Bruxismo e Covid-19: quali conseguenze sui denti

Bruxismo e Covid

Le conseguenze del coronavirus si riflettono sulla salute dell’organismo in generale anche per coloro che non sono affetti dal virus. In che modo? Attraverso una scarsa prevenzione e il continuo rimandare delle visite di controllo. Anche chi sta bene si trova a risentire dello stress e dell’ansia causati da tutte quelle regole, restrizioni, paure e timori che si è costretti a vivere. Li chiamano Effetti collaterali da Covid: si tratta di tutte quelle conseguenze fisiche e psicologiche che la pandemia ha avuto e sta avendo ancora sulla vita di ciascuno. Tra questi vi sono sicuramente i problemi legati alla salute della bocca. Infatti la situazione di stress ha fatto sì che si registrasse un aumento considerevole di casi di bruxismo.

Cos’è il bruxismo?

Il bruxismo è un disturbo causato da ansia e stress che determina una progressiva usura dei denti. Si manifesta con la contrazione involontaria dei muscoli della masticazione. Una distinzione fondamentale è quella tra “bruxismo diurno” e “bruxismo notturno”, ma si deve anche distinguere tra il bruxismo del serrare i denti e quello del digrignare i denti. Si tratta di una condizione molto frequente durante la notte, talvolta così rumorosa che ad accorgersene per primo è il proprio partner, ed è associata ad un’intensa attività di risveglio nel sonno. Il bruxismo notturno è infatti legato alla vasta tipologia dei disturbi del sonno, in particolare ai “micro-risvegli” che segnano il passaggio dalle fasi di sonno profondo a quelle di sonno leggero. A lungo andare può portare, per esempio, al deterioramento delle superfici dentali, a fratture o a dolori alla mascella.

I sintomi del bruxismo sono da riscontrarsi in:

  • aumento della sensibilità dovuta alla perdita dello strato di smalto,
  • lesioni ed usura di uno o più denti,
  • dolori diffusi al capo (mascella, orecchie, testa, muscoli normalmente coinvolti nel processo di masticazione)

Ma quali sono, invece, le cause del bruxismo? Innanzitutto ansia e stress, ma anche l’insorgere di altri fattori: problemi emotivi e psicologici, disturbi del sonno, disallineamento delle arcate dentarie, risposta muscolare a malattia neurodegenerativa. Il fumo, il consumo di droghe, l’abuso di alcolici e caffeina, possono inoltre acuire il fenomeno.

Legame tra Bruxismo e Covid-19

Durante i mesi del lockdown, molte persone hanno indubbiamente avuto a che fare con diverse paure. L’emergenza sanitaria, con le sue implicazioni negative, ha favorito l’accentuarsi del bruxismo negli individui già sofferenti, e la nascita di nuovi casi tra chi non ne aveva mai sofferto. In ogni caso, gli specialisti che durante la prima fase di lockdown hanno seguito i pazienti interessati da questa patologia, hanno riscontrato due situazioni contrapposte. Da un lato, la chiusura forzata, il lavoro da remoto e, in generale, uno standby dalla vita frenetica, hanno affievolito i fastidi tra chi soffriva di bruxismo. Dall’altro lato, le persone che già ne soffrivano hanno convissuto con un inasprimento, causato da dolori e malessere psichico (per la perdita del lavoro, dei familiari ecc.). Inoltre, sempre lo stress emotivo ha fatto registrare nuovi casi tra chi finora non aveva mai sofferto di bruxismo. All’inizio della riapertura, è stato registrato un peggioramento delle condizioni orali e parodontali, insieme alla complicanza delle fratture dentali. Molte persone, quindi, tendono a somatizzare il disagio e lo stress a livello del cavo orale.

Come diagnosticare il bruxismo

Innanzitutto, la prima domanda da porsi è: c’è un modo per prevenire il bruxismo?  Sì. Le strategie di prevenzione comprendono i metodi per la riduzione dello stress, come per esempio, ascoltare la musica, fare un bagno caldo, fare attività fisica moderata e regolare. A livello alimentare è consigliato invece evitare alcolici, caffè e tè soprattutto dopo cena. Per quanto riguarda la diagnosi, è sufficiente una visita medica del dentista. È necessario chiedere l’aiuto di un esperto che ispezionerà la salute dei denti verificando l’usura, le lesioni e la sensibilità dei muscoli della mascella. Il dentista, in base all’esito della visita iniziale, potrebbe richiedere di effettuare altri esami per meglio indagare gli aspetti che causano il bruxismo.

Bruxismo: quali esami devo fare?

La radiografia ortopanoramica è il primo esame che il dentista richiederà per verificare problemi nell’allineamento delle arcate dentarie (malocclusione). Questo esame può essere utile anche per rivelare la presenza di carie, parodontite, danni ai tessuti interni del dente, come lesioni endodontiche, tipo granulomi apicali, o lesioni a carico delle ossa mascellari, ad esempio cisti o nuove formazioni in genere.

Una volta escluse possibili ulteriore patologie che interessano il cavo orale, il dentista potrebbe richiedere una polisonnografia. Si tratta di un esame specialistico eseguito da un esperto di Medicina e Igiene del sonno per verificare l’andamento del risposo notturno. Essa misura molti parametri: l’attività cerebrale, misurata con l’elettroencefalogramma (EEG), l’attività cardiaca, misurata dall’elettrocardiogramma (ECG), i movimenti oculari durante il sonno, registrati con l’elettrooculogramma (EOG) e l’attività muscolare analizzata con l’elettromiografia (EMG). Inoltre, la polisonnografia comprende il rilevamento del russamento, l’osservazione dei movimenti del torace e dell’addome, della posizione corporea, del flusso oronasale e della saturimetria, tramite un pulsiossimetro.

Come trattare il bruxismo

Una volta diagnosticato il bruxismo, si interviene per proteggere i denti, ma anche la qualità della vita e del risposo, che a loro volta possono incidere sulla salute cardiovascolare. I relativi trattamenti sono suddivisibili in 3 azioni differenti ma complementari.

  1. l’utilizzo di strumenti che consentono di evitare lo sfregamento notturno dei denti. Il dentista prescriverà dunque il bite, un paradenti da indossare mentre si dorme. Si tratta di un supporto per limitare i danni che il bruxismo cronico porta alle arcate dentali e alla bocca in generale;
  2. L’utilizzo di tecniche di rilassamento per alleviare lo stress. In alcuni casi si rende necessario l’uso della psicoterapia per contrastare i problemi emotivi alla base del disturbo;
  3. qualora gli esami lo evidenziassero, sarà necessario il ricorso a ulteriori cure dentali, per la correzione della malocclusione, per riallineare le mandibole e per ridurre i punti di contatto anomali tra i denti.

Riprendi in mano la tua salute

La pandemia sta condizionando la vita di tutti i giorni e la voglia di tornare alla normalità è tanta. A volte bisogna ricordare, però, che la normalità non è soltanto avere la possibilità di andare a mangiare al tuo ristorante preferito o di programmare il prossimo viaggio. Normalità significa anche prendersi cura di sé. La salute è importante e non puoi metterla da parte lasciandoti condizionare da eventi situazionali come il Covid-19.

Afte: cosa sono? Cause, cure e quando preoccuparsi

Afte della bocca: cosa sono?

Le afte della bocca sono delle piccole lesioni della mucosa orale di forma tondeggiante dal diametro che può variare dai 2 ai 5 mm. Se non curate adeguatamente possono superare anche il centimetro di diametro. Queste lesioni del cavo orale affliggono in media il 10% della popolazione italiana, colpendo prevalentemente i bambini in età pediatrica e le donne.

La parola afta ha origine dal greco e significa pustola, si tratta perciò di una lesione circoscritta della pelle a carattere passeggero.

Le afte del cavo orale si possono presentare all’interno delle guance, sulle gengive o sulla lingua. Si tratta di infezioni della bocca: sono facilmente riconoscibili perchè presentano un colore bianco lattiginoso nella prima fase di eruzione, per poi cambiare e manifestando un alone rossastro. La patina bianca è dovuta alla fibrina, una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue. Quando si rompe la mucosa orale entra in gioco e crea una patina viscosa sopra la ferita. Le afte orali possono essere singole o presentarsi in piccoli gruppi ravvicinati. Spesso si pensa di avere un’afta anche quando si presentano bolle sulla lingua, in realtà non è possibile che si sviluppino afte sulla lingua. In questi casi infatti l’alterazione della lingua è dovuta alla presenza del virus Herpes Simplex.

Se se afte si presentano ricorrenti a distanza di tempo regolare si parla di stomatiteaftosa recidivante.

Stomatite aftosa

La stomatite, o più precisamente stomatite aftosa recidivante, è un’infiammazione acuta e spesso cronica che interessa il cavo orale in maniera generalizzata. La stomatite è legata alla presenza di afte recidive e ricorrenti nella bocca.

La stomatite aftosa è un’infezione, non è contagiosa ed è una malattia curabile. È opportuno prevenire il peggioramento della situazione chiedendo consiglio al proprio medico di base e al proprio dentista di fiducia. I fattori scatenanti che causano questa infiammazione sono diversi, tra cui:

  • scarsa igiene orale
  • intolleranze alimentari
  • allergie
  • carenze nutrizionali
  • condizioni di elevato stress
  • malattie autoimmuni 
  • malattine genetiche
  • infezioni in corso

Afte cavo orale o stomatite: sono infiammazioni contagiose?

La presenza di afte nel cavo orale o di stomatite ulcerosa non deve limitare la vita di tutti i giorni. Infatti queste due infammazioni non sono contagione ma è sempre meglio evitare di condividere posate, bichierri, bottiglie e sopratutto lo spazzolino con altre persone per evitare di contrarre infezioni e malattie più pericolose e contagiose. Se infatti è già in atto un’infezione, l’organismo è già messo sotto stress. La presenza di altri elementi patogeni possono incrementare il rischio di complicanze.

Perchè vengono le afte? Quali sono le loro cause?

Le cause delle afte non sono ancora completamente conosciute. I fattori scatentanti che però possono incidere sulla loro insorgenza sono più che evidenti.
Le afte della bocca possono essere dovuti a piccoli traumi locali causati da movimenti non intenzionali durante la masticazione. In altre occasioni possono presentarsi piccole lesioni dovute dai braket dell’apparecchio ortodontico o microlesioni dovute da uno spazzolino usurato o utilizzato in maniera eccessivamente energica. In questi casi, essendo l’afta dovuta da una microlesione accidentale, guarirà velocemente e senza troppo fastidio in pochi giorni.

Se sfortunatamente non è così, si può andare a ricercare la causate di ulcerazioni in altri fattori. Alcuni di questi sono gli stessi fattori scatenanti della stomatite:

  • alimentazione non equilibrata che abusa di cibi molto piccanti e spezziati, grassi animali, frutta secca, mostarda, formaggio, cioccolato e alcolici.
  • in carenze nutrizionali dovute all’alimentazione scorretta o a difficoltà nell’assimilazione dei cibi. Nello specifico la letteratura scientifica riscontra lo sviluppo di afte sopratutto negli individui con carenza di zinco, ferro e vitamite (in particolare B12 e B9).
  • intolleranze alimentari. 
  • allergie.
  • condizioni di elevato stress.
  • malattie autoimmuni o assunzione di farmaci immunodepressori. Il diabete è una malattia autoimmune che spesso indebolisce la capacità di autoregolazione del cavo orale aumentando la possibilità così di sviluppare anche altre malattie infiammatorie come la gengivite, la parodontite e nel caso di portatori di impianti anche la perimplantite.
  • malattie croniche come la celiachia, il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, Lupus E.rimatoso Sistemico, Sindrome Di Behçet.
  • infezioni in corso uno fra tutti può essere la presenza del batterio Helicobacter pylory all’interno del cavo orale.
  • contatto diretto con oggetti sporchi o animali domestici. I bambini piccoli tendono a succhiare e a mettersi in bocca qualunche oggetto nuovo o che li incuriosce. Infatti in età pediatrica è molto comune ritrovare afte nei bambini.

Quali sono i sintomi delle afte?

Quando si hanno delle afte alla bocca spesso si avverte una sensazione di dolore e infiammazione già nei giorni prima che precedono la lacerazione della mucosa. Successivamente i sintomi possono essere:

  • Dolore, anche molto forte e puntuale, che diventa maggiormente intenso mentre si mangia, si parla o ci si spazzola i denti
  • Arrossamento nella zona ed eventuali perdite di sangue
  • Febbre (nel caso di afte grandi ed estese)
  • Gonfiore dei linfonodi sotto la mandibola

Afte cure efficaci per il cavo orale

Spesso le afte guariscono spontaneamente nel giro di 5-7 giorni. Quando ciò non accade e quando la manifestazione è particolarmente dolorosa, si può intervenire dietro consiglio e prescrizione del medico con:

  • Collutori che formano un film protettivo sopra le afte per previene il contatto con i cibi;
  • Applicazione di gel appositi, reperibili in farmacia, che prevengono il contatto con cibi e aiutano a rigenerare il tessuto lacerato

Afte rimedi naturali: si o no?

Nella coscienza comune spesso sono anche suggeriti rimedi naturali per la cura delle afte. A volte però si può rischiare di peggiorare la situazione. I rimedi della nonna solitamente coinvolgono impacchi di limone o applicazione di gel a base di aloe vera.

Come sempre una corretta igiene orale, la prevenzione professionale presso il proprio dentista di fiducia e un consulto, anche incrociato, con il proprio medico curante è sicuramente la soluzione più corretta per prendersi cura del proprio sorriso in modo sano.

Afta quando iniziare a preoccuparsi?

La presenza di afte nella bocca o di eventuali stomatiti aftose non devono essere considerati dei segnali d’allarme preoccupanti. Questo perchè l’insorgenza può essere causata da diversi fattori e spesso la prognosi è di pochi giorni. È necessario però contattare il medico se l’afta è accompagnata da febbre: in quel caso, più grave, potrebbe esserci un’infezione in corso o può rappresentare la presenza di  un’altra patologia per cui occorre un controllo approfondito.

Come si lavano i denti? Consigli per denti e gengive sane

Lavarsi i denti è un’attività che si dà per scontato: al mattino quando ci si alza e alla sera prima di andare a letto, presi da altri pensieri, non si da la giusta importanza a questo rituale. La pulizia dei denti è un passaggio molto importante per prendersi cura del proprio sorriso e delle proprie gengive. I denti spazzolati con cura tutti i giorni sono denti che rimarranno sani per più tempo e che daranno meno problemi con l’avanzare dell’età.

Perché si forma la placca?

I denti sminuzzano in maniera meccanica il cibo e la saliva inizia a scomporre tutti gli elementi di cui sono composti i cibi che ingeriamo per dare inizio alla digestione. Grazie ai movimenti della lingua il cibo viene spinto all’indietro verso l’esofago per iniziare il suo percorso di assimilazione e digestione da parte dell’intestino.

La placca, più specificamente chiamata anche placca batterica, non è altro che un aggregato di batteri nati dai resti di cibo presenti tra gli interstizi dentali. Questi batteri si ritrovano sotto forma di biofilm e sono in grado di rimanere adesi alle superfici dentali.

La placca e il tartaro a lungo andare possono cariare i denti erodendo la dentina. Se non curata la caria può arrivare alla polpa del dente, dove sono presenti i nervi, e farci perdere così l’elemento dentario.

Differenza tra placca e tartaro

La placca se non rimossa si trasforma in tartato. Il tartaro non è altro che la calcificazione della placca batterica sui denti. Il tartaro è più difficile da eliminare tramite la quotidiana pulizia dei denti e per rimuoverlo è necessario effettuare una o più sedute di igiene orale professionale.

L’igienista dentale, tramite strumenti specifici come l’ablatore a ultrasuoni, è in grado di rimuovere il tartaro velocemente e in maniera indolore, prevenendo così anche possibili malattie gengivali legate all’infiammazioni dei tessuti come la gengivite e la parodontite.

Come pulire bene i denti a casa?

La pulizia dei denti a casa è un momento molto importante per prendersi cura della propria salute orale. Per farlo correttamente sono necessari gli strumenti e le nozioni giuste per preservare il proprio sorriso.

Come spazzolare i denti in modo corretto con lo spazzolino manuale?

Per un corretto spazzolamento dei denti bisogna effettuare i giusti movimenti per circa 2-3 minuti. La tecnica spazzolamento denti corretta prevede di:

  • Iniziare dall’arcata superiore con movimenti rivolti dall’alto verso il basso. Lo spazzolino, inclinato di circa 45°, deve compiere un movimento delicato che spazzola via la placca dalle gengive verso la fine del dente. È importante tenere la bocca aperta per non trasportare la placca dall’arcata superiore a quella inferiore. Questo stesso movimento deve essere fatto per la parte interna dell’arcata. Quando si arriva nella sezione frontale degli incisivi basta ruotare lo spazzolino utilizzandolo con movimenti verticali.
  • Successivamente è necessario effettuare il medesimo movimento, ma specchiato, sull’arca inferiore. Lo spazzolino deve compiere un movimento fluido partendo dalla gengiva fino alla fine della parete verticale del dente. Anche in questo caso non bisogna dimenticarsi della parte interna delle arcate.
  • Solamente la parte masticatoria dei denti potrà essere pulita con movimenti orizzontali. È bene ricordarsi di usare un polso leggero durante tutti questi movimenti: non è la forza che imprimiamo a rimuovere la placca ma le setole che riescono a infilarsi nelle cavità e degli interstizi presenti sui e trai denti!

Per spazzolare in modo corretto i denti con lo spazzolino manuale è importante anche scegliere lo spazzolino giusto. In commercio ne esistono di diversi formati e marche: l’aspetto più importante è però scegliere la durezza delle setole.

Come scegliere lo spazzolino manuale

La scelta dello spazzolino è sempre difficile. Quale durezza deve avere lo spazzolino perfetto? Quale tipologia scegliere? 

Colori, marche e tipologie diverse non fanno altro che confondere le idee. Su qualsiasi di questi ricada la propria preferenza, per scegliere lo spazzolino è necessario tenere presente quali sono le proprie esigenze.

Esistono infatti tre durezze differenti: morbide, normali e dure.

Le setole morbide, spesso più lunghe e sottili, sono pensate per tutte quelle persone che soffrono di sensibilità a denti e gengive. Le setole normali invece sono ideate per chi non ha particolari problemi del cavo orale. Infine le setole dure, si presentano in maniera molto compatta, e sono pensati per la pulizia delle protesi dentarie removibili (denterie). Questi spazzolino non dovrebbero essere usati incautamente perché potrebbero arrecare micro lesioni alle gengive. Infatti con il tempo a causa della loro durezza possono portare a uno spazzolamento scorretto.

Come si puliscono i denti con lo spazzolino elettrico?

Da quando lo spazzolino elettrico è entrato in commercio le due fazioni, elettrico o manuale, si sono battute portando avanti la propria causa. Esistono diversi modelli di spazzolini elettrici dalla versione base che segnala quando sono passati i 2 minuti di spazzolamento a quelli che segnalano anche la pressione della mano durante l’utilizzo.

Ma come spazzolare i denti con spazzolino elettrico? Al contrario dello spazzolino manuale, lo spazzolino elettrico potrebbe risultare più semplice da usare perchè sono meno numerose le informazioni da tenere a mente durante l’utilizzo.

A prescindere dal modello che rientra nel proprio budget e nei propri desideri, è bene sapere che è solamente una la tecnica corretta per pulirsi bene i denti usando lo spazzolino elettrico:

  • Appoggiare delicatamente la testina rotante sul dente avendo l’accortezza di muoverla su tutta la superficie del dente. Ogni dente deve essere spazzolato almeno per 5-10 secondi!

A seconda poi delle proprie esigenze, esattamente come per lo spazzolino manuale, è bene scegliere una testina che rispetti il proprio cavo orale.

Sicuramente lo spazzolino elettrico è consigliamo soprattutto in tutti i casi di difficoltà motoria, dove anche il semplice atto dello spazzolamento potrebbe risultare difficile, compromettendo l’igiene quotidiana.

Pulire la lingua: quando e perché?

Spesso quando si parla della pulizia dei denti non si pensa anche alla lingua. Sulla lingua sono presenti le papille gustative, oltre che piccoli solchi capaci di trattenere batteri e resti di cibo dispersi in tutta la bocca tramite la saliva. In questo modo anche se i denti sono puliti i batteri proliferano nella bocca aumentando la sensazione di un sapore sgradevole in bocca e la presenza di alito cattivo.

È molto importate ricordarsi di spazzolare la lingua  quando si spazzolano i denti. Si può usare un pulisci lingua, o nettalingua, oppure si può usare in maniera delicata lo spazzolino manuale. Basta pulire i primi 2/3 della lingua per avere una bocca pulita, anche l’alito ne gioverà!

Quanto dentifricio metto sullo spazzolino?

Oltre alla vasta scelta di spazzolini, oggi in commercio si trova anche una grande quantità di dentifrici. La scelta anche qui è difficile, ma basta seguire le indicazioni del proprio dentista. Il dentifricio contribuisce alla pulizia dei denti, ma quanto ne va usato? La giusta quantità di dentifricio da posizionare sullo spazzolino, che sia esso manuale o elettrico, è circa la grandezza di un pisellino. Non è infatti necessario eccedere per pulire e proteggere i nostri denti e ritrovarsi la bocca piena di schiuma. Anzi, una quantità eccessiva potrebbe riempire troppo rapidamente la bocca, riducendo la durata dello spazzolamento.

La giusta quantità di dentifricio da posizionare sullo spazzolino, che sia esso manuale o elettrico, è circa la grandezza di un pisellino.

Bagnare lo spazzolino si o no? prima o dopo del dentifricio?

Bagnare lo spazzolino prima o dopo del dentifricio non inficia in alcuna maniera la procedura di lavarsi i denti. Sicuramente lo spazzolino non può essere usato a secco, è sempre meglio bagnarlo sotto l’acqua corrente. L’acqua infatti è in grado di attivare qui principi del dentifricio che ne permettono una stesura più omogenea.

Molto importante è poi sciacquare accuratamente lo spazzolino sotto abbondante acqua corrente una volta terminata la procedura di lavaggio dei denti. La pulizia dello spazzolino è importante per non lasciare residui di cibo, germi e batteri sulle setole. Si consiglia inoltre di non coprire subito con il cappuccio il proprio spazzolino dopo l’utilizzo, ma di lasciarlo asciugare completamente.

Ogni quanto va cambiato lo spazzolino?

Lo spazzolino, che sia esso manuale o elettrico, deve essere cambiato in linea generale ogni 3 mesi. Quando si nota che le setole si scoloriscono, risultano meno compatte e sono rovinate è bene considerare di cambiarlo anche se non sono passati i 3 mesi standard.

L’usura dello spazzolino dipende molto anche dal modo in cui viene usato, dai movimenti e dalla forza che viene impressa durante l’utilizzo. Uno spazzolino rovinato, con le setole sfibrate non pulirà adeguatamente i nostri denti e potrà creare micro lesioni alle gengive.

Quante volte lavare i denti al giorno?

È importante lavarsi i denti 3 volte al giorno dopo i pasti principali. Occorre aspettare circa 20-30 minuti prima di lavarsi i denti in modo tale da lasciare tempo alla nostra saliva di svolgere il suo lavoro di pulizia e protezione dei denti. Se si lavano i denti prima di questo periodo si rischia di alterare il ph naturale della  saliva e quindi di danneggiare il microsistema delicato della  bocca.

Gli alleati per un sorriso sano: filo interdentale, scovolino e collutorio

Per avere un sorriso sano e sbagliante non è sufficiente lavarsi con cura i denti: è necessario anche occuparsi della pulizia degli spazi interdentali.

Gli spazi interdentali sono quelle fessure tra un dente e l’altro in cui lo spazzolino non riesce ad arrivare. Per raggiungerli infatti è opportuno utilizzare altri strumenti come il filo interdentale o lo scovolino. Questi due strumenti differiscono nell’aspetto ma svolgono la stessa funzione.

Durante il loro utilizzo è bene fare attenzione a non lesionare la gengiva, ma passare accuratamente sulle due pareti laterali dei denti per rimuovere la placca che si è deposta.

L’ultimo passaggio per pulire i denti efficacemente e per una corretta igiene orale domicialiare è quella di fare uno sciacquo con il colluttorio (o collutorio). Il collutorio deve essere strettamente consigliato dal proprio dentista di fiducia, che saprà indirizzare verso la tipologia più adatta alle proprie esigenze ed eventuali patologie. 

Come lavarsi i denti quando si è fuori casa

Può capitare nella vita di tutti i giorni di avere l’esigienza di lavarsi i denti ma di essere fuori casa, o di non avere la possibilità di usare uno spazzolino. In questi casi è possibile scegliere di usare una gomma da masticare senza zuccheri contente xilitolo per contrastare l’azione batterica della placca e avere un alito fresco.

Perché è importante la prevenzione e l’igiene orale professionale

La prevenzione e l’igiene orale professionale sono di fondamentale importanza per prendersi cura del proprio sorriso. Investire nel proprio sorriso oggi vuol dire garantire un sorriso sano e naturale domani. È importante prenotare visite periodiche di controllo dal proprio dentista di fiducia e relative detartrasi professionali almeno 2 volte l’anno.

Come si svolge l’igiene orale professionale o detartrasi

La seduta di igiene orale professionale, chiamata anche seduta di detartrasi, avviene almeno 2 volte all’anno semestralmente, anche con appuntamenti più ravvicinati se si soffre di patologie infiammatorie alle gengive come la gengivite o la piorrea. Dipende tutto dalle manovre quotidiane, da una predisposizione genetica e dal parere del proprio dentista di fiducia che saprà indicare con quale frequenza effettuare questa seduta di igiene professionale.

Durante la seduta l’igienista dentale farà ricorso a diversi strumenti per combattere le mineralizzazioni di placca presenti sui denti. Successivamente vengono spazzolati i denti con una particolare pasta che ha lo scopo di rimuovere tutti i batteri presenti sui denti e renderli più lucidi e lisci.

A seconda delle esigenze del paziente è possibile che venga effettuata anche la fluoroprofilassi, ovvero l’applicazione di un gel a base di fluoro su tutti i denti tramite una mascherina usa e getta. Questo ultimo step è spesso consigliato ai soggetti cariorecettivi, ovvero che hanno facilità a sviluppare carie. Il fluoro infatti rende più forte lo smalto dei denti e quindi è più difficile per i batteri che costituiscono la placca penetrarlo e cariare il dente.

La seduta di igiene professionale ha la durata di circa 1 ora e permette di prendersi cura del proprio sorriso e delle proprie gengive in maniera accurata e approfondita.

Se hai ancora dubbi in merito all’igiene orale chiedi consiglio al tuo dentista di fiducia.

Stress da rientro e dolore ai denti

Le vacanze sono un toccasana per la mente ma anche per il corpo. Il bisogno di staccare la spina dalle solite mansioni e interrompere la routine quotidiana permette di ricaricare le pile, rilassarsi e tornare poi più energici e riposati di prima. Le vacanze però durano sempre troppo poco e il rientro può risultare davvero tosto. Le giornate sono più faticose, l’attenzione cala e subentra un malessere generale. Si chiama stress da rientro e può colpire chiunque, sia chi torna a lavoro o chi torna a scuola.

Stress da rientro: cos’è, quanto dura e come si manifesta

Molti si chiederanno cos’è lo stress da rientro. Non si tratta di una patologia, ma di un disturbo o di una sindrome. Questa condizione di malessere può essere sia fisica che psicologica e causata dal ritorno in un contesto quotidiano fatto di ritmi incalzanti, scadenze e impegni.

Le preoccupazioni del lavoro ma anche gli impegni e gli esami universitari, le lezioni a scuola, gli appuntamenti che tutti hanno rimandato a gennaio si affollano in un lasso di tempo così ristretto creando un senso di confusione e oppressione. Una matassa di cose da fare in grado di creare un nodo sempre più grande e complicato da sciogliere. Nessuna preoccupazione però: il senso di malessere al rientro a lavoro o a scuola è una condizione momentanea.  

È una sindrome passeggera, può durare uno/due giorni oppure protrarsi per alcune settimane. Si manifesta con vari sintomi come mancanza di energie, spossatezza e stanchezza. Altre volte si tratta di stress emotivo e i sintomi si presentano come malinconia e apatia, difficoltà di concentrazione, disagio e lieve depressione, sconforto, ma anche tensione nervosa, inquietudine, irritabilità, ansia e cambi di umore repentini.

In alcuni casi i sintomi dello stress sono somatizzati e perciò ancora più evidenti come disturbi gastrointestinali o cefalee.

Il rientro alle attività lavorative o scolastiche non è mai facile, per questo bisogna cercare di viverlo al meglio affrontando il problema senza farsi inglobare dalle preoccupazioni e dalla frenesia. Con piccole azioni e alcuni atteggiamenti, tutti possono essere in grado di affrontare lo stress da rientro e riprendere in mano la propria vita scolastica o lavorativa. 

Come superare lo stress da rientro

Chi soffre di stress da rientro può fare affidamento su alcuni piccoli consigli che regaleranno subito sollievo e aiuteranno ad affrontare le giornate con uno spirito diverso. Questi consigli valgono anche per chi soffre di stress da studio. 

  • Abituarsi gradualmente ai ritmi lavorativi. Se si è tra i fortunati che hanno passato le festività lontano da casa è consigliato non rientrare dalle vacanze la sera prima di ricominciare a lavorare, ma lasciare almeno un giorno o due di decompressione, di “ritorno alla realtà”.
  • Ritagliare del tempo per se stessi. È bene rilassarsi e svagarsi, staccare dalla routine più spesso, organizzando weekend fuori porta o gite, quando possibile.
  • Coltivare i propri interessi e hobby: andare al cinema, fare delle passeggiate al parco, leggere un libro oppure iscriversi a quel corso che si è sempre voluto fare ma non si ha mai avuto il tempo. Questo non serve ad avere altri impegni, ma a scegliere cosa fare e farlo con i propri tempi.
  • Fare attività fisica: aiuta a svagarsi e a scaricare tensioni accumulate.
  • Meditare: il sistema mente-corpo ha bisogno di tempo per ritrovare il suo equilibrio, per questo attività come Yoga e meditazione possono aiutare chi soffre di stress a trovare nuovamente la pace.
  • Fare attenzione al sonno: andare a dormire con televisori accessi potrebbe disturbare il sonno. È inoltre sconsigliato guardare lo smartphone prima di andare a dormire perché gli schermi luminosi mandano in confusione il cervello. Infatti il cervello con la luce dei monitor è portato a credere che sia giorno. Questo altera il ciclo sonno/veglia. Il sonno diventa così irregolare, creando un effetto jet lag artificiale
  • Dormire molto: è bene dormire dalle 7 alle 9 ore, dando la possibilità al corpo di recuperare le energie necessarie ad affrontare il giorno successivo. Perché restare sul divano a sonnecchiare davanti a un film? Perché andare a letto tardi tutte le sere? Ascoltare i segnali del proprio corpo porta benessere.
  • Abituarsi gradualmente: è meglio non programmare troppe attività nei giorni subito dopo il rientro. Questo permetterà un graduale ritorno alla normalità.
  • Non dimenticare le pause: tante email da leggere e lavoro accumulato non aiutano di certo. È però importante non dimenticarsi di fare una piccola pausa ogni tanto. Infatti interrompere la propria attività per qualche minuto aiuta a schiarirsi le idee e tornare sul lavoro ancora più concentrati.
  • Mangiare in modo corretto: un’alimentazione sana è sempre alla base di uno stile di vita equilibrato. Se però in questi giorni particolari si sente il bisogno di trasgredire, è bene coccolarsi con dolci e cioccolato che aiutano a migliorare l’umore.

Stress da rientro a scuola  

Oltre allo stress da rientro a lavoro dopo le ferie, a contribuire allo stato di ansia e insofferenza, subentrano anche lo stress da rientro in ufficio dopo mesi di smartworking e lo stress da rientro a scuola.

I bambini hanno fatto delle vacanze più lunghe e tornare a scuola può essere vissuto in modo molto negativo e difficile. Si perchè oltre a pensare a se stessi, molti devono pensare ai propri piccoli e alle nuove regole da rispettare tra i banchi di scuola. Misurare quotidianamente la temperatura, indossare la mascherina, attenzione nei mezzi pubblici, ricordare di disinfettare spesso le mani e far rispettare le distanze di sicurezza.

Anche i bambini possono soffrire lo stress! Nei più piccoli, come negli adulti, si può manifestare in diversi modi e spesso i bambini non sanno come affrontarlo. Per questo motivo devono essere gli insegnanti e i genitori a cogliere i campanelli d’allarme e individuare possibili soluzioni. È possibile aiutarli facendoli incontrare con i loro amici e compagni, se la situazione lo consente, oppure aiutandoli con i compiti. Dedicare del tempo ai propri figli dopo scuola facendo delle passeggiate al parco o giocando con loro potrebbe risultare un’efficace valvola di sfogo anche per i genitori.

Stress da rientro e mal di testa

La sindrome da rientro pur non essendo una vera e propria patologia, può far scattare dei meccanismi legati a problemi latenti più seri e duraturi legati ad ansia o altri malesseri.
Quando lo stress da rientro viene somatizzato si può infatti presentare con altri sintomi influendo sulla salute fisica e mentale. Il mal di testa da stress è un disturbo molto comune e può avere grandi conseguenze su chi ne soffre limitando o impedendo anche le più semplici azioni.

Come riconoscere il mal di testa da stress

Riconoscere il mal di testa da stress è semplice: si tratta di un dolore costante, causato da contrazioni involontarie e continue che riguardano i muscoli del viso, della bocca, delle tempie e della fronte. 

Il mal di testa da stress può essere causato da fattori ambientali esterni come la necessità di doversi concentrare sul lavoro o disturbi d’ansia dovuti a scadenze e consegne. I sintomi in genere sono dolore inteso spesso conosciuto come cerchio alla testa, fotosensibilità e fonosensibilità.

Connessione tra mal di testa e denti 

Gli effetti negativi dello stress in generale, ma anche dello stress da rientro, non riguardano solo il benessere mentale. Esiste uno stretto legame anche tra stress e denti.

Il dolore alla testa, infatti, potrebbe essere causato da nevralgia ai denti dovuto al bruxismo. Chi è sotto stress infatti tende a scaricare la tensione su qualcosa. Molto spesso capita che la tensione venga scaricata sui denti in modo inconsapevole. Soltanto quando si inizia a percepire fastidio ai muscoli delle guance si rende conto di star digrignando i denti.

Lo stress incide sulla salute della bocca e il bruxismo ne è il risultato: serrare continuamente i denti provoca tensione a livello dei muscoli facciali e di conseguenza portare al mal di testa. Serrare i denti aiuta ad affrontare  una situazione difficile o particolarmente impegnativa. Si tratta di un’azione che deriva dall’inconscio. Con il tempo però questa cattiva abitudine può avere effetti sui denti, portandoli all’usura o provocando micro fratture. Il dolore che ne segue può avere ripercussioni tutta la testa.

Proprio per questo motivo è importante imparare a riconoscere la causa profonda del mal di testa e trovare una soluzione. Se il bruxismo è notturno è consigliato l’utilizzo di bite o mascherine che impediscono l’usura a causa dello sfregamento. 

Per poter combattere il bruxismo è necessario combattere ed eliminare lo stress. E allora perchè non prendersi qualche minuto per se stessi? Play alla propria playlist preferita, via i troppi pensieri, e anche solo per cinque minuti lasciamo i brutti pensieri fuori dalla porta!

Mi manca solo un dente: soffro di edentulia?

“Ma dottore, è solo un dente! Dietro per giunta: non si vede neanche”

oppure

“Dottore, non voglio neanche sentire parlare di ponti o impianti, per un solo dente poi!”.

Chissà quante volte i dentisti si sentono rispondere in questo e altri modi di fronte all’evidenza che anche un singolo dente mancante va sostituito. Sicuramente la mancanza di un dente non è paragonabile alla perdita di un organo vitale, è indubbio. Le persone sono sicuramente più preoccupate quando a mancare è un dente anteriore, ben visibile, in grado di compromettere l’estetica del sorriso. Quando a mancare è però un dente posteriore, a volte il problema non si pone nemmeno, perché poco visibile. 

Eppure, conoscete il detto “Per un punto Martin perse la cappa”? Ebbene sì, anche un singolo dente, apparentemente insignificante, può avere un ruolo decisivo all’interno della bocca. Infatti anche quando a mancare è un solo dente si tratta di edentulia.

Che a causare la perdita del dente sia stato un evento traumatico, come aver mangiato un cibo troppo duro, una patologia del cavo orale come la parodontite o altri fattori, la mancanza anche di un singolo elemento dentale non è da trascurare perché potrebbe avere conseguenze sull’equilibrio di tutto il sistema orale che, è importante sottolinearlo, è un organo complesso costituito dai denti nel loro insieme, dalle gengive, dai muscoli, dalle articolazioni e da tutti i tessuti circostanti. La perdita di uno o più elementi dentali prende il nome di edentulia. Può essere edentulia singola, quando a mancare è soltanto un dente, edentulia parziale, quando si assiste alla perdita di più denti, oppure totale, quando si ha una perdita completa dei denti.

Le conseguenze dell’edentulia sulla bocca

Il dente è inserito in sistema più complesso che è il sistema stomatognatico, normalmente identificato con “la bocca”. La perdita di un dente in questo sistema innesca una serie di azioni da parte dell’organismo per sopperire a questa mancanza.

L’osso sottostante la gengiva, per esempio, è costantemente stimolato dalla masticazione e dalla presenza della radice stessa del dente. Perdendo il dente, l’osso perde anche gli stimoli che lo mantengono trofico e inizia a ritirarsi, assottigliandosi. I denti vicini, perdendo il contatto con il dente mancante o edentulo, collassano in direzione dello spazio lasciato vuoto. I denti dell’arcata opposta con lo stesso meccanismo possono muoversi verso il basso o verso l’alto per occupare lo spazio vuoto. Di conseguenza gli elementi dentari si spostano dal loro assetto, generando malposizionamenti.

I denti delle due arcate quindi potrebbero non combaciare più perfettamente, con la possibilità di generare problemi di tipo funzionale. L’edentulismo può dunque avere conseguenze su tutta la bocca.

Le conseguenze dell’edentulia sull’organismo in generale

Diversi studi clinici su larga scala hanno dimostrato che una corretta masticazione non svolge un ruolo importante solo sulla digestione, ma anche sul prevenire deficit nutrizionali e disfagia (difficoltà di deglutizione). La masticazione è fondamentale “nella regolazione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario e nella conservazione della funzione cognitiva dipendente dall’ippocampo”. È stata dimostrata, infatti, una forte correlazione tra perdita dei denti, scarsa salute orale e sviluppo di deficit cognitivi e demenza (es. Alzheimer).

L’AIOPl’Accademia Italiana Odontoiatria Protesica – da sempre sostiene questa tesi, sottolineando l’importanza di promuovere e sostenere la cura della cavità orale e il mantenimento dei denti e di una funzione masticatoria adeguata anche per aiutare i pazienti ad invecchiare nel migliore dei modi sia dal punto di vista sociale, alimentare e di conservazione delle funzioni cognitive.

Le soluzioni per risolvere l’edentulia

Il ponte

Il ponte, definito anche protesi parziale fissa perché non è rimovibile, a differenza della dentiera o di una protesi parziale mobile, è una delle possibili soluzioni terapeutiche in caso di edentulia singola. Il suo inserimento prevede il riempimento dello spazio vuoto lasciato dal dente mancante.

È costituito da due capsule, poste alle estremità, che servono per l’ancoraggio sui denti adiacenti, e uno o più elementi intermedi (dipende dal numero di denti mancanti), che sono di fatto i “nuovi denti” che vanno a sostituire i denti edentuli.
Tra gli svantaggi di questa riabilitazione sicuramente vi è il lavoro effettuato sugli elementi dentali adiacenti al dente mancante. Questi infatti vengono limati per accogliere le capsule e svolgere il ruolo di “pilastro”.
Esiste la possibilità di realizzare ponti in diversi materiali: ceramica, metallo ceramica, zirconio-ceramica o porcellana.

Il ponte è consigliato quando:

  • I denti adiacenti a quello mancante sono già piuttosto danneggiati.
  • L’osso si è retratto considerevolmente e ha compromesso la possibilità di eseguire altri trattamenti (es. impianti).
  • Il paziente assume farmaci che influiscono sul metabolismo osseo (antiriassorbitivi, come i bifosfonati o il denosumab) perchè l’integrazione ossea di un impianto diventa più rischiosa.
  • si è in presenza di cattive abitudini come il fumo e la scarsa igiene orale. Queste sono una controindicazione agli impianti dentali, ma dal momento che lo sono anche per le terapie protesiche, le abitudini del paziente devono essere corrette prima di ogni terapia dentale.

L’impianto dentale

L’impianto è un’altra valida possibile riabilitazione in caso di dente mancante, attualmente con denti adiacenti sani è la terapia di elezione delle edentulie singole.

Se la terapia implantoprotesica è correttamente pianificata ed eseguita sembrerà a tutti gli effetti un dente naturale. È costituito da una vite, che simula la radice, e da una corona artificiale. L’impianto viene inserito, attraverso un’operazione chirurgica che avviene nello studio dentistico, forando l’osso e inserendo la vite.

L’impianto può essere particolarmente indicato quando:

  • I denti adiacenti allo spazio vuoto sono sani e si vuole evitare di limarli, compromettendone l’integrità
  • L’osso sottostante è in buone condizioni e svolge la sua funzione di supporto
  • Pur non avendo un buon supporto osseo, il paziente è disposto a eseguire terapie aggiuntive (es. rigenerativa)

Quale soluzione è migliore per me?

Entrambe le soluzioni sono validi rimedi alla mancanza di un dente. Non esiste una soluzione “migliore” in assoluto, anche a parità di condizioni cliniche infatti è il dentista che dopo una visita accurata ed uno studio funzionale e radiografico stabilirà assieme al paziente la terapia migliore. È importante anche valutare quanto i denti vicini si siano spostati con il tempo e se sia indicato rimetterli nella posizione originaria prima della terapia implantare, o se addirittura non si sia, e in alcuni casi succede, ricreato un nuovo equilibrio che può essere mantenuto senza alcuna terapia o con piccole correzioni della funzione e adeguate istruzioni di igiene orale. 

Quando sostituire il dente mancante?

La perdita anche di un singolo dente non deve essere motivo di preoccupazione solo se riguarda i denti frontali. È indubbio che, se ad essere compromessa è l’estetica del sorriso, tutti sono più solerti ad intervenire, ma non va trascurare l’aspetto funzionale, correlato alla salute, e nemmeno quello economico che può derivare dal porre rimedio tardivo alla mancanza di un dente.

È bene valutare precocemente la sostituzione di un dente mancante, ed è ancora più importante effettuare una visita completa nella quale vengano intercettate le cause che hanno portato alla perdita di quel dente, per evitare che se ne perdano altri. Con questa ottica il dentista di fiducia saprà individuare la terapia e il percorso di cura migliore per ogni singolo paziente.

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Parodontite e osteoporosi: quale correlazione?


Infatti è stato scoperto che spesso, chi soffre di parodontite presenta anche un problema di osteopenia, ovvero uno stato di demineralizzazione delle ossa che le rende più fragili. La perdita di integrità ossea può avere conseguenze sulla cura della parodontite.

Alcuni dati

A soffrire di parodontite sono circa 20 milioni di italiani, mentre l’osteoporosi colpisce 5 milioni di persone.

L’80% di queste sono donne, generalmente over 50, in post menopausa. Oltre allo squilibrio ormonale e alla riduzione della produzione di estrogeni, tipico di questo particolare periodo della vita, altre cause dell’osteoporosi risiedono nella carenza di vitamina D e di calcio.

Con il passare degli anni, infatti, il corpo perde la capacità di produrre vitamina D fondamentale per la salute delle ossa. Ciò accade perchè la sua sintesi naturale avviene principalmente attraverso l’esposizione ai raggi solari, ma la pelle invecchiando riduce la sua capacità di sintetizzarla.

Cos’è l’osteoporosi e quali sono le conseguenze?

L’osteoporosi è una malattia che provoca diminuzione della densità ossea. L’osso normalmente presenta una struttura “ad alveare” e durante la vita ha la capacità di modificarsi. Il tessuto osseo è, infatti, un tessuto biologico plastico, e alcune cellule che lo costituiscono, come gli osteoclasti e gli osteoblasti, provvedono al suo accrescimento e al suo riassorbimento. Nei soggetti con osteoporosi avviene il riassorbimento osseo ma non il suo rinnovamento. Questo perchè vi è una maggiore produzione di osteoclasti, le molecole “distruttici” dell’osso, perdendo massa ossea.

Per questo motivo chi soffre di questa malattia delle ossa presenta dei “buchi” dell’alveare che diventano sempre più grandi. In questo modo l’osso si indebolisce, portando a un sostanziale aumento del rischio di fratture. Nei casi più gravi ogni minimo sforzo può causare fratture anche spontanee, compromettendo in modo sostanziale la vita quotidiana.

Come si diagnostica l’osteoporosi?

La diagnosi di questa malattia può avvenire in vari modi: dalle analisi del sangue, da esami radiografici oppure dall’esame specifico per valutare la densità ossea.

Il MOC, ovvero Mineralografia Ossea Computerizzata, è un esame consigliato a tutte le donne sopra i 65 anni o comunque in età post-menopausa.

Come si previene e si cura l’osteoporosi?

La prevenzione di questa malattia si basa su uno stile di vita sano. Alcuni consigli?

  • eliminare il fumo e superalcolici
  • avere un’alimentazione ricca di calcio
  • avere un apporto adeguato di vitamina D e sali minerali
  • effettuare una regolare attività fisica

Rientra nell’attività fisica una passeggiata quotidiana di 15-30 minuti al giorno. In questo modo è possibile esporre viso e mani alla luce solare e stimolare così la produzione di vitamina D. Questo non è l’unico beneficio: camminare aumenta la massa ossea e aiuta lo scheletro a rigenerarsi da solo. Inoltre il movimento favorisce il coordinamento e la massa muscolare. In questo modo, in caso di caduta, può essere ridotto l’impatto sull’osso.

La terapia per la cura dell’osteoporosi prevede la somministrazione di farmaci appartenenti alla classe dei bifosfonati perchè capaci di inibire gli osteoclasti.

L’assunzione di questi farmaci ha però una grave correlazione con l’odontoiatria. Durante un eventuale intervento di chirurgia orale i pazienti che assumono questi farmaci può avere come conseguenza una osteonecrosi.

L’ostonecrosi è la morte del tessuto che costituisce l’osso causata dalla mancata di irrorazione sanguigna.

L’importanza della Vitamina D

La vitamina D è una sostanza essenziale perché svolge un ruolo importate in molteplici funzioni dell’organismo. La sua funzione più riconosciuta è quella di permettere una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti.

La vitamina D contribuisce a mantenere normali i livelli di calcio nel sangue e diversi studi hanno dimostrato che contribuisce inoltre alla normale funzione del sistema immunitario, potendo contribuire così alla protezione dalle infezioni, incluse quelle del cavo orale. Perciò anche dalla parodontite.

Quali sono le implicazioni dell’osteoporosi in odontoiatria?

Se l’osteoporosi può causare problemi di densità in tutte le ossa, allora anche quelle mascellari sono a rischio. Dunque alcuni trattamenti odontoiatrici potrebbero risultare più difficoltosi.

Se il paziente affetto da osteoporosi è anche un portatore di protesi mobili, a lungo andare, si possono presentare dei problemi di adattamento delle protesi in quanto l’osso tenderà a riassorbirsi.

L’osteoporosi non è una controindicazione assoluta al posizionamento degli impianti dentali, ma è certamente un fattore di rischio per la loro osteointegrazione. Il dentista dovrà quindi prima valutare la situazione clinica globale del paziente e nello specifico la qualità ossea.

Se il dentista riscontrasse una perdita di volume osseo sia della mascella sia della mandibola potrebbe consigliare al paziente un intervento di rigenerazione ossea preventivo. Questa operazione è considerata necessaria per rinforzare le pareti delle ossa e successivamente poter inserire con successo l’impianto dentale.

È necessario eseguire controlli regolari dal proprio dentista di fiducia e non trascurare sintomi apparentemente banali, come il sanguinamento delle gengive. Sarà infatti il dentista a richiedere, se opportuno, esami più approfonditi e scongiurare patologie più gravi, come l’osteoporosi.

Estate e sensibilità dentale

Estate è sinonimo di piatti freddi e veloci, ma non solo. Estate è anche grigliate di pesce e fiumi di vino bianco ghiacciato, bevande fresche per alleviare la sete, ghiaccioli, gelati. Insomma, quando il caldo si fa sentire si cerca refrigerio.

A tutti sarà capitato, però, di avvertire una sensazione di dolore acuto ai denti, generalmente di breve durata, dopo il contatto con questi cibi e bevande.

Tra i disturbi più diffusi che interessano la bocca, vi è, infatti, la sensibilità dentinale.

Sensibilità dentale: cosa succede ai denti

La sensibilità dentale si manifesta quando a uno stimolo di natura termica (caldo/freddo), tattile (es. forchetta o spazzolino), chimica (sostanze acide come le bibite) o osmotica (dolce/salato) corrisponde una sensazione fastidiosa e dolorosa.

La causa risiede all’interno del dente e, più nello specifico, nell’esposizione dei tubuli dentinali. I denti, infatti, sono composti da più strati . Quello più esterno è lo smalto, la parte visibile e la sostanza più resistente e dura del nostro corpo. Ha lo scopo di proteggere la dentina, ovvero lo strato sottostante, un tessuto molto simile a quello osseo e meno resistente rispetto allo smalto. All’interno della dentina sono poi presenti i cosiddetti tubuli dentinali, i responsabili della sensibilità dentale. Al loro interno, infatti, sono contenuti dei fluidi che subiscono contrazioni e dilatazioni a seconda degli stimoli ai quali vengono sottoposti. Lo spostamento di questi liquidi genera una compressione delle strutture nervose all’interno della polpa dentaria e, di conseguenza, la sensazione dolorosa.

Cause e tipi di sensibilità dentale

In condizioni normali la dentina non è esposta al cavo orale perché protetta dallo smalto e dalla gengiva, ma può diventarlo a causa di recessioni gengivali, problematiche parodontali, erosioni e abrasioni cervicali, traumi. Anche alcuni trattamenti odontoiatrici in studio possono generare sensibilità: otturazioni, sbiancamenti, levigature delle radici o una semplice igiene orale, se presente molto tartaro.

Quando si parla di sensibilità o ipersensibilità dentale bisogna fare una differenziazione tra sensibilità singola e sensibilità diffusa.

Se il problema riguarda soltanto un dente potrebbe trattarsi di una carie o di un’otturazione che necessita di essere ricontrollata. Se la carie è stata curata e l’otturazione non presenta difetti è consigliato recarsi dal proprio dentista per un’anamnesi più approfondita, volta a individuare le motivazioni della comparsa del sintomo doloroso.

Se la sensibilità è diffusa a diversi elementi, come un’arca intera, le cause possono essere molteplici. Tra i principali fattori di rischio:

  • Cibi e bevande acidi o zuccherini (vino, bibite gasate, succhi di frutta, aceto, etc).
  • Acidi gastrici qualora si soffra di reflusso gastro-esofageo.
  • Spazzolini con setole troppo dure, tecniche di spazzolamento traumatiche e dentifrici abrasivi.
  • Scarsa igiene orale e conseguente gengivite o parodontite.
  • Farmaci che inibiscono o limitano la salivazione.
  • Alcuni trattamenti odontoiatrici.

Chi colpisce e soluzioni per prevenirla o limitarla

La sensibilità dentale è un problema che può interessare tutti i soggetti indipendentemente dall’età, anche se è stata riscontrata una maggiore incidenza sulla popolazione tra i 20 e i 40 anni di età e, in particolare, sulle donne e sulle persone affette da malattie parodontali.

Purtroppo, qualunque sia la causa, una volta danneggiati smalto e dentina non sono in grado di autoripararsi.

Le terapie professionali che il dentista adotta in studio per contrastare la sensibilità dentinale prevedono l’utilizzo di diversi principi attivi. L’obiettivo è la chiusura dei tubuli dentinali affinché il liquido contenuto al loro interno non possa più spostarsi. Le differenti soluzioni sono adottabili in base alla diffusione e alla gravità della sensibilità:

  • Fluoruro di sodio e fluoruro stannoso
  • Fosfato di calcio e idrossido di calcio
  • Idrossinanopatite
  • Nitrato di potassio
  • Resine e adesivi

Tra le terapie domiciliari più diffuse, invece, troviamo l’utilizzo quotidiano di collutori, dentifrici o gel specifici che abbiamo all’interno della formulazione nitrato di potassio, fluoruro stannoso, idrossiapatite.

Come per tutte le patologie che affliggono in cavo orale bisogna sottolineare come la prevenzione sia indispensabile per proteggere i denti dalla sensibilità dentale. Alcuni comportamenti e semplici accorgimenti possono infatti evitare la comparsa o l’aggravarsi dei sintomi del disturbo:

  • Chiedere al proprio dentista o igienista consigli sulla tipologia di spazzolino (manuale, elettrico, sonico) e setole (morbide o medie) più idonea.
  • Adottare una tecnica di spazzolamento non traumatica, ma efficace. Soprattutto nel caso di bambini alle prime armi con lo spazzolino è consigliabile chiedere al proprio dentista o igienista una “mini-lezione” sulle tecniche di spazzolamento. Una volta appresa la tecnica corretta non la dimenticheranno più!
  • Evitare il più possibile il consumo di bevande e cibi acidi.
  • Evitare di digrignare i denti o serrarli durante il giorno. Chiedere consiglio al proprio dentista per individuare soluzioni al bruxismo (un byte o paradenti).
  • Utilizzare dentifrici specifici o comunque a bassa abrasività.
  • Praticare una corretta igiene orale ed effettuare regolari controlli dal dentista o igienista dentale per prevenire infiammazioni paradontali e, di conseguenza, recessioni gengivali.

Trascurare la sensibilità dentale potrebbe innescare un circolo vizioso poiché il dolore che si avverte potrebbe indurre il paziente a spazzolamenti più blandi e poco efficaci. Di conseguenza potrebbero insorgere anche problemi di salute orale, quali carie e gengiviti. Rivolgersi al proprio dentista o igienista di fiducia è sempre la soluzione ottimale poiché sono gli unici professionisti in grado di valutare le cause e procedere con una corretta diagnosi.

Programmare un corretto piano di cure è essenziale, così come un piano di prevenzione della sensibilità dentinale che sarà tanto più efficace quanto più si è capaci di adottare accorgimenti e consuetudini per una corretta igiene orale quotidiana.

Gomma allo xilitolo: lavarsi i denti in modo veloce ma efficace

Con la vita frenetica di tutti i giorni capita spesso di avere il desiderio o la necessità di lavarsi i denti. Portare lo spazzolino con sé spesso è scomodo e a volte subentrano altre difficoltà, come quella di non avere a disposizione un bagno pulito in cui sentirsi a proprio agio. Una soluzione comoda, pratica e sopratutto efficace si può trovare nella gomma da masticare allo xilitolo. La gomma, spesso vista negativamente, nasconde numerosi lati positivi per la salute del sorriso!

Che cos’è la gomma da masticare?

La gomma da masticare è un prodotto dolciario che si è ampiamente diffuso durante la II Guerra Mondiale, per ridurre lo stress dei militari in trincea. 

La gomma da masticare o semplicemente come gomma è la traduzione dell’inglese chewing gum, ed è conosciuta anche con altri nomi, cicca, cingomma o cicles in base alle diverse regioni d’Italia. Non è altro che un impasto di gomma naturale proveniente dall’albero Manilkara Chicle, zuccheri e diversi additivi e aromi.

Durante la masticazione gli zuccheri, gli additivi e gli aromi si sciolgono piano piano: in circa 15-20 minuti perde il suo aroma, lasciando la gomma senza alcun sapore.

Perché scegliere solo le gomme da masticare con lo xilitolo?

In commercio esistono diverse gomme da masticare, ognuna promette un risultato diverso: denti bianchi, alito fresco, riduzione della placca. La scienza viene in soccorso per questa ardua scelta, infatti è scientificamente provato che per avere una reale riduzione della placca batterica all’interno del cavo orale è consigliato assumere solamente gomme da masticare contenete xilitolo.

Lo xilitolo infatti è un edulcorante di origine vegetale che viene utilizzato sia come additivo alimentare (è possibile trovarlo nella lista ingredienti sotto il codice: E967) al posto del saccarosio, sia nella formulazione di prodotti destinati alla salute del cavo orale. 

Per produrre la placca batterica i batteri responsabili delle carie (Streptococcus mutans) trasformano gli zuccheri presenti nella saliva in acido, creando di conseguenza l’ambiente adatto per la loro proliferazione. L’acido che producono danneggia lo smalto dentale dei nostri denti creando le carie. Le carie se non rimosse in tempo possono creare diversi problemi come: dolore, sensibilità, infiammazioni fino anche alla perdita del dente stesso.

Lo xilitono invece, grazie alla sua composizione, impedisce ai batteri cariogeni di trasformarlo in acido. Questo rende lo xilitolo un ottimo alleato per la salute del nostro sorriso e per sconfiggere la produzione di placca quando non ci si può lavare i denti.

A sostenere questa tesi è Laura Strohmenger, coordinatrice del Centro di Collaborazione Oms per l’epidemiologia e la prevenzione orale e professoressa di odontoiatria e protesi dentaria presso l’Università degli Studi di Milano. Durante il “ 64° Congresso dell’Organizzazione Europea per la Ricerca sulle Carie (Orca)” Strohmenger ha parlato dello studio effettuato su adulti e bambini in cui il consumo quotidiano di bassi livelli di xilitolo ha aiutato a prevenire il processo di abrasione della superficie dei denti nel 30% dei casi.

La gomma pulisce davvero i denti o è un’escamotage di marketing?

La gomma pulisce davvero i denti e le pubblicità che vediamo in TV e online non sono solamente marketing. Le stesse “Linee Guida Nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva” del Ministero della Salute sottolineano come l’assunzione di xilitolo tramite gomme da masticare “presenta un’importante attività cario-preventiva anche a lungo termine”. In particolare in queste linee guida viene sottolineato come Io xilitolo presenti un’importante attività preventiva che si realizza con diversi meccanismi, come:

  1. La rimozione meccanica dei residui di cibo e della placca dalle superfici dentali;
  2. La stimolazione del flusso salivare con un minor rischio di ristagno di detriti alimentari e zuccheri fermentabili;
  3. L’incremento del pH della saliva, contrastando l’effetto degli acidi che vanno a intaccare lo smalto e rendendo ostile l’ambiente orale per le specie batteriche cariogene;
  4. La riduzione della concentrazione di Streptococcus mutans e, conseguentemente, la minore produzione di acidi che contribuisce al mantenimento della mineralizzazione dei denti.

Ovviamente queste linee guida sottolineano anche che il miglior approccio per ridurre la presenza di placca nel cavo orale e mantenere in salute il proprio sorriso è la prevenzione. In ogni caso va sottolineato che l’utilizzo delle gomme da masticare può aiutare ma non va a sostituire totalmente l’azione meccanica di spazzolamento eseguita quotidianamente, 2-3 volte al giorno.

Gomma da masticare i contro

Le gomme da masticare, anche se contengono xilitolo, possono presentare aspetti negativi che non sono correlati con la salute orale, ma che devono essere tenuti in considerazione. Ad esempio se la scelta delle chewing gum ricade su gomme che non contengono xilitolo ma su un altro tipo contenente zuccheri, aumenta il rischio di carie per chi le utilizza. È da tenere in considerazione inoltre che la masticazione stimola la produzione di acidi gastrici. Ciò può avere ripercussioni sull’organismo infatti se utilizzate a stomaco vuoto possono aumentano il rischio di gastriti, infiammazioni, ulcere e problemi intestinali. Infine è da tenere in considerazione che una masticazione prolungata può provocare dolori alla mandibola.

Apparecchio ortodontico e gomma da mastica: meglio evitare?

Tutti i teenager amano masticare la gomma, forse per lo stress o forse perchè sono già consapevoli di tutti i benefici che la gomma allo xilitolo può avere sul loro sorriso. 

Spesso però ci sono anche alcuni adulti che portano l’apparecchio per un motivo o per un altro.

Sfortunatamente è meglio evitare di masticare chewing gum quando si porta l’apparecchio ortodontico perché si corre il serio rischio che si incastri tra i vari elementi dell’apparecchio. Questo potrebbe danneggiarlo rovinando così il delicato studio fatto dal dentista per allineare i diversi brakets che aiuteranno a realizzare il nuovo sorriso.

Il consiglio per chi porta l’apparecchio ortodontico, è quello di evitare il suo utilizzo. Meglio avere sempre dietro tutto l’occorrente per lavarsi i denti dopo i pasti principali. 

La prevenzione passa dalla bocca

Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, possiamo considerare la bocca lo specchio della nostra salute? La bocca sicuramente può rivelare molto di noi, oltre alle nostre opinioni.

Osservando la nostra bocca, il dentista non solo può sapere quanto e come usiamo lo spazzolino e il filo interdentale, ma anche tante nostre abitudini. Ad esempio cosa mangiamo e beviamo, se fumiamo, se rosicchiamo le unghie, se digrigniamo i denti nel sonno e molto altro.

La bocca è un libro aperto e il dentista può riuscire a captare molte informazioni utili sulla nostra salute generale. Alcuni disturbi nel cavo orale non facilmente riconoscibili da un occhio meno esperto, per il dentista sono invece un vero campanello d’allarme. Per questo visite regolari dal proprio dentista di fiducia possono essere in realtà dei salvavita. Infatti attraverso questi controlli periodici l’odontoiatra è in grado di valutare eventuali cambiamenti e individuare alcune patologie sistemiche e disturbi che possono manifestare sintomi in bocca in tempo utile per attivare percorsi di cura efficaci. Ma quali sono questi disturbi e queste patologie e quali sono i fattori che il dentista esamina per effettuare la sua diagnosi?

Diabete

Un sintomo tipico del diabete è l’odore dell’alito dolce e fruttato, dovuto alla chetoacidosi, una complicanza metabolica acuta. Anche l’herpes labiale e la secchezza delle fauci sono tipici delle persone affette da diabete, così come le ulcere della mucosa e le micosi dovute all’indebolimento del sistema immunitario.

Le persone con diabete hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie parodontali, i cui sintomi sono gengive gonfie, dolenti e sanguinanti. Da numerosi studi emerge, inoltre, che le due patologie sono in qualche modo legate. Le persone affette da parodontite hanno maggiori probabilità di sviluppare o peggiorare la condizione diabetica poiché l’infiammazione delle gengive può innalzare la glicemia.

Malattia da reflusso gastroesofageo

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è causata dalla fuoriuscita di contenuto gastrico acido dallo stomaco nell’esofago. Provoca generalmente bruciore di stomacodolore toracico e difficoltà a deglutire. L’acido può anche portare ad alitosi, afte, secchezza delle fauci, tosse persistente.

Il dentista può analizzare questi fattori e diagnosticare il reflusso gastroesofageo. Se non trattato, il reflusso acido può causare l’erosione dello smalto dei denti.

Osteoporosi

L’osteoporosi è una patologia che colpisce il tessuto osseo riducendone la densità, con una conseguente maggiore fragilità e un aumento del rischio di fratture. Si tratta di una malattia che colpisce maggiormente le donne, soprattutto dopo la menopausa e in generale le persone anziane.

L’osteoporosi si manifesta anche a livello mascellare e con le radiografie endorali e può essere facilmente diagnosticata. Le radiografie endorali infatti sono un presidio diagnostico abituale nello studio dentistico, e rappresentano uno strumento valido per individuare i segni di osteoporosi.

Anemia

L’anemia è una situazione patologica caratterizzata da una diminuzione di emoglobina nel sangue che comporta difficoltà nella circolazione dell’ossigeno. Qualunque sia la causa, la carenza di globuli rossi può provocare sintomi spiacevoli come sensazione di stanchezza, vertigini, tachicardia e un pallore diffuso o limitato ad alcune parti del corpo: viso, palpebre inferiori, unghie, labbra o gengive. Il dentista può notare gengive bianche e altri sintomi come lingua gonfia, infiammata, pallida o stranamente liscia.

Disturbi alimentari

I disturbi alimentari non sono facilmente individuabili, a causa dell’atteggiamento di rifiuto tenuto da chi ne è affetto. Esaminando i denti, l’odontoiatra può però diagnosticare la bulimia individuando alcuni segni tipici provocati dal vomito autoindotto: l’acido prodotto dal vomito tende a usurare lo smalto dei denti soprattutto sulla superficie interna. Inoltre, nei soggetti affetti da disturbi alimentari sono frequenti sia una recessione gengivale più marcata, sia carie diffuse.  Altri possibili sintomi sono l’ingrossamento delle ghiandole salivari e la secchezza cronica della mucosa della bocca.

Celiachia

La celiachia è una malattia autoimmune che provoca danni all’intestino tenue, ostacolando l’assimilazione di sostanze nutritive essenziali da parte dell’organismo.

Chi ne soffre non è in grado di digerire il glutine, una proteina contenuta in cereali come grano, segale e orzo. La celiachia porta progressivamente all’appiattimento della mucosa intestinale, ma i sintomi possono estendersi fino in bocca. I sintomi più frequenti che può diagnosticare il dentista sono: malformazioni e decolorazioni dello smalto che presenta puntini marroni, gialli o bianchi o piccole cavità e strisce, sensazione di secchezza o bruciore sulla lingua e afte.

Cancro orale

Le visite regolari dal proprio dentista possono aiutare a prevenire e diagnosticare precocemente anche eventuali tumori. L’odontoiatra, infatti, può rilevare i primi segni di cancro orale: la presenza di macchie anomale bianche, rosse, o scure sulla mucosa, ulcere, grumi, ispessimenti dei tessuti o gonfiori delle ghiandole, difficoltà nella masticazione o nella deglutizione, sanguinamenti anomali possono essere un segnale di diverse malattie, tra cui anche il cancro.

I controlli periodici dal proprio dentista di fiducia e una corretta igiene orale sono le migliori difese contro il tumore orale e le altre patologie della bocca soprattutto per chi ha superato i 40 anni, fuma o consuma alcolici. 

Patologie autoimmuni

Nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule sane del nostro corpo invece di difenderlo da minacce esterne come virus o batteri. 

Alcune condizioni autoimmuni possono manifestarsi in bocca con secchezza delle fauci, crescita eccessiva delle gengive, afte dolorose, alterazioni del gusto, difficoltà a deglutire e maggiori rischi di carie e malattia parodontale.

Alcuni esempi sono la sindrome di Sjogren, che colpisce le ghiandole salivari causando secchezza delle fauci oltre ad un maggior rischio di carie; l’artrite reumatoide e il lupus che possono provocare gonfiori e afte dolorose, problemi a deglutire e alterazioni nel gusto; il morbo di Crohn che può portare ad un rigonfiamento gengivale, ulcere in bocca e labbra gonfie.

Una buona igiene orale e regolari controlli dal proprio dentista di fiducia sono fondamentali per diagnosticare, prevenire e curare gli effetti negativi causati da queste malattie sulla salute orale.

È possibile mantenere in forma il proprio sorriso facendo sport?

Nell’incertezza che ha contraddistinto il periodo di quarantena e che ci ha visto segregati in casa, ci siamo ritrovati ad essere parrucchieri, insegnanti, animatori, lavoratori incalliti in continue video conferenze, ma anche pizzaioli, cuochi e pasticceri, e molti di noi hanno accumulato dei chili di troppo. Tra impegni lavorativi, lezioni a distanza e compiti con i propri figli, intrattenimenti creativi e battaglie a suon di cuscini con i più piccoli e cura della casa, per alcuni è stata dura riuscire a ritagliare del tempo per se stessi, per il proprio benessere e per la propria salute orale.

Se nel periodo di quarantena non siamo stati tra quelli che si allenavano quotidianamente in casa con le ultime app di pilates, yoga, e training funzionali o che uscivano a correre ogni mattina, a maggior ragione ora sentiamo l’esigenza di recuperare la nostra forma fisica, la nostra salute, il nostro spazio.

Che ci si voglia preparare per la prova costume oppure rimettersi in forma per praticare il proprio sport preferito, dobbiamo iniziare a sgranchirci le gambe e tornare a fare attività sportiva, magari all’aperto, in spiaggia, in giardino, al parco o in montagna, ora che è possibile.

Ma perché è così importante praticare attività sportiva? È possibile mantenere in forma il proprio sorriso facendo sport?

Per rientrare nel peso forma è importante seguire un regime alimentare equilibrato e sano, ma soprattutto praticare sport. Praticare attività fisica è una buona abitudine che porta numerosi benefici che coinvolgono, oltre al fisico e all’organismo, anche l’umore. L’attività sportiva rinforza le difese immunitarie e aiuta a reagire meglio a eventuali infezioni o infiammazioni.
Mens sana in corpore sano.
Non è solo un detto, ma la verità. Se il corpo è in salute, lo è anche la mente e lo è anche il sorriso. Lo sport però può anche esporre il cavo orale ad alcuni pericoli, fino a compromettere la salute della bocca. Per preservare il proprio sorriso e non renderlo vittima dell’attività fisica, è necessario imparare a prendersene cura in qualsiasi situazione. Ciò permetterà di mantenerlo in forma attraverso lo sport. Bisogna soltanto mettere in pratica le giuste e corrette attenzioni, seguendo i consigli del proprio dentista e adottando le dovute precauzioni.

Come? Scopriamolo insieme:

Smog

Chi fa attività cardio e predilige la corsa, non sempre riesce a trovare un ambiente ottimale dove praticarla. Quando non si hanno nelle immediate vicinanze parchi o giardini, il runner è costretto a correre in città dove la qualità dell’aria non sempre è ottimale. La maggior parte di loro durante l’attività fisica ha l’abitudine di respirare con la bocca; l’aria della città è purtroppo ricca di smog. Le sostanze nocive presenti nell’aria, inalate durante l’attività sportiva all’aperto, rendono il cavo orale un ambiente prolifero per i batteri e, con il tempo, sono in grado di generare patologie come le carie. Inoltre, durante la corsa, la respirazione a bocca aperta influisce sulla saliva che, asciugandosi, rende più esposti labbra, denti e gengive. La saliva, infatti, svolge un ruolo fondamentale per l’igiene orale, perché neutralizza i batteri e gli acidi del cibo che ingeriamo.
In questi casi la soluzione, banale ma efficace, è costituita dall’acqua che viene in aiuto della bocca. Basta un semplice risciacquo per idratare la bocca e ristabilire l’equilibrio.

Piscina

Chi predilige invece il nuoto, deve prestare particolare attenzione al cloro delle piscine utilizzato per contrastare i patogeni che si diffondono nell’acqua. Quando la concentrazione di cloro è troppo elevata e il ph dell’acqua molto acido c’è un elevato rischio di erosione dello smalto dei denti che può provocare una colorazione più scura degli elementi dentari e anche ipersensibilità e fragilità. Per evitare la comparsa di questi sintomi, e per proteggere i propri denti, è possibile rivolgersi al proprio dentista, che saprà consigliare come prendersi cura dei propri denti, rinforzando lo smalto.

Gli sport di contatto

Gli sport potenzialmente pericolosi per la salute dei denti non sono pochi. Il basket, il rugby, il football americano, le arti marziali, l’hockey e il calcio sono attività che prevedono il contatto diretto con altre persone. Ma anche il motociclismo, lo sci alpino, il ciclismo e il pattinaggio possono essere pericolosi a causa degli urti dovuti a eventuali cadute.  Durante la pratica di questi sport, i rischi che riguardano gli apparati non direttamente correlati con l’attività sportiva sono a volte trascurati. Nel caso degli sport elencati, il raggiungimento dell’obiettivo, le gare e la vittoria, diventano più importanti della prevenzione degli effetti collaterali indesiderati che possono manifestarsi, per esempio, nella cavità orale. Ciò può portare a patologie traumatiche dento-maxillo-facciali. Oltre agli urti, vi è anche il digrignamento o bruxismo dovuto allo sforzo fisico richiesto. Il bruxismo può verificarsi spesso anche durante le ore di riposo notturno, in quanto si tende a scaricare la tensione sui denti.
Per evitare forti sollecitazioni psico-fisiche, che a lungo andare possono essere stressanti e avere ripercussioni sull’occlusione dentale, o per proteggere i propri denti in generale, il dentista può essere di grande supporto.  Egli potrà aiutare l’atleta ricorrendo all’utilizzo di bite personalizzati, ovvero dispositivi paradentali individuali preformati adatti alla bocca dell’atleta. Queste mascherine permettono di proteggere i denti da eventuali urti o sollecitazioni, provocate anche dal bruxismo notturno.

Alimentazione

Per permettere all’organismo di rispondere all’allenamento ed essere predisposto all’affaticamento, è necessario seguire un regime alimentare specifico, sano ed equilibrato.

Molto in voga tra gli sportivi sono le bevande a base di carboidrati, energy drink o sport drink, utili per compensare la disidratazione associata alla perdita di sali minerali.

Il consumo di questi integratori provoca un aumento dell’acidità della saliva, abbassando il suo pH. In questo modo i denti sono più esposti a patologie come l’erosione.

L’erosione dentale negli sportivi ha in realtà una patogenesi multifattoriale causata:

  • Dalle bevande assunte, dalla quantità e dalle modalità. Se consumate saltuariamente e associate a una corretta igiene orale, le bevande energetiche non sono altamente pericolose per la salute dei denti. Inoltre, se ingerite attraverso delle cannucce, il contatto con le superfici del cavo orale è contenuto o quasi nullo. In questo modo è possibile contenere eventuali effetti collaterali.
  • Dai cibi assunti e dal tipo di alimentazione associata. Una corretta alimentazione è alla base di una vita sana. Anche quando si segue un regime alimentare serrato, è importante assumere i giusti nutrimenti per trarre energia dai diversi gruppi alimentari (carboidrati, grassi e proteine) e tutte le vitamine e il calcio di cui l’organismo ha bisogno.
  • Da un alto tasso di disidratazione del cavo orale. Durante l’attività sportiva il flusso salivale si modifica a causa di un cambiamento della respirazione. Respirando con la bocca, la saliva tende ad asciugarsi sui denti, diventando vischiosa e trasformandosi in una calamita per i batteri.

Cosa fare per un sorriso in forma

Per avere un sorriso in forma è sì necessario prendersi cura della propria bocca ma anche adottare buone abitudini e un corretto stile di vita che favoriscono la salute in generale. Lo sport aiuta sia a livello muscolare e psicologico, sia a livello metabolico e cardiovascolare, riducendo le infiammazioni e condizionando tutto l’organismo, anche il cavo orale.
Il corpo umano è una macchina in cui tutti gli ingranaggi devono funzionare per restare in salute.

Praticare sport con regolarità è sicuramente un grande alleato per prevenire problemi di salute. Se si è in salute, il rischio di incorrere in malattie o infezioni del cavo orale è più basso. Questo sempre se si seguono corrette manovre di igiene orale domiciliare e si rispettano gli appuntamenti dal dentista per effettuare visite di controllo e monitoraggio, ma anche sedute di igiene orale professionali.

Che si pratichi sport per stare bene con se stessi, per tornare in forma o per agonismo, l’importante è farlo con le giuste precauzioni per il proprio sorriso.