Spazzolino duro o spazzolino morbido?

Il ruolo dei dentisti e degli igienisti dentali, oltre alla cura delle patologie del cavo orale, è quello di prevenire eventuali problematiche della bocca. Come? Anche attraverso l’informazione.

Educare i pazienti, grandi e piccoli, e spiegare loro le corrette abitudini in merito all’igiene orale quotidiana, è importante. Al pari di una seduta di detartrasi o di qualsiasi altro trattamento eseguito sulla poltrona dello studio odontoiatrico. Lo spazzolino è uno dei principali strumenti di igiene orale: ma come scegliere lo spazzolino giusto? Ti sei mai chiesto se sia più efficace quello rigido o quello morbido? Ecco qui una guida.

Come scegliere lo spazzolino

Lo spazzolino è lo strumento atto alla pulizia delle 3 superfici visibili di ciascun dente:

  • Vestibolare, ovvero la superficie dei denti posteriori rivolta verso al guancia.
  • Masticatoria o occlusale, rappresentata dalla superficie che va in contatto con i denti dell’arcata antagonista
  • Linguale e palatale, la superficie dei denti rivolta verso l’interno della bocca, ovvero la lingua e il palato.

La scelta dello spazzolino più adatto è estremamente importante, ma anche soggettiva: non esiste, infatti, uno spazzolino universale che vada bene per tutti. In commercio ormai se ne trovano tantissimi e questo può generare confusione. Tra le caratteristiche da prendere in considerazione nella scelta dello spazzolino troviamo:

  • Grandezza della testina, ovvero la parte all’estremità del manico su cui sono attaccate le setole. In generale, per garantire una corretta pulizia dei denti, dovrebbe essere piuttosto piccola e possibilmente arrotondata per evitare di creare traumi a gengive e mucosa. Una testina piccola, infatti, garantisce una maggiore manovrabilità e l’accesso ai denti (come molari e premolari) più difficili da raggiungere. Inoltre, la testina corta consente uno spazzolamento più preciso e mirato, in quanto le setole si adattano maggiormente alla superficie del dente, massimizzando l’effetto pulente.
  • Morbidezza delle setole, permette di classificare gli spazzolini in morbidi, medi e duri, anche se in realtà in commercio si trovano ulteriori sottocategorie come ultrasoft, supersoft, etc. Le setole dure o medie generalmente sono indicate in assenza di patologie e infiammatori, come per esempio gengivite e ipersensibilità. Richiedono inoltre un’ottima tecnica di spazzolamento e una delicata pressione durante l’utilizzo dello strumento. All’aumentare della durezza delle setole, cresce infatti il rischio di danneggiare e irritare denti e gengive.
  • Manico ergonomico, ovvero l’impugnatura, che deve essere comoda e garantire una presa salda dello spazzolino. Esistono in commercio svariati modelli: “antiscivolo”, lievemente ricurvo per facilitare l’appoggio del pollice o particolarmente grosso per facilitare la presa anche alle persone affette da artrite o da qualche forma di invalidità alle mani. In ogni caso, lo spazzolino deve essere comodo e possibilmente in plastica per garantirne l’impermeabilità e una facile pulizia.

Falsi miti: lo spazzolino duro pulisce meglio rispetto a quello morbido

Oggi, tra i falsi miti dell’igiene orale, uno dei più frequenti riguarda proprio la scelta dello spazzolino da utilizzare per la pulizia della bocca. Nella maggior parte dei pazienti, la convinzione è che uno spazzolino con setole dure sia più efficace rispetto ad uno spazzolino con le setole morbide. Oggi possiamo dire che non è così. Uno spazzolino da denti efficace, manuale o elettrico, necessita di setole possibilmente morbide e delicate e di un’elevata densità delle stesse.

Le setole, ovvero le minuscole fibre che compongono la testina all’estremità del manico, se sono morbide garantiscono una maggiore flessibilità. Infatti, possono raggiungere anche scanalature, fessure e spazi dentali stretti e irregolari. Inoltre, la morbidezza delle setole ne determina l’atraumaticità, non provocando danni a denti e gengive, anche se la tecnica di spazzolamento adottata è errata e la pressione esercitata elevata.

Perché le gengive sanguinano?

Sono molte le persone che, durante la pulizia dei denti, si accorgono della presenza di sangue e interrompono lo spazzolamento o lo velocizzano. (in realtà bisognerebbe dedicare a questa operazione almeno 2 minuti). Eppure, il sanguinamento delle gengive non ha nulla a che fare con lo spazzolino, a meno che lo strumento non venga usato in modo traumatico. Il sanguinamento, se non provocato da un trauma, è sintomo di un’infiammazione gengivale e proprio in questi casi è fondamentale ricorrere a uno spazzolino adeguato. Per esempio, se si soffre di sensibilità dentale o dopo aver subito un intervento come un’estrazione o un’apicectomia per la cura un ascesso o cisti, si consiglia di utilizzare uno spazzolino con le setole morbide fino alla completa guarigione della ferita.

L’importanza dello spazzolamento

Un corretto spazzolamento è fondamentale per mantenere denti e gengive sani. Il biofilm batterico, infatti, ben aderente ai denti, può essere rimosso solo tramite un’azione meccanica di strofinamento. Per la maggior parte delle persone lo spazzolamento dei denti è un’azione inconsapevole, quasi un gesto automatico. In realtà questa azione è la più importante tra i fattori di prevenzione delle patologie del cavo orale. Ecco perché stanno aumentano gli studi dentistici e le farmacie che, con il supporto di dentisti o igienisti dentali, organizzano corsi sulle corrette tecniche di spazzolamento e di utilizzo degli strumenti di igiene orale meccanica: spazzolino, scovolino e filo interdentale. Durante l’igiene orale domiciliare bisognerebbe spazzolare la superficie interna, esterna e masticatoria dei denti con uno spazzolino e un dentifricio al fluoro adeguato almeno due volte al giorno per almeno due minuti.

Quale tecnica di spazzolamento adottare?

Esistono molte tecniche per pulire i denti, ma una prima regola molto semplice e pratica è di iniziare dai punti più difficili per poi passare a quelli facili. In molti iniziano a spazzolare la parte anteriore dei denti dimenticando spesso la superficie linguale e palatale, ovvero l’interno dei denti e i molari posteriori. Queste aree, proprio perché più nascoste, sono anche quelle più soggette a carie. Pertanto, il suggerimento è di iniziare dalla parte posteriore della bocca e spostarsi dente per dente, fino a completare tutte le superfici dei denti di entrambe le arcate, inferiori e superiori.

Alcuni professionisti consigliano poi di impugnare lo spazzolino come se fosse una penna. Questa tecnica assicura una pressione non troppo forte su denti e gengive e, anche se strana, è efficace.

Poiché i batteri e la placca di solito si nascondono nel bordo gengivale, ovvero la parte del dente a contatto con la gengiva, il suggerimento degli esperti è di mantenere la testina leggermente inclinata verso il margine della gengiva, formando un angolo di 45°. Durante lo spazzolamento, lo spazzolino deve muoversi formando dei piccoli cerchi, mantenendo sempre metà della superficie delle setole sulle gengive e l’altra metà sui denti. 

Il parere del dentista

Se abbiamo dei dubbi sulla scelta dello spazzolino o sulla tecnica corretta di spazzolamento, ancora una volta possiamo affidarci ai consigli del nostro dentista o igienista dentale di fiducia. Infatti, partendo dalle nostre abitudini e necessità, e valutando lo stato di salute di denti e gengive, ci consiglierà lo strumento e la metodologia adeguata. Rimarremo stupiti di quanta differenza può fare la scelta consapevole di uno strumento fondamentale come lo spazzolino nella nostra routine di igiene orale quotidiana!

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Previeni l’alito cattivo per un San Valentino a prova di bacio

Tra qualche giorno è San Valentino, la festa degli innamorati più famosa in tutto il mondo. Che abbiate in mente di sorprendere il vostro partner con una serata romantica in casa o con un pranzo elegante al ristorante non importa: la vostra bocca dovrebbe essere a prova di bacio. Cosa vuol dire? Non solo sfoggiare un sorriso smagliante, ma anche un alito fresco e pulito. A parte i cibi ricchi di aglio o spezie dal forte sapore, la prima causa dell’alitosi è la placca. Per evitare brutte sorprese, abbiamo preparato una lista di consigli che potete mettere in pratica da subito prevenendo così il rischio di alitosi.

Quali sono le cause dell’alito cattivo?

L’alitosi, o più comunemente alito cattivo, è una condizione in cui la bocca ha un odore sgradevole persistente. Talvolta, il cattivo odore può essere accompagnato anche da una patina biancastra sulla lingua e da una sensazione di secchezza in bocca. Sicuramente è una condizione spiacevole che spesso provoca disagio, soprattutto nelle relazioni sociali. Chi ne soffre potrebbe trovarsi a disagio nel parlare o nel socializzare, per timore che il suo interlocutore possa avvertire l’alito cattivo.

L’alitosi è una problematica molto diffusa tra la popolazione e si distingue in due tipologie: alitosi orale e alitosi extra-orale. La prima è causata dall’accumulo di placca batterica sulla lingua, ma anche da fattori come la carie e il fumo. La seconda, invece, è dovuta a problematiche del sistema digestivo, dei reni o del fegato. Pertanto, è importante capire quali sono le cause dell’alitosi, così da contrastarle una volta individuate. I fattori principali responsabili dell’alito cattivo sono:

  • Scarsa igiene orale: un’inadeguata igiene orale rappresenta uno dei fattori più rilevanti responsabili dell’alitosi. Questo comportamento, infatti, consente alla placca di depositarsi sui denti, provocando l’infiammazione e il sanguinamento delle gengive. Il sangue che rimane nel solco gengivale viene poi attaccato dai batteri, determinando la produzione di gas responsabili dell’alitosi.
  • Cattiva alimentazione: l’alito cattivo può essere dovuto anche all’assunzione di alimenti specifici. Per esempio, la cipolla e l’aglio possono determinare l’alitosi durante il processo digestivo. Stesso discorso per le proteine del latte presente nei latticini, quindi nello yogurt o nei formaggi. Inoltre, il caffè e lo zucchero favoriscono la proliferazione batterica all’interno della bocca.
  • Patologie: alcune condizioni patologiche, che non si fermano al solo cavo orale, possono essere responsabili dell’alitosi. Tra le malattie, per esempio, quelle respiratorie come la tonsillite e la tracheite o le infezioni locali come la candida. Anche le malattie digestive come l’esofagite, ovvero l’infiammazione dell’esofago, e il reflusso possono essere una causa dell’alitosi. Infine, sono da includere anche le patologie sistemiche come il diabete o le malattie epatiche.
  • Carie: le carie sono lesioni dei denti provocate dalla placca accumulata che erode lo smalto e dai residui di cibo depositati tra un dente e un altro che vengono attaccati dai batteri producendo cattivo odore. In presenza di carie, a volte l’alitosi potrebbe essere un campanello d’allarme per altre problematiche più complesse. Per questo bisognerebbe rivolgersi al proprio dentista prima che la carie diventi troppo profonda e danneggi il dente in modo irreversibile.
  • Fumo: è un fattore che può provocare l’alitosi perché le sostanze tossiche contenute nelle sigarette si depositano sui denti e vengono assorbite dalle mucose della bocca. Inoltre, l’assunzione del fumo provoca anche una riduzione della salivazione. Quando questa scarseggia, i batteri possono accumularsi più facilmente e produrre i gas responsabili dell’alitosi.

Anche se meno comuni, le altre cause possono essere:

  • Xerostomia, ovvero secchezza delle fauci: la bocca produce meno saliva aumentando il fastidio dell’alito cattivo.
  • Problemi gastrointestinali: a causa di questi i batteri dello stomaco possono emettere cattivo odore.
  • Diete drastiche: il corpo scompone i grassi che, a loro volta, possono rilasciare acidi maleodoranti.

Come prevenire l’alitosi per una bocca a prova di bacio

Il ricorso a caramelle o chewing-gum alla menta è una soluzione istantanea per avere l’alito fresco, ma non è una cura preventiva o definitiva. Infatti, il punto di partenza per prevenire l’alitosi consiste nelle corrette pratiche di igiene orale domiciliare. Insieme a queste, si rivelano necessarie delle sedute periodiche di igiene professionale.

  • La pulizia dei denti e della lingua dovrebbe essere eseguita regolarmente due volte al giorno, dopo almeno 30 minuti dalla fine dei pasti. Bisognerebbe utilizzare spesso anche un collutorio ad azione antisettica indicato dal dentista e il filo interdentale che riesce a eliminare i residui di cibo non raggiungibili dallo spazzolino. Anche chi utilizza una protesi dentale dovrebbe prestare molta attenzione all’igiene, in quanto la presenza di residui di cibo potrebbe favorire la comparsa di odori sgradevoli. Un altro accorgimento cui bisognerebbe prestare attenzione consiste nella sostituzione dello spazzolino almeno ogni tre mesi.
  • La detartrasi, ovvero le operazioni di ablazione del tartaro, sedute di igiene professionali che possono prevenire o risolvere il problema dell’alito cattivo. Sono dei trattamenti di pulizia delle superfici dentali che consentono di rimuovere il tartaro. La rimozione può essere effettuata solo negli studi dentistici ed è eseguita da un igienista dentale. Durante la seduta di igiene orale professionale, il professionista effettua la detartrasi sopragengivale e sottogengivale. Quest’ultima è fondamentale per rimuovere i residui più sedimentati di placca e tartaro e per prevenire le malattie parodontali. Infine, l’igienista completa la pulizia professionale con la lucidatura delle superfici dentali.

In ottica preventiva, potrebbe rivelarsi molto utile anche:

  • Ridurre il consumo di caffeina e alcolici, perché rallentano la produzione della saliva, che ha il compito principale di mantenere la bocca pulita.
  • Smettere di fumare, in quanto il fumo rende sgradevole l’alito e può macchiare i denti. Smettere può aiutare ad avere un alito più fresco e denti più bianchi.
  • Bere molta acqua, per stimolare il flusso della saliva e consumare molta frutta e verdura, perché ricche di acqua.

Quando il miglioramento dell’igiene orale e il cambiamento delle abitudini alimentari non portano nessun miglioramento, è consigliabile rivolgersi al proprio medico per escludere la presenza di altre cause patologiche. Se invece il problema dell’alito cattivo è dovuto ad ascessi o a carie, bisognerebbe fissare un appuntamento dal dentista e valutare insieme al professionista il trattamento più adeguato per eliminare definitivamente il problema.

Denti storti: un problema non solo estetico

Si sa, il sorriso è un ottimo biglietto da visita. Nello standard di bellezza e armonia rientra anche l’importanza di avere denti curati, quindi dritti, regolari e bianchi. Ma il sorriso non è solo un’arma di seduzione e fascino, perché innanzitutto è un mezzo che crea relazioni. Infatti, secondo una ricerca della AACD (American Academy of Cosmetic Dentistry), il 99,7% degli adulti americani ritiene che il sorriso sia una vera e propria risorsa nelle interazioni sociali e, in particolare, il 74% considera un sorriso poco attraente come un ostacolo al successo in ambito lavorativo. Eppure, molte persone si trovano ad avere fin dalla giovane età un sorriso disarmonico, spesso a causa dei cosiddetti denti storti.

Le cause dei denti mal posizionati

Potremmo dare la colpa a Madre Natura, per i legami con fattori genetici, ma le cause dell’affollamento e mal posizionamento dei denti in realtà possono essere molteplici:

  • perdita precoce dei denti da latte nei bambini;
  • perdita dei denti per eventi traumatici o patologie;
  • abitudini infantili scorrette: utilizzare assiduamente il ciuccio, succhiare il pollice, bere dal biberon dopo i 3 anni, spingere la lingua contro i denti;
  • otturazioni o incapsulamenti dentali non corretti;
  • crescita non favorevole della mandibola.

I problemi che i denti mal posizionati causano alla salute in generale

I denti malposizionati possono provocare un forte disagio estetico e importanti ripercussioni psicologiche sull’autostima della persona che ne è affetta e sulle relazioni interpersonali. Ma non è tutto. I denti storti, infatti, possono anche essere associati a:

  • problemi di digestione, poiché interferiscono negativamente sulla masticazione;
  • maggior rischio di carie e malattie parodontali (gengivite e parodontite), poiché rendendo difficile l’utilizzo dello spazzolino, il passaggio del filo interdentale e dello scovolino, favoriscono l’accumulo di placca e tartaro. I denti storti sono, quindi, un impedimento ad una corretta igiene orale;
  • respirazione orale anziché nasale, per difficoltà nel chiudere correttamente le labbra.

L’ortodonzia: rivoluziona il tuo sorriso

Le conseguenze, come è facile intuire, possono colpire gli adolescenti così come gli adulti. Ecco perché le soluzioni che permettono di riallineare correttamente i denti sono rivolte a tutti, indipendentemente dall’età. Ovviamente l’unico professionista competente in materia di riallineamento dentale è l’odontoiatra. È a lui che ci si deve rivolgere per correggere questo difetto. Sarà sempre lui, nel caso, a coinvolgere direttamente un collega specializzato in ortodonzia o a indirizzare il paziente verso il suo studio. L’ortodonzia, infatti, è quella branca dell’odontoiatria specializzata nella risoluzione di problemi di disallineamento e malocclusione dei denti. Ogni paziente necessita di uno studio specifico della sua situazione ortodontica e della relativa soluzione personalizzata. Saranno quindi necessarie, nella fase preliminare, tutta una serie di azioni per valutare la malocclusione specifica effettuando un vero e proprio studio del caso: la presa delle impronte delle arcate dentali – inferiore e superiore , le radiografie del cranio), le fotografie dei denti, la radiografia panoramica della bocca.

Esistono soluzioni ortodontiche sia per grandi che per piccini

Oggi le tecniche ortodontiche permettono di scegliere tra numerose soluzioni, a seconda della gravità del caso, delle tempistiche, dell’età del paziente, delle sue esigenze estetiche e non solo.

I cosiddetti apparecchi ortodontici si possono suddividere in due macrocategorie:

  • apparecchi fissi: sono applicati ai denti attraverso un processo di incollaggio e non possono essere rimossi, se non dal dentista. Sono la soluzione più conosciuta ed utilizzata per risolvere l’allineamento dei denti. Sono costituiti da speciali placchette (brackets) metalliche o in materiale ceramico trasparente incollate sui singoli denti e legate tra di loro da un filo metallico, responsabile dello spostamento dei denti. In alcuni casi, le placchette possono essere posizionate sulla superficie interna del dente, anziché su quella esterna, così da risultare invisibili. Un’altra soluzione fissa, ma invisibile, è l’apparecchio linguale e in questo caso non sono necessari i brackets.
  • apparecchi mobili: sono rimovibili in modo autonomo dal paziente in occasione per esempio dei pasti e della pulizia orale ordinaria. Tra questi possiamo trovare sia soluzioni invisibili, i cosiddetti allineatori invisibili o mascherine, oppure più invasive. In ogni caso, gli apparecchi rimovibili, possono avere una diversa funzione specifica: squisitamente meccanica, se sfruttano la forza esercitata da viti, molle e archi per riallineare i denti; funzionale, se agiscono sia sullo spostamento dei denti che sullo sviluppo delle ossa mascellari correggendo malocclusioni della bocca durante l’età dello sviluppo; di contenzione, se servono per mantenere i denti dritti al termine di un trattamento ortodontico al fine di ridurre il rischio di recidiva.

Gli allineatori invisibili

Fin dalla loro introduzione in commercio, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000, gli allineatori invisibili sono stati percepiti come un sistema rivoluzionario ed efficace per la risoluzione di alcuni disallineamenti, al pari degli apparecchi tradizionali, fissi o mobili. La loro diffusione è stata inoltre favorita da un contesto sociale in cui si stavano avvenendo profondi cambiamenti. La grande tendenza dell’odontoiatria estetica, con faccette, trattamenti sbiancanti e altro ancora, ha favorito l’allargamento della domanda soprattutto tra i pazienti adulti, molto sensibili al tema dell’invisibilità del prodotto e della rapidità del trattamento. La diffusione è stata inoltre favorita da un altro trend, quello del “paziente evoluto”:  un soggetto sempre più informato e consapevole delle correlazioni tra problemi ortodontici e salute in generale.

Il supporto tecnologico in ortodonzia

A questi fenomeni si deve aggiungere l’avvento di nuove tecnologie che hanno permesso, da un lato, di facilitare il compito del dentista e la sua comunicazione con i pazienti, dall’altro l’incremento di persone, anche in età adulta, interessate a correggere il loro difetto poiché è migliorata la compliance nei confronti delle soluzioni proposte. Basti pensare alla presa delle impronte, ovvero il calco di una o entrambe le arcate, che può avvenire o in maniera tradizionale attraverso l’utilizzo di speciali paste – non tutti i pazienti le tollerano, talvolta può provocare sensazione di soffocamento, sapore fastidioso, nausea fino ai conati di vomito – oppure attraverso la nuova tecnologia dello scanner intraorale, che permette al dentista in pochi minuti di ottenere sul proprio computer un modello 3D della bocca del paziente estremamente preciso.

Grazie ai nuovi e sempre più evoluti software di «digital smile design» è da qualche anno possibile programmare l’intero trattamento ortodontico. Il sistema simula tutte le fasi di allineamento sino al risultato finale, calcolando le tempistiche e mostrando in anteprima ai pazienti la riabilitazione estetica che potrebbero ottenere. Ulteriori innovazioni sono state apportate ai materiali utilizzati per la realizzazione degli allineatori invisibili: sempre più trasparenti, resistenti, flessibili e confortevoli per il paziente. Ancora una volta la tecnologia va incontro alle esigenze dei dentisti e dei loro pazienti, anche in ambito ortodontico.

Sorriso e benessere

Qualunque sia il motivo che spinge a raddrizzare i denti – il matrimonio imminente, un infortunio, migliorare l’autostima – non abbiamo scuse: la salute in generale passa attraverso la bocca, meglio ancora se con una dentatura perfetta!

Fumo e salute dei denti: ecco cosa dovresti sapere

Prima è stato limitato nei locali, creando delle sale dedicate a chi ne faceva uso. Poi la legge lo ha proibito nei luoghi chiusi frequentati dalla gente come uffici o ristoranti. Adesso a Milano è stato vietato anche in luoghi aperti come parchi o fermate di bus e tram. Parliamo del fumo e di come ha inciso sulla vita di molti. Sì, perché tutti abbiamo avuto l’amico fumatore, il nonno che non ne poteva fare a meno o l’insegnante che rientrava dalla pausa e riempiva la stanza con l’odore tipico delle sigarette impregnando l’aria. Inoltre, tutti ne ricordiamo gli effetti: denti gialli, alito cattivo, problemi respiratori e tanto altro. Un aspetto sicuramente da sottolineare è il legame del fumo con il Covid-19! Ma partiamo dalle basi.

Perché il fumo danneggia i denti

Se è ormai consueto parlare degli effetti del fumo sulla salute in generale, dall’altro lato sono poche le persone che conoscono le conseguenze che questo ha sui denti. Si sa molto sul fumo e l’apparato respiratorio, riproduttivo e cardio-vascolare, ma probabilmente non tutti sanno che il fumo è uno delle cause principali del tumore alla bocca. Inoltre, un eccessivo consumo di tabacco provoca danni alla salute dei denti: da un lato, le sostanze citotossiche che contiene possono distruggere le cellule dei tessuti di sostegno ai denti, minacciando anche l’integrità degli impianti in titanio, dall’altro, compromette i denti anche a livello estetico. Nell’estetica del sorriso, oltre ai denti sono coinvolte  le gengive, che a causa del fumo, possono subire processi infiammatori che causano dolori, recessioni gengivali o parodontite. La dipendenza da nicotina, infine, provoca: alito cattivo, annullamento delle proprietà protettive della saliva, depositi di tartaro e ridotta capacità gustativa.

Fumo: il nemico del sorriso

Si può facilmente comprendere come la sigaretta sia nemica di un sorriso perfetto. Se sei o sei stato un fumatore, quante volte dopo aver rivisto una tua fotografia hai provato un senso di disagio a causa dei denti ingialliti dal fumo? Il fumo provoca, infatti, l’ingiallimento dei denti e ne rovina lo smalto con l’insorgenza di macchie. Questo avviene perché il tabacco contiene varie sostanze dannose come il catrame il cui consumo quotidiano lascia sui denti residui che deteriorano lo smalto e favoriscono i depositi di tartaro. Per far fronte a questo problema, per quanto ovvia, la soluzione sarebbe quella di smettere di fumare. Dopo di che, ci sono anche dei trattamenti che limitano l’effetto danno. Per esempio, la pulizia professionale dei denti per rimediare al loro ingiallimento, nota come Air Flow, oggi facilmente eseguibile con utilizzo di delicate polveri sbiancanti tramite air flow. Durante il trattamento, l’utilizzo di un getto di acqua e bicarbonato ad alta pressione porta all’effetto sbiancante. Se è vero che questa tecnica consente di eliminare le macchie gialle, di certo non può proteggere in maniera definitiva i denti dai successivi effetti del fumo.

A rischio densità ossea e impianti

Ma la nicotina ha un effetto nocivo anche sulla densità ossea poiché tende a diminuirla. Cosa significa? Espone i tessuti ossei in cui sono inseriti i denti a maggiori rischi. I fumatori più incalliti, che dopo anni si ritrovano a perdere i denti, difficilmente possono sperare di ricompensare la loro perdita con l’implantologia. Innanzitutto, il fumo può compromettere la riuscita di un impianto poiché aumenta il rischio di infezioni e quindi di complicanze . Se non si smette di fumare infatti, si può perdere l’impianto a causa della perimplatite: un’infiammazione della mucosa che, creando delle tasche intorno ai denti artificiali, minaccia la solidità dell’impianto attraverso la perdita dell’osso che lo circonda. Infine, dato che il fumo riduce l’ossigeno nel sangue, compromette i processi di rimarginazione delle ferite, andando a rappresentare una controindicazione per le operazioni che richiedono una rigenerazione ossea.

“Da quando fumo ho l’alito cattivo”

Il tabacco provoca anche una sgradevole alitosi, avvertibile facilmente già quando il paziente si siede sulla poltrona odontoiatrica. L’alitosi si sviluppa perché le sostanze tossiche contenute nelle sigarette si depositano sui denti e vengono assorbite dalle mucose della bocca. Inoltre, l’assunzione del fumo provoca una riduzione della salivazione che, tra le varie funzioni, ha anche quella di lavare i batteri all’interno della bocca. Quando questa è scarsa, i batteri possono accumularsi più facilmente e produrre i gas solforati responsabili dell’alitosi. Paradossalmente, il disagio provato a causa dell’alito cattivo induce il fumatore ad eccedere nel consumo di mentine e chewing-gum. Queste ultime, in realtà, aggravano le erosioni dello smalto visto il contenuto di zucchero e di acido citrico.

Le principali patologie causate dal fumo

Il fumo può peggiorare patologie che minacciano il benessere orale come gengivite e parodontite. L’aumento di placca, tartaro e batteri, conduce infatti al rischio di infiammazioni gengivali al parodonto, l’insieme dei tessuti che sono alla base di un dente. La parodontite, se sottovalutata e non curata in tempo, può portare anche alla perdita di un dente. Una probabilità 3 volte più alta tra i fumatori rispetto a soggetti che conducono stili di vita più sani. Ancora, il tabacco, in tutte le sue forme, causa cancro orale. Basti pensare che oltre l’80% di tutti i carcinomi orali è attribuibile all’uso di tabacco. Il cancro orale include quello del labbro, della lingua, della gengiva, delle mucose della bocca e dell’oro-faringe, ovvero la parte iniziale della gola. Chiaramente, l’associazione tra cancro orale e tabacco è strettamente dipendente dalla dose, dalla durata e dalla modalità di esposizione.

Fumo e Covid: quale legame?

Il consumo di sigarette è nocivo per tutto l’organismo e aumenta il rischio di contrarre anche infezioni respiratorie. Fumare altera la funzionalità polmonare e rende più difficile al corpo combattere le infezioni: sono molti infatti i casi di fumatori che presentano polmoniti croniche o difficoltà respiratorie. Alcuni studi evidenziano che i fumatori presentano un rischio superiore di contrarre malattie respiratorie e tra queste vi è anche il Covid-19. Il fumo rappresenta sicuramente un fattore di rischio nelle malattie cardiovascolari e le ricerche dimostrano che i fumatori con malattie cardiovascolari pregresse risultano ancora più vulnerabili. Nonostante la diffusione sempre più elevata del vaccino e del piano messo in atto per poter vaccinare la popolazione, l’impatto della malattia sui fumatori in salute oppure con patologie pregresse risulta più elevato rispetto a chi non fuma, portando i primi incontro a un rischio maggiore di sviluppare complicanze più gravi. Smettere di fumare è l’unica soluzione per poter aiutare il proprio organismo ad affrontare le infezioni.

Anche al fumo c’è rimedio

È indubbiamente complicato smettere di fumare improvvisamente. Però, dopo una conoscenza più approfondita sui danni del fumo sui denti, la difficoltà può essere ridotta con l’ausilio di supporti, primo tra tutti il dentista. Voler smettere di fumare è già un passo importante verso il miglioramento della propria salute. Per questo motivo si consiglia vivamente di contattare un professionista. Questo ti aiuterà motivandoti e dandoti consigli su come mantenere denti e bocca il più puliti possibile. Intanto, nella pratica quotidiana, ricorda che mantenere una buona igiene orale è già segno di cambiamento: lava spesso i denti con un dentifricio al fluoro e passa il filo interdentale ogni giorno, ti aiuterà a prevenire la carie o la malattia parodontale. Ricorda: non è mai troppo tardi iniziare un nuovo percorso!

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Parodontite, ecco gli stili di vita non salutari che influenzano negativamente la salute della bocca

Quante volte hai sentito la frase “Prevenire è meglio che curare”? A volte si è fin troppo abusato di questo detto, ma quando si parla di salute orale è un evergreen. Per stare bene è necessario prendersi cura di se stessi! Infatti, anche se pensi di essere completamente in salute, ci sono alcune patologie che in modo subdolo potrebbero star facendo il proprio corso, senza la manifestazione di alcun sintomo. Tra queste vi è la parodontite. Ma cos’è esattamente e da cosa ha origine? Come si cura la parodontite e in che modo è possibile prevenirla?

Cos’è la parodontite e come si manifesta

La parodontite è un problema di salute globale che colpisce il 60% della popolazione adulta dopo i 35-40 anni. È una malattia infiammatoria che interessa le gengive. La parodontite è però da intendersi come lo stato finale della patologia gengivale. Il primo stadio di questa malattia è la gengivite che, se non curata, può degenerare in parodontite progressiva e distruttiva. Quest’ultima interessa e danneggia i tessuti più profondi (ovvero il legamento paradontale e l’osso alveolare), procura una progressiva mobilità dei denti, con la loro  probabile conseguente perdita. Nell’evoluzione di queste fasi, è possibile individuare alcuni sintomi più comuni:

  • sanguinamento spontaneo o  provocato dallo spazzolino;
  • gonfiore diffuso delle gengive con formazione di piccoli ascessi;
  • spostamento dei denti;
  • alitosi

Quante volte, infatti, spazzolando i denti al mattino o mordicchiando una matita a lavoro hai percepito il sapore di sangue in bocca? Sicuramente non è un buon segnale! Al manifestarsi dei primi sintomi l’intervento del dentista è fondamentale! Si, perché l’odontoiatra potrà verificare l’avanzamento dell’infiammazione e l’eventuale formazione della tasca parodontale. La tasca parodontale è il luogo in cui si annidano placca e tartaro, provocando da una parte danni alle strutture che sostengono la radice del dente, e dall’altra compromettendo l’estetica del tuo sorriso.

Parodontite: l’influenza negativa delle cattive abitudini

La parodontite, conosciuta comunemente con il più diffuso termine di piorrea, è spesso influenzata negativamente da comportamenti viziati e cattive abitudini. Un esempio? Sicuramente il tabagismo! Sapevi infatti che il fumo è il primo fattore di rischio ambientale per la malattia parodontale? Il fumo di sigaretta, infatti, aumenta il rischio di sviluppare la malattia che colpisce le gengive. Non fanno eccezione il fumo di pipa e sigari, così come l’uso di tabacco masticabile oppure l’uso di sigarette elettroniche! Inoltre, nonostante sia tra le cause che maggiormente aggravano la parodontite, spesso il fumo attenua i sintomi dell’infiammazione, nascondendo di fatto la gravità della parodontite, quando in realtà i fumatori sono i soggetti maggiormente a rischio. Tra le cattive abitudini possono essere inserite anche il consumo eccessivo di bevande alcoliche, una scorretta alimentazione ricca di zuccheri e carente di vitamine, e pratiche scorrette di igiene orale, troppa o troppo poca o mal eseguita. Dopo una stancante giornata, quando ormai si è già in pigiama e sotto le coperte, è sempre una seccatura trovare le energie per alzarsi e lavarsi i denti. È però importante mantenere questa buona abitudine perché altrimenti la salute orale può indebolirsi. Se infatti il tessuto paradontale, cioè le gengive e la struttura ossea che circonda il dente, soggette a infiammazione si indeboliscono, si potrebbe presentare il rischio di perdere i denti e di andare incontro a infezioni serie con riscontro negativo anche sulla salute generale

Quali sono le cause che portano alla parodontite

Come detto prima, il fumo e l’alcol rappresentano indubbiamente dei fattori ambientali di rischio. Ma quali sono le altre condizioni che espongono maggiormente alla piorrea?

  • Placca batterica: la colonizzazione di batteri sulle superfici dentali rappresenta il fattore principale per lo sviluppo della malattia parodontale.
  • Tartaro: il deposito dovuto alla placca batterica che rende vita facile alle infiammazioni.
  • Patologie sistemiche: alcune patologie che rendono i soggetti più suscettibili alla malattia parodontale sono: il diabete mellito, la sindrome di Down, l’artrite reumatoide, obesità e sindromi metaboliche. La parodontite può manifestarsi anche in concomitanza di alterazioni ormonali e a periodi di diminuzione delle difese immunitarie.
  • Familiarità: sebbene non si possa dire che la malattia paradontale sia ereditaria, esiste sicuramente familiarità. Infatti, tra i figli di coloro che hanno avuto (o hanno ancora) la patologia, le probabilità di esserne colpiti sono maggiori.

Esistono diversi tipi di parodontite

La parodontite non è uguale per tutti. In base all’età, alle zone della bocca interessate e all’aggressività della patologia vengono suddivise per stadio e per grado:

  1. Stadio: suddivide i pazienti in tre categorie I-II-III in base alla gravità della patologia, alla profondità del sondaggio, ai difetti ossei, alla mobilità e allo spostamento dei denti.
  2. Grado: suddivide  i pazienti  in tre categorie, A-B-C, valutando alcuni parametri legati alla età, alla gravità e alla velocità di progressione della patologia. I diversi gradi correlano il soggetto ai rischi del fumo, del diabete e alla infiammazione sistemica
  3. Estensione: indica su quanti denti della bocca è presente la parodontite. In questo modo suddividiamo i casi in generalizzati, localizzati o che interessano solo i molari e gli incisivi

L’importanza della prevenzione partendo dalla vita di tutti i giorni

Se nelle fasi iniziali questa malattia è asintomatica, sembra essere chiara una cosa, ovvero la necessità di sottoporsi a periodici controlli dal dentista o igienista dentale. Quando la tua auto inizia ad avere problemi o quando si accendono delle spie luminose, la prima cosa che fai non è chiamare il meccanico? Pensa alla bocca come un pezzo fondamentale del tuo corpo. È necessario che tutto funzioni bene per poter condurre una vita ottimale. Per questo al manifestarsi di alcune spie, come gengive gonfie ed arrossate, frequente sanguinamento spontaneo o causato dallo spazzolamento, dolori e sensazione di alito pesante è necessario prenotare un appuntamento dal tuo dentista di fiducia. Ma intanto cosa si può fare? Prevenire la malattia parodontale implica innanzitutto il controllo della placca dentale. Recarsi dal proprio dentista o igienista dentale, in tal senso, serve anche per ricevere le giuste dritte circa le tecniche di igiene orale domiciliare. Infatti, nella vita di tutti i giorni è possibile implementare con molta facilità sane abitudini di pulizia della bocca. Queste, oltre a mantenerla in salute, sono il primo strumento di prevenzione della malattia parodontale. Ad esempio, l’uso dello spazzolino elettrico e dei collutori è il primo ausilio che contrasta la formazione della placca. Gli spazzolini elettrici, quelli a testina tonda e movimento oscillante, se utilizzati correttamente, possono rimuovere la placca più efficacemente degli spazzolini manuali. Ma anche gli sciacqui con collutori a base di clorexidina, se prescritti dal proprio dentista, sono efficaci nella riduzione della placca e per tenere lontano il rischio di sviluppare gengiviti.

La terapia di recupero

Se si è affetti da parodontite esistono delle soluzioni! È infatti possibile effettuare terapie di recupero quando la parodontite ha manifestato i suoi effetti e i suoi danni. In queste situazioni, infatti, il parodontologo, l’odontoiatra specializzato nella prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie parodontali, interviene per far sì che la malattia non produca ulteriori danni diventando più grave. Prima di ogni cosa, il dentista individua il livello di aggressività e gravità della parodontite. Dopo di che, passa alla eliminazione della placca batterica e del tartaro attorno ai denti e alle radici utilizzando strumenti manuali o ultrasonici. Esegue cioè quella terapia che prende il nome di scaling e root planing, procedure di pulizia profonda che hanno l’obiettivo di eliminare, o quantomeno ridurre, le tasche parodontali. I risultati sono davvero eccellenti, dal momento che le gengive tornano rosee, non sono più gonfie e sanguinanti e la mobilità dentale o diminuisce o scompare del tutto. Nel caso in cui questa terapia iniziale non dovesse dare i risultati sperati, bisogna passare ai trattamenti chirurgici che eliminino le tasche parodontali e, se possibile, rigenerano i tessuti parodontali distrutti.

Bocca in salute? Si può, seguendo i nostri consigli!

Chi vuole seguire una routine quotidiana che assicuri una bocca in salute dovrebbe prima di tutto cercare di non eccedere con le cattive abitudini e mettere in pratica questi semplici consigli:

  • Lavare i denti con spazzolino e dentifricio dopo ogni pasto per circa 2-3 minuti, spazzolando in maniera accurata sia quelli anteriori sia quelli posteriori. Al supermercato cosa è meglio scegliere? È meglio preferire uno spazzolino, meglio se elettrico,  con setole morbide in grado di arrivare in tutte le zone della bocca. Ricorda: lo spazzolino va sostituito ogni tre mesi! Per quanto riguarda il dentifricio, è meglio sceglierne uno a base di fluoro che rende lo smalto più resistente e lo protegge dall’azione demineralizzante degli acidi della placca batterica.
  • Completare la pulizia dei denti usando con regolarità il filo interdentale o lo scovolino, due validi alleati per eliminare la placca batterica dalle zone interdentali che non possono essere raggiunte dalle setole dello spazzolino. Così facendo anche l’alito ne gioverà!
  • Ridurre il consumo di dolciumi o di altri cibi ricchi di zuccheri per diminuire la formazione della placca batterica.
  • Seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura e di alimenti che contengono vitamine e minerali essenziali (vitamine C, A e D, calcio, fosforo, potassio, sodio, ferro e magnesio).

Non ti preoccupare: la parodontite può essere curata e tenuta sotto controllo. Cogli i primi campanelli d’allarme e vai dal tuo dentista con fiducia. La prevenzione è fondamentale: meno grave sarà la situazione di partenza, minori saranno i rischi per la tua bocca! Tornare a sorridere è possibile.

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Il portale web della SIdP – Società italiana di Parodontologia e implantologia, in cui trovare informazioni semplici, complete e autorevoli sui problemi di denti e gengive.

Salute orale: la prevenzione tra i buoni propositi del 2021

La salute orale come priorità del nuovo anno

Ci sono i lunedì per la dieta e poi c’è l’inizio dell’anno che vale come il più grande dei lunedì. Quante volte si è pensato di iniziare qualcosa o di ricominciare con una marcia in più partendo proprio dai primi giorni dell’anno? Il detox dopo le feste, l’iscrizione in palestra, dormire 8 ore a notte sono solo alcuni dei più comuni. E la salute orale? Dovrebbe entrare a pieno diritto tra i buoni propositi 2021. Infatti, rappresenta una condizione che influenza fortemente lo stato di salute e di benessere della persona.

Ecco perché non si può pensare di prendersene cura soltanto al presentarsi di una patologia. Per non parlare del fatto che le malattie del cavo orale colpiscono la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Esse sono strettamente legate alle abitudini igieniche e alimentari e sono provocate, per lo più, dai batteri contenuti nella placca. Da ciò si può comprendere come la mancanza di prevenzione porti alla carie e alle parodontopatie, con conseguenti disagi non solo funzionali ma anche estetici. La salute orale ha inoltre ripercussioni anche su fattori psicologici: la funzione dei denti non è limitata alla sola masticazione. Riflettendoci, infatti, per la loro collocazione e il rapporto con labbra, guance e lingua, i denti hanno un ruolo essenziale anche nella vita relazionale. Vi è mai capitato di sentirvi a disagio nel sorridere a causa di una bocca poco curata?

Come rimettere in forma il proprio sorriso

Chissà se potremo tornare in palestra in questo 2021. Al momento considerate uno dei luoghi in cui è più semplice fare assembramento, a chi più e a chi meno la volontà di tornare in palestra dopo le vacanze e sicuramente è venuta in mente. Sì perché siamo proprio nel momento in cui, dopo mesi chiusi in casa o dopo le festività, abbiamo bisogno o voglia di rimetterci in forma. Esistono però anche altre priorità come quella di rimettere in forma il proprio sorriso. E cosa significa questo?

Sicuramente tornare dal dentista per una visita di controllo, ma anche di cambiare le proprie abitudini: ne beneficerà la propria linea ma anche la salute dei propri denti. Se infatti si volessero rivedere i propri stili, un punto di partenza potrebbe essere quello di tenere sotto controllo o eliminare del tutto le cattive abitudini. Sono diverse quelle che hanno un impatto negativo sulla salute della bocca: mangiarsi le unghie, digrignare i denti, stringere la mascella, spazzolare i denti in modo aggressivo o eccedere con il fumo. È bene non sottovalutare le abitudini, perché, pur sembrando innocue, potrebbero essere in realtà la causa di grossi danni ai denti. Cambiare le tue abitudini e nella lista dei buoni propositi per l’anno nuovo?

Perché andare dal dentista frequentemente

La chiave per avere una bocca in salute è sicuramente la prevenzione. Possiamo definire la prevenzione come la terapia che si può mettere in atto quotidianamente e a casa. La prevenzione delle malattie dei denti e delle gengive infatti consiste in tutta quella serie di norme corrette legate alle pratiche di igiene orale e di una corretta alimentazione. Un notevole aiuto può certamente darlo il dentista. La prevenzione a casa infatti è sicuramente fondamentale per avere una bocca sana, ma recarsi frequentemente in uno studio dentistico è necessario per mantenere denti e gengive in salute.

Durante le sedute il dentista avrà cura di controllare l’eventuale presenza di carie, ma anche il benessere generale di bocca e gengive, escludendo la presenza di fattori quali il diabete o le carenze vitaminiche. Ancora, l’odontoiatra può esaminare il viso, l’arcata dentale, la saliva e i movimenti della mascella. Sono molti coloro che si domandano quanto spesso bisogna andare dal dentista. Premettendo che il numero perfetto non esiste, una buona regola può però essere quella dei sei mesi. Bambini, adolescenti e adulti dovrebbero sottoporsi a controlli semestrali. Invece, i pazienti con comprovate malattie gengivali o orali dovrebbero andare dal dentista più frequentemente. Allo stesso tempo, sono opportune le sedute d’igiene orale professionale per la rimozione del tartaro, che spesso va a depositarsi nelle zone poco raggiungibili dal consueto spazzolamento dei denti.

La corretta alimentazione dopo le feste

Disintossicarsi da cibi dolci come cioccolate e panettoni dopo le feste è una prassi ormai conosciuta. Allora via ai minestroni, brodini, piatti a base di verdura e tutto ciò che aiuta a depurare il proprio organismo, anche i denti ti ringrazieranno. Si perché alcuni cibi più di altri aiutano a prevenire le malattie del cavo orale. Un esempio sono sicuramente le verdure in foglia che aiutano a detergere i denti, ma non solo. La corretta assunzione di vitamine aiuterà a proteggere la salute dei denti. Inizia al meglio questo nuovo anno, prenditi cura del tuo sorriso attraverso una corretta alimentazione e la prevenzione quotidiana delle malattie della bocca. Ricordati inoltre che il tuo dentista ti aspetta!

Prosecco, champagne: come brindano i nostri denti

Il Countdown sta per iniziare e salutare questo 2020 non ci dispiacerà. Sicuramente quest’anno è da classificare tra gli anni da dimenticare. Alcuni hanno già creato dei meme scherzandoci su. Indubbiamente le notizie positive quest’anno sono state davvero poche, ma la vita deve andare avanti. Come ogni anno tutti siamo pronti a stappare le nostre bollicine e festeggiare quello nuovo nell’augurio che sia migliore del precedente. Ma i vostri denti sono pronti a brindare?

Effetto di prosecco e champagne sui denti

Alcuni anni fa è girata sul web una notizia riguardante il pericolo che il prosecco rappresentava per i denti. Secondo alcuni studi infatti il prosecco veniva considerato un nemico dei denti, soprattutto se consumato in grandi quantità. Lo studio affermava che l’elevato contenuto di zuccheri, che caratterizza il prosecco, a lungo andare poteva provocare la caduta dei denti. Sempre in questo articolo veniva suggerito di prediligere il consumo di champagne, in quanto questo vino francese presenta meno zuccheri e perciò rappresenta un rischio minore per il sorriso. Nella realtà la lotta tra champagne e prosecco ha radici ben più solide e non sono legate alla salute orale. Per brindare al nuovo anno ognuno può scegliere la bevanda che preferisce. Spumante, prosecco o champagne sono sicuramente tra quelle più gettonate: in alto i calici!

Vino bianco o vino rosso?

C’è sicuramente chi non preferisce le bollicine, rivolgendo la propria scelta su un buon calice di vino. Ma il suo consumo non è legato soltanto al brindisi di fine anno. Durante queste festività, ma spesso anche durante occasioni speciali, un brindisi è d’obbligo. La scelta del vino è legata principalmente al piatto a cui è accostato. Generalmente si preferisce il vino rosso per accompagnare primi piatti saporiti o di carne, invece il vino bianco viene abbinato a piatti di pesce e formaggio. La scelta del vino, però, dovrebbe essere condizionata anche da altri fattori, come per esempio gli effetti sulla salute dei denti. Il vino è spesso considerato nemico della bocca perché a causa della sua colorazione può creare discromia e pigmentazione sullo smalto dentale. In realtà la presenza di polifenoli nel vino rosso rende la bevanda un alleato nella battaglia contro la placca.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry afferma infatti che il vino rosso non macchia i denti, mentre il vino bianco, con il suo pH acido, favorirebbe la demineralizzazione dei denti. Un eccessivo consumo di vino bianco rovinerebbe lo smalto dei denti esponendoli a diverse problematiche come macchie e carie. La scelta sicuramente dipende anche dai propri gusti: che sia bianco o rosso l’importante è moderarne il consumo.

E se si sceglie la birra?

Un po’ inconsueta per il brindisi di fine anno, ma da prendere in considerazione è anche la birra. Solitamente però il suo consumo è più legato al weekend e all’accostamento con la pizza. Ma la domanda lecita è: quali sono gli effetti della birra sui denti? Sicuramente molto dipende dal tipo di birra che si beve, un po’ come il vino…o meglio al contrario. Infatti, certi tipi di birra chiara che risultano più ricchi di calcio contribuiscono a rafforzare i denti. Le birre scure invece, che sono caratterizzate da una gradazione alcolica maggiore possono causare macchie ed erosioni dentali. Lo stesso ragionamento include le birre artigianali, che spesso presentano maggiori livelli di acidità. Anche in questo caso è il gusto che comanda, ma il nostro consiglio in ogni caso è quello di moderarne il consumo, senza eccedere.

Non dimentichiamo gli analcolici

Per i bambini o per gli astemi la scelta della bevanda per festeggiare l’anno nuovo e sicuramente una bibita analcolica. È risaputo che le bevande gassate analcoliche contengono molti zuccheri. Le bibite gassate sono caratterizzate da alti livelli di acidità. Se il consumo è frequente, lo smalto che entra in contatto con queste bevande si erode e il dente con il tempo diventa più sensibile, accelerando il processo di decadimento. Con il tempo si presenteranno demineralizzazione e carie. Consumare bibite gassate in maniera regolare significa esporre i denti a un bagno di zuccheri e alti livelli di acidità. Inutile dire che il consumo frequente di queste bevande mette a serio rischio la salute orale. Inoltre, l’elevato contenuto di zuccheri significa spesso anche un elevato apporto calorico. Dunque, un’assunzione giornaliera comprometterebbe una corretta assunzione calorica. Anche in questo caso il consiglio è quello di moderare il consumo e limitarlo ad occasioni particolari.

Cosa fare per limitare gli effetti

Niente paura, stiamo già vivendo in un periodo di forti restrizioni, proprio per questo nessuno vieta di consumare queste bevande. La cosa fondamentale è quella di ridurre l’assunzione di prosecco, vino e bevande zuccherate selezionando le occasioni d’uso. Quando possibile il nostro suggerimento è quello di preferire l’assunzione di altre bevande contenenti meno zuccheri e acidi. Inoltre, si consiglia di non correre a lavarsi i denti subito dopo averle bevute. Immediatamente dopo aver finito di bere una di queste bibite, si potrà percepire una sensazione di ruvidità passando la lingua sulla superficie del dente. La bocca è già aggredita dagli acidi presenti nei liquidi ingeriti. Bisognerebbe aspettare circa 30 minuti affinché la saliva aiuti a regolarizzare il pH della bocca. È essenziale prendersi comunque cura dei denti bevendo un bicchiere d’acqua per aiutare la produzione di saliva. In seguito, sarà necessario utilizzare un dentifricio a base di fluoro per allentare la distruzione dello smalto dentale ed allo stesso tempo aiutare la rimineralizzazione. Infine, di spazzolare in modo accurato i denti ed effettuare le corrette manovre di igiene orale utilizzando il filo interdentale.

In alto i calici

Prenditi cura della bocca ogni giorno, anche durante le festività, vedrai che ti ringrazierà. Ora, però, è il momento di festeggiare! Scegli la tua bevanda preferita e tieni sott’occhio l’orologio. Pensa a tutto ciò che ci stiamo lasciando alle spalle e brinda insieme a noi al nuovo anno.

Felice anno nuovo!

Piccoli consigli per festeggiare il Natale con il sorriso

Questo Natale sarà sicuramente diverso da quelli precedenti, la cosa però non ci deve spaventare. La pandemia ha condizionato molti aspetti della vita quotidiana e con essi anche alcuni legati ai momenti straordinari. Il Natale viene sentito dalle persone in modo diverso: c’è chi lo odia, un po’ come Scrooge, il famoso personaggio del racconto Canto di Natale, chi invece pensa solo ai regali, mentre per molti altri è un momento magico da trascorrere in famiglia, uniti sotto lo stesso tetto, o per meglio dire intorno allo stesso tavolo. Se quest’anno però a causa di forza maggiore ognuno di noi ha dovuto sacrificare la propria tradizione, per seguire le indicazioni del distanziamento sociale evitando assembramenti, non significa che sia necessario rinunciare a tutto.

Un Natale diverso, o forse no

Gli aperitivi e le cene tra colleghi quest’anno sono sicuramente sospese per la gioia di alcuni e per il dispiacere di altri. Se negli anni precedenti dal punto di vista culinario il Natale iniziava qualche giorno prima, quest’anno possiamo dire che almeno la nostra linea non ne risentirà eccessivamente. Chi riuscirà a passare il Natale in famiglia sa però che non è così semplice lasciare una bella tavola imbandita. I dolci sono sicuramente uno dei tratti più caratteristici delle festività natalizie. Durante le vacanze invernali, che ci si trovi da soli o in compagnia dei propri cari, si è continuamente tentati da cioccolatini, panettoni, torroni e pandori, senza tralasciare tutti quei dolci tipici di ogni regione.

La salute orale però non deve essere messa in secondo piano: purtroppo non possiamo chiedere a Babbo Natale un sorriso nuovo. Per preservare la salute della bocca è fondamentale seguire alcuni consigli anche durante le vacanze.

Mantieni le stesse abitudini

A volte quando si è a casa da scuola o dal lavoro, alcune buone abitudini vengono meno, questo perché possono non rientrare in quella routine quotidiana che invece caratterizza le giornate lavorative o scolastiche. Ai più piccoli viene spesso chiesto di raccontare come è strutturata una loro giornata tipo! Quello che dicono subito è “Mi alzo, faccio colazione e mi lavo i denti, mi preparo e vado a scuola”. Quando si è in vacanza invece, la routine cambia e le buone abitudini a volte vengono messe da parte. Ci si dimentica di lavare i denti, ma c’è anche chi invece passa l’intera giornata in pigiama. Il consiglio più importante è quello di sforzarsi di mantenere delle buone abitudini anche quando non si deve uscire. Infatti a volte l’igiene orale passa in secondo piano, distratti da videogiochi, compiti delle vacanze, ma anche serie TV o nuove ricette da sperimentare.

Quando finisce il pranzo è già l’ora delle merenda

Durante le vacanze di Natale è normale mangiare di più rispetto al resto dell’anno. Questo è dovuto a causa di un susseguirsi di diverse giornate intense, per così dire. C’è il cenone della vigilia, il pranzo di Natale, chi si abbuffa anche a Santo Stefano e chi invece dedica l’intera settimana ai festeggiamenti. Questo significa passare molto tempo a tavola e iniziare a confondere il confine tra la fine del pranzo e l’inizio della merenda. Poi subentrano diversi spuntini, come ad esempio qualcosa da sgranocchiare durante la visione di un film oppure perché non aprire quel pandoro lì nell’angolo? Tutto ciò può in qualche modo compromettere l’igiene orale.

Proprio per questo consigliamo di mangiare tutto durante i pasti, ovviamente senza abbuffarsi più del necessario. Sarebbe meglio evitare di fare piccoli spuntini, molto spesso soprattutto con alimenti dolci, e di lavare i denti dopo ogni pasto. Per preservare la salute della bocca ed evitare l’accumulo di placca o la formazione di carie, il consiglio è quello di utilizzare spesso il filo interdentale, se non dopo ogni pasto, almeno una volta al giorno.

Conosci gli effetti dei dolci sui tuoi denti?

Solitamente la consistenza di un cibo non dovrebbe essere una grande preoccupazione per una bocca sana. Ci sono però alcuni cibi, soprattutto quelli particolarmente duri che possono essere causa di scheggiature. Nello specifico durante il periodo natalizio, il torrone e il croccante possono addirittura danneggiare lo smalto dei denti. Particolare attenzione devono fare soprattutto le persone che indossano una protesi dentale, in quanto potrebbe essere soggetta a rotture. Ci sono invece alcuni cibi particolarmente morbidi che possono addirittura attaccarsi ai denti e risultare difficili da rimuovere. Questi cibi, se non sono opportunamente spazzolati via attraverso un movimento meccanico e corretto dello spazzolino, rischiano di essere la causa principale della formazione delle carie.

Non solo dolci

Si sa che questo sarà sicuramente un periodo dedicato all’esagerazione. Le tavole imbandite di primi piatti sorprendenti, di secondi appetitosi e di tanti tanti dolci non devono far dimenticare le regole per una corretta alimentazione. No, non stiamo parlando di seguire una dieta specifica, anche perché raccoglieremo soltanto tante critiche. Molti hanno dedicato sforzi e impegno per arrivare in forma al Natale e poter finalmente dare fondo al proprio stomaco. Quello che suggeriamo è di aggiungere ai pasti qualche alimento utile a proteggere i denti. Si tratta di carote, broccoli e sedano che sono in grado di aiutare la bocca a produrre più saliva ed eliminare i batteri. Sono ben visti anche alimenti come la verdura in foglie che aiuta a mantenere I denti puliti. Quindi perché non accompagnare un bell’arrosto con un contorno di insalata?

Come avere una bocca sana anche a Natale

Vacanze o ferie, la salute orale è messa a rischio e i pericoli sono sempre in agguato. Per poter passare le festività nel modo più spensierato possibile, il nostro consiglio è quindi quello di prendersi cura della propria bocca quotidianamente. Dopo le festività non dimenticarti di prenotare una piccola visita di controllo dal tuo dentista, soprattutto se è un po’ di tempo che non lo vedi. Ti suggeriamo di seguire i suoi consigli, in fatto di salute orale sicuramente non puoi sbagliare! Visite di controllo periodiche aiutano a mantenere una bocca sana e a potersi permettere di esagerare ogni tanto, soprattutto se si seguono buone abitudini quotidiane. Non mettere la tua salute orale in secondo piano!

Otturazioni: tutti i modi per trattare le carie

Ricordate Squalo? Il personaggio della saga di James Bond con i denti d’acciaio? L’effetto dei restauri dentali del passato era esteticamente molto simile alla dentatura di quel bruto personaggio. Il materiale più usato per le otturazioni era, infatti, l’amalgama d’argento. Queste otturazioni, proprio per il colore, erano anche definite otturazioni in piombo o piombature, nonostante la totale assenza di piombo all’interno della lega. In realtà il materiale, chiamato comunemente amalgama, era costituito da una lega metallica di argento, stagno, mercurio, rame e presentava una elevata resistenza meccanica. Ai giorni d’oggi questa soluzione è stata quasi definitivamente abbandonata per lasciare spazio a materiali che garantiscono un risultato estetico decisamente migliore e accettabile per il paziente, ovvero le cosiddette otturazioni bianche.

Cos’è l’otturazione?

L’otturazione è una procedura eseguita dal dentista per ripristinare la funzionalità e la forma di un dente compromesso/danneggiato da una carie. Rientra in quelle pratiche dell’odontoiatria definita “conservativa” proprio perché il dente viene mantenuto nella sua sede originaria e riparato, evitando così l’estrazione. L’otturazione dentale ha una duplice funzione: di ripristino (struttura, morfologia e integrità), ma anche di prevenzione; sigillando con il materiale apposito gli spazi in cui possono penetrare i batteri, evita infatti il formarsi di nuove carie. Prima di procedere con l’otturazione però il dentista dovrà rimuovere accuratamente il tessuto “malato” e pulire l’area del dente “contaminata”. Successivamente potrà riempire, ovvero “chiudere” la cavità pulita con il materiale scelto per l’otturazione.

Perché evitare l’amalgama?

L’utilizzo dell’amalgama, soprattutto per la presenza di mercurio all’interno della composizione, è stato oggetto di numerosi e lunghi dibattiti nell’ambiente scientifico. Da un lato, è indubbiamente vero che questo metallo pesante può essere correlato all’insorgenza di determinate patologie sistemiche, dall’altro non esistono evidenze scientifiche che dimostrino la correlazione tra il mercurio contenuto nelle otturazioni in amalgama e l’insorgenza di tali patologie. Sta di fatto che i Paesi Scandinavi (Norvegia, Finlandia e Svezia), a fine anni Novanta, hanno deciso di vietare l’uso di tale materiale, prettamente per ragioni ecologiche (gli scarti di amalgama se gestiti erroneamente possono inquinare l’ambiente). La FDA – Food and Drugs Administration – ovvero l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici recentemente si è allineato con le decisioni prese dai Paesi Scandinavi citati. L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – invece sconsiglia l’uso dell’amalgama per motivi puramente precauzionali soprattutto in caso di gravidanza, allattamento, bambini al di sotto dei sei anni e pazienti nefropatici (che presentano malfunzionamento renale), immunodepressi o allergici. L’Italia, in assenza di dati scientifici definitivi, ha deciso di seguire le indicazioni dell’OMS e infatti, già nel 2016, solo il 4,6% delle otturazioni venivano realizzate con amalgama.

I diversi tipi di otturazione

La ricerca negli ultimi anni ha permesso di ottenere importanti innovazioni in termini di materiali.  Sono stati, infatti, sviluppati materiali su base resinosa biocompatibili e resistenti, ideali per sostituire l’amalgama. Generalmente sono più costosi rispetto a quest’ultima, ma il livello estetico che garantiscono è decisamente migliore poiché la loro colorazione bianca permette un miglior mimetismo. Inoltre, questi materiali possono essere “incollati” al dente senza dover preparare la cavità in maniera geometrica (preparazioni aggressive) come avviene necessariamente nel caso di restauro con amalgama. I materiali con cui il dente può essere riempito sono quindi differenti in termini di composizione, costo e durata nel tempo. Tra i più utilizzati:

  • l’amalgama, come detto, è costituita da una lega metallica di argento, stagno, mercurio, rame. Per il suo tipico colore metallico è utilizzata soprattutto per le otturazioni dei denti posteriori, meno visibili. Molto utilizzata ancora in Paesi come l’Inghilterra e la Francia
  • l’otturazione in oro è ben tollerata dai tessuti gengivali e ha una lunga durata nel tempo. Di contro presenta un costo di realizzazione molto elevato, come è facile immaginare
  • l’otturazione in composito (resine) anche detta otturazione bianca, è esteticamente molto accettabile e rende possibile la scelta della cromia adattandola a quella dei denti naturali
  • la ricostruzione in porcellana (intarsi), come nel caso del composito, dove la colorazione si avvicina a quella del dente e la lucentezza imita lo smalto dello stesso. Sono esteticamente molto belle, ma anche molto costose

Come avviene l’otturazione in composito?

Prima di procedere alla ricostruzione del dente con resine composite il dentista deve isolare con la diga di gomma il campo operatorio. La diga, infatti, serve ad evitare che la saliva comprometta l’efficacia dell’incollaggio della resina al dente stesso poiché gli adesivi sono estremamente sensibili all’umidità ed a proteggere il paziente dall’ingestione si sostanze irritanti. Dopo aver eliminato i tessuti lesi dalla carie, previa anestesia locale, si tratta il dente con un acido, così da renderlo microporoso e aumentare la superficie di adesione. Una volta applicato l’adesivo, il restauro in composito potrà incollarsi definitivamente al dente. L’utilizzo di una lampada con luce ad ultravioletti permette infine la perfetta solidificazione della resina composita.

Cosa fare delle vecchie amalgame?

Come detto la letteratura scientifica non ha, ad oggi, evidenze certe che dimostrino un legame fra patologie sistemiche e restauri dentali in amalgama. Le concentrazioni di mercurio liberate dai restauri in amalgama ben eseguiti non arrivano mai ad essere nocive per l’organismo. Attualmente non vi sono dunque indicazioni cliniche in merito alla sostituzione di restauri realizzati in amalgama per motivi di salute. I motivi che potrebbero spingere un paziente a voler sostituire l’amalgama con un’otturazione in composito sono di tipo estetico e “restaurativo”. Infatti, anche le otturazioni in amalgama, soprattutto se datate o non realizzate correttamente, potrebbero essere soggette a infiltrazioni dei margini, conseguente carie secondaria e devono pertanto essere sostituite. In questi casi, nel momento della rimozione, risulta indispensabile l’isolamento attraverso l’uso della diga di gomma per evitare l’aspirazione e/o l’ingestione del mercurio liberato.

Attenzione a non confondere le otturazioni con le sigillature, di cui parleremo in un prossimo articolo. La sigillatura, infatti, per quanto realizzata sempre con resine, è da considerarsi una misura preventiva, applicata in assenza di lesione cariosa. L’otturazione, invece, è una terapia curativa su denti che hanno già subito il processo carioso, a sottolineare, ancora una volta, quanto siano importanti la prevenzione e le visite di controllo periodiche dal proprio dentista di fiducia!?

Scopri AIC – Accademia Italiana di Conservativa

Scarica le schede validate da AIC, Accademia Italiana di Conservativa, dove vengono fornire informazioni semplificate ma controllate, riguardo alle principali affezioni della bocca e dei denti.

Sensibilità dentale: ecco perché l’inverno può essere un nemico

La sensibilità dentale e l’inverno

L’inverno è arrivato: pioggia, neve e basse temperature caratterizzano ormai le nostre giornate. Il freddo intenso tipico dei mesi invernali mette a dura prova il nostro organismo. A risentirne, però, possono essere anche i denti. Sì, perché anche loro possono avere freddo. Il brusco abbassamento di temperatura può favorire mal di denti e ipersensibilità dentale, soprattutto se lo smalto dei denti è logorato oppure le gengive si sono ritirate, in quel caso i denti rimangono molto sensibili al cambio di temperatura.

Perché i denti sono sensibili?

Sono moltissime le persone che soffrono di sensibilità dentale o ipersensibilità. Avere i denti sensibili è un disturbo caratterizzato dalla graduale esposizione della dentina, la parte più morbida e delicata del dente che si trova sotto lo smalto. La maggioranza degli individui interessati ha un’età compresa fra 20 e 50 anni. L’ipersensibilità dentale si manifesta d’estate, quando i denti entrano in contatto con bibite ghiacciate, ghiaccioli e gelati, oppure d’inverno a causa delle rigide temperature all’esterno o delle calde pietanze che si è soliti consumare per riscaldarsi. Il fastidio diventa dolore intenso anche durante o dopo l’assunzione di cibi e bevande troppo zuccherati.

Per quanto la sensibilità stagionale non sia dovute a fattori specifici, in generale è probabile che compaia per alcune cause patologiche:

  • bruxismo (link ad articolo già pubblicato)
  • carie
  • parodontite
  • trauma dentale maggiore o microtraumi ripetuti.

Tra le cause non patologiche invece rientrano:

  • scarsa igiene orale
  • uso di agenti sbiancanti
  • consumo frequente di cibi e bevande acidi
  • Recessione gengivale da spazzolamento troppo aggressivo e tecnicamente scorretto
  • Recessione gengivale da infiammazione gengivale.

Come curare l’ipersensibilità

Bisogna innanzitutto premettere che, in caso di alterata sensibilità di denti e gengive, è necessario rivolgersi al dentista. Solo un professionista può accertare, eventualmente, la presenza o l’assenza di cause patologiche come la carie, le fratture o la malattia paradontale. Detto questo, è possibile mettere in atto piccoli ma efficaci accorgimenti per contrastare la sensibilità dentale in inverno. Vediamoli insieme.

Alimentazione: quali cibi evitare

Il dolore acuto è consueto durante il consumo di bevande o cibi troppo caldi o freddi, a causa dell’escursione termica tra la bocca e ciò che si sta mangiando o bevendo. Proprio per questo, chi soffre di sensibilità dentale dovrebbe ridurre il consumo di gelati, ghiaccioli, bevande fredde, ma anche di succhi di frutta confezionati e bibite gassate. Ancora, sono da evitare alimenti acidi come latticini, fritture, agrumi o carni grasse. I cibi troppo caldi o acidi alterano il pH della bocca e attivano i nervi responsabili del dolore o del fastidio. Piuttosto, sono consigliati alimenti a temperatura ambiente, centrifughe di frutta e spremute o altre bevande preparate in casa. Inoltre, è importante assumere alimenti ricchi di vitamina A, C e potassio, per stimolare la produzione di calcio e ridurre quindi la sensibilità dentale.

Consigli pratici

Il primo passo da fare consiste nello scegliere uno spazzolino a setole morbide, elettrico e, meglio ancora, a batteria. Quest’ultimo permette un controllo maggiore della pressione rispetto ad altri spazzolini elettrici. A questo proposito, bisogna lavare i denti spazzolando delicatamente, evitando movimenti che si traducono in sfregamenti troppo vigorosi. Per quanto riguarda il dentifricio, è molto utile ricorrere a prodotti a base di fluoro e nitrato di potassio. Il fluoro è un valido alleato della mineralizzazione dello smalto dentale; il nitrato di potassio è un agente anti-sensibilità clinicamente testato. Vi sono anche collutori con nitrato di potassio in grado si assicurare una protezione extra. Per il loro utilizzo è bene chiedere consiglio al proprio dentista. Inoltre, l’uso quotidiano del filo interdentale e scovolino può o aiutare a prevenire (o a non esasperare) il problema.

I rimedi naturali

Il web è ricco di articoli e di contenuti che parlano di eventuali rimedi naturali utili a risolvere o tamponare il problema dell’ipersensibilità dentale. I consigli che vengono forniti riguardano oli essenziali in grado di rivelarsi un vero toccasana per i denti sensibili. Tra questi, l’olio essenziale di chiodi di garofano, dell’albero del tè e di cannella risultano avere ottime proprietà antisettiche. A volte sono gli stessi dentisti a indicare come possibile sollievo momentaneo dal dolore anche il bicarbonato di sodio, sciolto nell’acqua per effettuare degli sciacqui, o l’utilizzo di sale disciolto in acqua tiepida per dei i gargarismi.

Quanto indicato sicuramente non fa male, trattandosi di derivati naturali, ma non sono da considerarsi un rimedio definitivo al problema. I rimedi della nonna aiutano momentaneamente, ma la loro efficacia non è scientificamente provata. In ogni caso non sono da ritenersi una valida terapia da seguire quotidianamente per poter risolvere i problemi al cavo orale, né vanno a sostituire la terapia correttamente consigliata dal proprio dentista. Qualora dovessi riscontrare problemi di ipersensibilità consigliamo di prenotare una visita dal tuo odontoiatra di fiducia.

I rimedi alle cause patologiche

Per porre fine al fastidio derivante dall’ipersensibilità dentale è essenziale rivolgersi a un professionista. Solo il dentista infatti, grazie alla sua formazione, è in grado di captare i primi segni di una patologia che può avere cause nascoste. In caso di bruxismo, uno dei rimedi più validi contro l’ipersensibilità deriva dall’utilizzo del bite antibruxismo. Un dispositivo di gomma o plastica dura che, posto sull’arcata dentaria, impedisce il digrignamento dei denti. Quando invece il disturbo è dato da carie, gengivite e pulpite (infiammazione della polpa dentaria) è necessario che l’occhio esperto dell’odontoiatra possa indagare a fondo. Questo perché, stante alla patologia che ne è alla base, solo un professionista può stabilire il trattamento opportuno contro la sensibilità dentale.

Non trascurare il problema! Se il tuo fastidio con l’avanzare dell’inverno peggiora, ricordati di fissare al più presto un appuntamento dal tuo dentista. Eviterai l’insorgere di problematiche più serie. Inoltre, saprà consigliarti sul giusto trattamento e sui prodotti più adatti a te!