi di pesce, come sgombro, carpa, trota, alici, salmone, pesce spada, tonno. Ma anche nel tuorlo delle uova, nei latticini citati in precedenza, e nelle carni di pollo, tacchino e anatra e nei cereali.

Oltre le vitamine

Al di là delle vitamine che contengono, ci sono degli alimenti che stimolano la salivazione e aiutano a mantenere puliti i denti. Un esempio? La verdura a foglia larga, come l’insalata, un alimento elimina placca adatto alla stagione calda. Quando invece si ha voglio di uno snack, meglio scegliere sedano e carote, oppure rapanelli, pomodori e ciliegie che contengono fluoro per rinforza lo smalto dei denti.
Anche i polifenoli contenuti nel vino rosso possono aiutare a mantenere in forma il sorriso, perché di inibiscono la capacità dei batteri di aderire sui denti. Attenzione però a farne un uso moderato, la dose consigliata è di un bicchiere durante i pasti.

Ci sono inoltre dei minerali che non possono mancare: magnesio, zinco, ferro, manganese, selenio aiutano a mantenere la bocca in salute.

La masticazione

Anche la masticazione gioca un ruolo chiave per la salute orale. L’atto della masticazione prevede un’azione meccanica messa in atto dalla mandibola e dai denti di triturazione del cibo, la trasformazione in bolo grazie alla saliva e poi la deglutizione. Quando il bolo alimentare viene spinto verso la faringe, la lingua si contrae producendo nuova saliva che irrora i denti. Se la masticazione è troppo veloce la saliva non raggiunge tutti i denti e i denti tendono a sporcarsi più facilmente poiché non subiscono la pulizia da parte dei componenti della saliva. Inoltre una masticazione corretta consente di ridurre il carico di lavoro dello stomaco, facilitando l’assimilazione dei principi nutritivi degli alimenti. Perciò la masticazione deve avvenire in modo uniforme: è preferibile una masticazione più lenta, messa in atto anche scegliendo cibi integrali, come pane, pasta e pizza realizzati con farine meno raffinate.

Cibi per denti bianchi

Avere denti bianchi è visto come sinonimo di una bocca perfettamente in salute. Alcuni alimenti, grazie alle proprie caratteristiche, possono aiutare a mantenere non solo un sorriso sano, ma anche denti bianchi. Alcuni esempi? Broccoli e cavolfiori crudi, ma anche tutta la verdura in foglie, grazie alla loro superficie rugosa, aiutano a mantenere gengive e denti puliti durante la masticazione. Ci sono poi il latte e i derivati che aiutano, invece, a dissolvere le macchie superficiali dello smalto. Inoltre anche frutta secca e sedano con il loro effetto scrub aiutano a ridurre le macchie.

Proteggi la bocca: ci sono cibi da evitare?

Gli alimenti sono caratterizzati da un diverso livello di acidità. Questo è in grado di minacciare la salute dei denti indebolendoli. Superalcolici o birre, ma anche dolci, caramelle, oppure ancora salsa di pomodoro, barbabietola, mirtilli e agrumi possono incidere sul delicato ecosistema che è la bocca. Ci sono alimenti che nonostante siano rischiosi per la bocca, sono allo stesso tempo ricchi di nutrienti fondamentali per l’organismo. Infatti questi cibi contengono delle sostanze fortemente abrasive per lo smalto, ma allo stesso tempo sono fondamentali nella Dieta Mediterranea.

Sarebbe meglio evitarli? Assolutamente no! L’apporto nutrizionale di alcuni di loro è preziosissimo da farne cibi indispensabili nell’alimentazione di tutti i giorni. Basta prendere le giuste precauzioni, come ad esempio detergere la bocca averli ingeriti.

Esistono però alimenti come bibite gassate ed energy drink, aceto che andrebbero evitati per ridurre al minimo il rischio di danni allo smalto.

Per proteggere la bocca dall’azione di questi alimenti è necessario lavare i denti 20 minuti dopo i pasti, per non intaccare il biofilm protettivo che protegge la dentatura. La rimozione meccanica dei residui alimentari attraverso lo spazzolamento aiuta a eliminare i residui di cibo ed evitare la formazione della placca batterica.

Sorridere con gli occhi: il Sorriso Duchenne

Pian piano ci stiamo abituando alla mascherina, ormai diventata un accessorio obbligatorio della nostra nuova quotidianità. Ci stiamo abituando a non essere riconosciuti per strada neanche dagli amici, ad avere gli occhiali sempre appannati e a vedere solo mezzo volto delle persone. Il nostro interlocutore potrebbe avere il prezzemolo tra i denti e noi non ce ne accorgeremmo. Siamo tutti uguali, potrebbe pensare qualcuno, ma non è così.

Sotto la mascherina continua a esistere quello straordinario strumento di comunicazione e seduzione che ci rende unici: il sorriso.

Il sorriso fa parte del nostro modo di comunicare innato; si pensi ai neonati, nei quali il sorriso sociale si manifesta a partire dai due mesi di vita, oppure alle persone non vedenti dalla nascita che sorridono in modo automatico, senza mai aver visto un sorriso.

Il sorriso è un gesto sociale che ci permette di comunicare senza parlare. Lo utilizziamo quotidianamente per relazionarci con gli altri, per esprimere emozioni e stati d’animo, per rilassarci, per generare ottimismo e fiducia, per sedurre e flirtare. Non a caso Audrey Hepburn credeva fermamente che il sorriso fosse l’accessorio più bello che una donna potesse indossare.

Eppure, i sorrisi, anche in questo periodo in cui siamo costretti a nasconderli sotto le mascherine, si vedono e questo perché ad essere coinvolta non è solo la bocca.

Guillaume-Benjamin Duchenne: il medico che studiò i muscoli del sorriso

Guillaume-Benjamin Duchenne è un medico francese nato nei primi anni dell’800 che dedicò vent’anni della sua carriera a studiare il modo in cui i muscoli facciali vengono utilizzati per trasmettere emozioni.

Attraverso uno speciale strumento, uno stimolatore elettrico faradico, applicato a determinati punti della pelle, era in grado di stimolare, in modo indolore ed estremamente localizzato, i muscoli sottostanti con enorme precisione. Riuscì così, per primo, a catalogare tutti i muscoli del volto umano e le espressioni emozionali derivanti dalla stimolazione. Inoltre, essendo un appassionato fotografo, riuscì a documentare queste ricerche con un’eccezionale serie di immagini.

Fra le varie scoperte, nel corso dei suoi esperimenti, Duchenne si accorse che dai suoi soggetti, quando stimolati elettricamente, non riusciva a ottenere un sorriso convincente. Provò quindi a confrontare quali muscoli si muovessero con un sorriso indotto dagli elettrodi con uno più spontaneo, provocato da una battuta spiritosa.

Quando sorridiamo per cortesia oppure per ingannare l’interlocutore facendogli credere che siamo felici, tutti i muscoli attorno alla bocca si attivano in maniera molto simile al sorriso naturale. A questo sorriso manca però qualcosa: sono i muscoli intorno agli occhi e alle sopracciglia che si muovono soltanto se il sorriso è sincero e genuino. Ed ecco la scoperta e la nascita del “sorriso Duchenne”.

Ma perché è così speciale questo sorriso? Qual è il suo segreto?

Il sorriso di Duchenne, tra tutti i sorrisi, è quello più genuino, sincero, magico perché è generato dalle emozioni positive e dall’allegria. Così, fra tutti i gesti che può riflettere il volto umano, questo è senz’altro uno dei più attraenti e sorprendenti. La scienza lo studia da decenni, proprio per il suo potente effetto. E non sorprende che ci siano corsi per imitarlo e pertanto trasformarlo in un sorriso falso. Questo potente gesto sociale, infatti, è in grado di sedurre, convincere, attrarre, ingannare.

Come riconoscere il vero sorriso di Duchenne?

Il sorriso di Duchenne ha origine dalla contrazione dei muscoli zigomatico maggiore e zigomatico minore vicino alla bocca; i quali a loro volta sollevano l’angolo del labbro. Oltre a coinvolgere la bocca però il vero sorriso di Duchenne provoca la contrazione sia delle guance che dei muscoli orbicolari vicino agli occhi (orbicularis oculi), formando delle piccole rughe (le cosiddette zampe di gallina).

Lo psicologo Paul Ekman, famoso per i suoi studi nell’ambito dell’espressione delle emozioni, ha individuato 18 diversi tipi di sorriso, le emozioni associate a ciascuno di essi e i muscoli facciali implicati in ognuno.

Ekman dimostrò, in uno studio pubblicato su una rivista di psicologia sociale, che è possibile riconoscere il vero sorriso di Duchenne dall’espressione del viso, ma anche dallo sguardo; perché è lì che si riflette la felicità, il benessere o la complicità più autentica.

Il sorriso di Duchenne è controllato dalla corteccia motoria e dal sistema limbico. Che cosa significa questo? In sostanza, che è un gesto che coinvolge la parte emotiva del cervello. Tutto ciò porta alla conclusione che i sorrisi sinceri e genuini provengano da questa parte del cervello, dove le emozioni positive inducono a contrarre gli occhi e donano ad essi una luce speciale.

Volete un esempio? Pensate a Julia Roberts, splendida cinquantenne, con quel sorriso che illumina gli ambienti e scalda il cuore. Perché quando Julia Roberts ride, con lei ridono gli occhi e le si accende tutto il viso. Il suo è un sorriso contagioso, luminoso, coinvolgente, radioso, solare, allegro, ampio, aperto, accattivante e soprattutto abbagliante. E non solo perché è un’attrice!

Mascherina: come farla entrare nella beauty routine

La mascherina è il nostro grande alleato in questo nuova fase che il mondo si trova a vivere. Va portata nei luoghi di lavoro, quando si fa la spesa, sui mezzi di trasporto e in tante altre situazioni, in quanto protegge noi stessi e gli altri. Finché non ci sarà un vaccino è necessario prestare attenzione e agire con cautela per proteggere noi stessi e per non essere potenziali vettori di contagio per chi ci circonda.

Se bisogna far di necessità virtù, allora perché non trasformare la mascherina nel nuovo must have, il nuovo accessorio mai più senza? Nuovo, indispensabile, colorato.

Mascherina: quale scegliere

Dopo settimane di lockdown, la nuova etichetta impone il viso coperto dalla mascherina. La vera sfida di oggi, perciò, è quella di riuscire ad apparire al meglio anche con un pezzo di tessuto sul viso.

Di mascherine ce ne sono tante, in stoffa, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3, in ordine crescente in base al livello di filtraggio, utilizzabili a seconda delle diverse situazioni.

È nota sia la grande richiesta di mascherine che la difficoltà nel reperirle. Per questo motivo diverse aziende hanno riconvertito la produzione, dando origine a quella che può essere definita la moda delle mascherine personalizzate in tessuto. La caratteristica di questi dispositivi è quella di avere uno slot per i filtri intercambiabili. Se il fenomeno è diventato moda, allora perché non scegliere la mascherina come un capo di abbigliamento?

Come nel caso dei vestiti, esistono alcuni colori che si sposano meglio con la propria carnagione.

Se si vuole giocare un po’ con i colori, è possibile farlo con l’armocromia, che permette di capire il sottotono del proprio incarnato e individuare la palette cromatica che dona maggiormente alla propria pelle.

Questo può essere di aiuto nel guidare non solo la scelta degli abiti da indossare quotidianamente, ma semplificare anche quella della mascherina più affine.

Con l’obiettivo di individuare una gamma di colori che si addica alle proprie peculiarità, le persone con sottotono freddo devono prediligere colori freddi, come viola ciclamino o blu tendente al ciano. Chi ha un sottotono caldo, invece, può optare per colori più intensi e caldi.

Occhio alla pelle

Sotto la mascherina la pelle si trova a vivere in una situazione insolita. L’ambiente che si viene a formare al suo interno è umido, a causa della condensa creata dal respiro caldo.

L’umidità che si crea è un terreno fertile per l’accumulo di sebo e sudore e può provocare reazioni e irritazioni sulla superficie interessata. Non sempre, infatti, mascherina e pelle vanno d’accordo. In alcuni soggetti più predisposti di altri, l’irritazione causata da questi agenti può provocare dermatiti seborroiche e acne. Per questo motivo, è necessario cambiare le proprie abitudini e detergere il viso con più accuratezza, soprattutto nella zona tra naso e mento. È importante inoltre applicare delle creme idratanti e lenitive.

Non dimenticare la protezione solare

Siamo ormai entrati nella bella stagione. La mascherina, però, non ci protegge dal caldo, dal sole e dalle alte temperature. Nonostante risulti a tratti fastidiosa e insopportabile, la mascherina va indossata. Che si tratti di restare sotto al sole per poco tempo, come durante una pausa pranzo, o per un tempo prolungato, come una passeggiata, è bene non dimenticare di proteggersi dall’esposizione ai raggi solari. La fronte, gli occhi e le orecchie fuoriescono dalla mascherina e necessitano di protezione, ma in realtà anche le parti nascoste vanno protette. I raggi UVA e UVB passano attraverso i tessuti della mascherina. Per questo motivo, prima di procedere con il proprio make-up è necessario usare una protezione solare su tutto il volto con SPF tra i 30 e 50+.

Le creme solari si differenziano per filtri fisici e filtri chimici. Le creme con filtri fisici sono quelle che vengono utilizzate prevalentemente per le protezioni solari destinate ai bambini, a base di zinco. Offrono un’alta protezione, ma sono sconsigliate per la successiva applicazione del make-up. Le creme con filtri chimici, invece, sono più adatte come base trucco perché si assorbono immediatamente sul viso. Queste possono presentarsi sia sotto forma di crema che di spray da vaporizzare sul viso. Se l’esposizione al sole è prolungata, è necessario applicare la protezione solare più volte nell’arco della giornata. Per questo vengono in aiuto le creme spray da vaporizzare dopo il make-up, che non hanno effetti sul trucco ma offrono una protezione costante. Si tratta di creme adatte ad esempio per gli sportivi, che però possono essere utilizzate anche in città.

Make-up sì o no?

Se al di sotto della mascherina labbra e zigomi sono coperti, gli occhi sono messi in risalto. Allora perché non trasformali nei nuovi protagonisti del make-up? Lasciamo nel cassetto cipria, fondotinta, terre e rossetti e diamo ampio spazio a ombretti, eyeliner e mascara. L’utilizzo del correttore è da valutare caso per caso. La mascherina, se indossata correttamente, tende a coprire le occhiaie. Inoltre, potrebbe sporcarsi facilmente perché applicata su una superficie truccata. Per questo, se si preferisce adoperare il make-up, si consiglia l’utilizzo di trucchi no transfert o waterproof.

Sposta l’attenzione

Se non si vuole mettere in risalto lo sguardo, perché non spostare l’attenzione?

In questo periodo è possibile sperimentare qualcosa di diverso, una mascherina colorata, ma anche una nuova acconciatura. Perché non osare con un colore di capelli stravagante o semplicemente con una treccia particolare? Un elastico appariscente o una fascia colorata sono l’ideale per rendere il look più creativo.

Se invece si preferisce un’altra tipologia di accessori, perché non puntare su vistosi orecchini? Ottimi per dare un tocco diverso alla solita mise.

Osa, sperimenta e sii creativo. Se l’etichetta impone la mascherina, esci dagli schemi e rendi il tuo look impeccabile!