Paura di possibili contagi negli ambulatori medici? Perché dal dentista possiamo ritenerci al sicuro

Indossare la mascherina e igienizzarsi le mani sono pratiche che fanno ormai parte della nostra routine quotidiana. Quanti video e tutorial abbiamo visto sulle norme di prevenzione e igienizzazione anti-Covid-19? La pandemia ha indubbiamente cambiato la nostra vita. Ogni giorno prestiamo attenzione a mantenere la distanza con gli altri e a evitare luoghi affollati tanto da percepire un senso di fastidio quando vediamo qualcuno che non rispetta le regole. La nuova normalità ha reso necessarie misure di protezione in molti contesti in cui già si prestava particolare attenzione. Un esempio sono gli ambulatori medici, come gli studi dentistici, in cui sono stati adottati protocolli ancora più rigidi, ma grazie ai quali gli ambienti sono diventati ancora più sicuri per noi pazienti. Andare dal dentista è sempre stato sicuro, ma ora lo è di più: vuoi sapere perché?

Covid-19 e professioni sanitarie

Ad oggi nel mondo la pandemia da COVID-19 ha colpito più di 54 milioni di persone e provocato la morte di 1 milione e 300 mila individui. Dopo la prima ondata iniziata a marzo ne è susseguita una seconda tuttora in corso. Il personale sanitario è, ancora una volta, in prima linea e tra le categorie maggiormente a rischio a causa dello stretto contatto con i pazienti affetti da SARS-CoV-2, sintomatici e asintomatici.

Prima della pandemia, era insolito incontrare il proprio medico di base, l’oculista, il ginecologo o l’ortopedico con indosso mascherina e guanti. Questo perché la loro professione durante incontri e visite di controllo e di routine non richiede necessariamente delle protezioni, se non durante operazioni o interventi particolari. Gli odontoiatri, invece, devono da sempre, tutti i giorni, difendere sé stessi, i propri pazienti e i collaboratori da possibili infezioni, come AIDS, epatite, etc. La necessità di proteggersi da infezioni crociate ha, dunque, permesso ai dentisti di creare un ambiente totalmente sicuro per i loro pazienti. Questo contesto pandemico ha reso ancora più stringenti le misure di protezione adottate negli anni e, su volere del Ministero della Salute e dei consulenti esperti del settore, sono stati messi a punto validi protocolli ancora più rigidi di prevenzione.

Covid-19: massima sicurezza negli studi odontoiatrici

Attualmente, a differenza del primo lockdown, gli studi dentistici in tutta Italia sono rimasti aperti, non solo per curare le emergenze. Dal dentista, in questo periodo, infatti, possiamo andare per semplice prevenzione, come una seduta di igiene orale, oppure per un intervento più complesso, come l’inserimento di un impianto.

Il New York Times, però, a marzo aveva inserito dentisti e igienisti dentali tra le professioni a più alto rischio di infezione da COVID-19. I dati di una recente ricerca condotta dal Consejo General de Dentistas spagnolo e pubblicati nella relazione “Analisi del rischio e della prevalenza di infezione da Covid-19 nel personale sanitario” ci dicono il contrario. Andare dal dentista, a dispetto di tutte le previsioni, è l’appuntamento che comporta minor rischio rispetto ad altre tipologie di visite sanitarie

Per dare sostegno a questa ricerca diverse organizzazioni dentistiche internazionali – tra cui il CED – Consiglio europeo dei dentisti – stanno raccogliendo dati per confrontare il peso delle infezioni da Covid negli studi odontoiatrici in alcuni Paesi europei. Lo scopo è quello di capire se a fare la differenza rispetto agli altri ambienti sanitati, siano effettivamente le misure di prevenzione stabilite nei vari protocolli di azione e nelle linee guide dell’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – e dei vari Servizi Sanitari Nazionali oppure no.

Basso trend dei casi positivi tra i dentisti

Nell’attesa di ricerche più ricche e aggiornate, i dati sulla professione odontoiatrica raccolti finora mostrano come rispetto ad altre figure sanitarie la percentuale dei casi positivi non sia alta. I dentisti risultano essere i meno contagiati tra i professionisti dell’ambito sanitario:

  • Italia a 0,9%
  • Austria a 1%
  • Finlandia assenti
  • Portogallo a 0,5%
  • Paesi Bassi a 0.9%
  • Spagna a 1,5%

Questo dato è sicuramente importante in quanto rassicura tutti noi pazienti sull’importanza di poter dare continuità alle nostre cure odontoiatriche.

Conferme sulla sicurezza degli studi dentistici

L’elevato grado di protezione dei dentisti, rispetto al resto del personale sanitario (medici e infermieri), sta premiando questa categoria professionale, come rilevato dalla citata ricerca spagnola condotta dal Consejo General de Dentistas. A tutela di noi pazienti, inoltre, una recente indagine** sui tassi di infezione e sulle procedure di prevenzione messe in atto negli studi dentistici, ha dimostrato che solo l’1% dei partecipanti del campione preso in esame (2200 dentisti) è risultato positivo al COVID-19.

A conferma della sicurezza negli studi odontoiatrici e dell’elevata protezione riservata a chi li frequenta, c’è sicuramente un’altra evidenza. L’età media dei dentisti è superiore ai 55 anni, il che li renderebbe soggetti più a rischio di contrarre il virus. Eppure, quella degli odontoiatri risulta la categoria professionale medica tra le meno colpite grazie ai rigidi protocolli di sicurezza adottati.

L’importanza del dentista

Numerose ricerche mostrano l’importanza dei dentisti e delle cure odontoiatriche per la popolazione. Da una ricerca condotta da Key-Stone per conto di SIdPSocietà Italiana di Parodontologia -, durante il lockdown di marzo meno del 10% della popolazione si è recata dal dentista, nonostante il 30% (oltre 10 milioni di italiani) abbia accusato problemi alla bocca e il 29% di questa (circa 3 milioni) abbia riscontrato un peggioramento delle sue condizioni per non aver potuto, o voluto, andare dal dentista.

Nonostante tutto, in questo delicato periodo di pandemia globale, i dentisti e gli igienisti hanno mostrato una grande responsabilità sanitaria senza mai abbassare la guardia. Hanno continuato a prendersi cura di noi pazienti adottando tutte le raccomandazioni e le linee guida necessarie, investendo in dispositivi e attrezzature che potessero rendere lo studio un luogo ancora più sicuro. Hanno inoltre investito nella digitalizzazione a supporto della loro professione, puntando per esempio sulla teledentistry per monitorarci anche a distanza quando gli spostamenti erano limitati. Questo comportamento, serio e professionale, sta permettendo di minimizzare i rischi di contrarre il virus nello studio. I dati di contagio molto bassi dimostrano che tutti gli sforzi non sono stati vani.

Rigidi protocolli, norme igieniche serrate, ma soprattutto la cura attenta per ogni paziente rendono, quindi, lo studio odontoiatrico un luogo perfettamente sicuro. Non mettiamo in pausa la nostra salute orale, continuiamo ad andare dal dentista in totale sicurezza!

*Fonte: Andi, Centro Sudi, elaborazione su dati Enpam e Andi

**Fonte: The Journal of the American Dental Association

Scopri Gengive.org

Il portale web della SIdP – Società italiana di Parodontologia e implantologia, in cui trovare informazioni semplici, complete e autorevoli sui problemi di denti e gengive.

Diga di gomma: cos’è, perché il dentista la usa, perché garantisce sicurezza e qualità

Quando pensiamo a una diga, generalmente ci viene in mente quell’imponente sbarramento artificiale che serve a regolare il deflusso di un corso d’acqua, a creare un bacino artificiale, oppure a proteggere un tratto di costa o un porto.

Pochi sanno che la diga è anche un dispositivo medico utilizzato dai dentisti per eseguire alcune procedure terapeutiche in studio. In effetti, alcuni tratti in comune con la barriera architettonica che tutti conosciamo esistono. La “diga di gomma” utilizzata nel settore odontoiatrico è sostanzialmente un foglio di gomma colorata posizionato nella bocca del paziente all’inizio del trattamento e serve a isolare i denti o l’area della mucosa sulla quale il dentista deve operare.

Cos’è e come ci protegge la diga di gomma?

Questo strumento, nato più di 150 anni fa nelle università americane, è in grado di migliorare notevolmente la qualità del lavoro dei dentisti. Soprattutto in questo delicato momento storico, può proteggerli ulteriormente dal rischio di contagio da Covid-19 o altre malattie.

Gli effetti “droplet” (letteralmente “gocciolina”, fa riferimento alla saliva nebulizzata, per esempio generata a seguito di un colpo di tosse o di uno starnuto) e aerosol (sono sempre goccioline di liquido sospese nell’aria, di dimensioni più piccole e quindi possono percorrere distanze maggiori) generati durante alcune procedure odontoiatriche sono ritenuti altamente pericolosi. La saliva e il sangue dei pazienti affetti da Covid-19, infatti, sono agenti biologici assai contagiosi. Inoltre, la vicinanza fisica tra professionista e paziente durante le visite o i trattamenti impedisce di fatto il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1-1,5 metro. Inoltre, è bene sapere che nonostante ci sia sempre stato elevato rischio di infezioni crociate tra dentisti e pazienti, tale rischio è sempre stato tenuto sotto controllo grazie all’utilizzo di dei dispositivi di protezione individuale. Per questo motivo lo studio dentistico è uno degli ambulatori medici più sicuro da diversi decenni.

Per queste ragioni, tra le linee guida varate nel mese di maggio dal Ministero della Salute in ambito odontoiatrico, è stato introdotto il suggerimento di “usare, nelle prestazioni che lo consentono, la diga di gomma. Il suo utilizzo può ridurre significativamente, del 70%, le particelle sospese nell’aria di circa 1 metro di diametro del campo operativo.

La diga di gomma, dunque, serve a proteggere sia il dentista e il suo staff, sia il paziente. Tra i numerosi vantaggi apportati dall’utilizzo della diga di gomma vi è infatti la riduzione di danni provocati accidentalmente ai tessuti molli attraverso l’uso di frese o strumentario chirurgico a seguito di movimenti bruschi o improvvisi. L’uso della diga rende, inoltre, impossibile l’ingerimento accidentale di liquidi irritanti o di strumenti da parte del paziente, agendo da barriera protettiva.

Ma la diga di gomma non è solo sicurezza, è anche qualità

La diga di gomma permette al professionista di operare in un campo operatorio pulito e asciutto. Questa condizione è fondamentale affinché i prodotti utilizzati per la ricostruzione dei denti siano maggiormente efficaci. Infatti, i sistemi adesivi utilizzati per esempio per incollare restauri in resina composita e in ceramica ai tessuti dentari, sono molto sensibili all’umidità durante le fasi di messa in opera e, quindi, richiedono un ambiente asciutto per poter essere correttamente ed efficacemente applicati e lavorati. La diga è uno strumento molto utile anche nelle devitalizzazioni, perché permette al dentista di trattare il paziente solo nell’area della sua bocca debitamente isolata e disinfettata per tutto il tempo necessario.

Per poter operare al meglio e avere una visione ottimale sul dente da trattare, il dentista ha bisogno di retrarre le guance, le labbra, la lingua e le gengive del paziente. Per farlo dovrebbe avvalersi di numerosi strumenti e rulli di cotone per mantenere puliti e asciutti i denti. Un risultato migliore il professionista può ottenerlo dall’utilizzo della diga, che gli consente una maggiore e migliore visibilità sul dente da trattare. Una volta isolati, i denti appaiono più visibili anche grazie all’effetto cromatico che si genera. La diga colorata, infatti, crea uno sfondo cromaticamente uniforme e permette all’operatore di concentrare la visione solo sulla zona di interesse dell’intervento odontoiatrico, affaticando meno la vista del dentista.

Come si applica la diga in gomma?

Per poter essere applicata correttamente, il dentista deve effettuare dei fori sul foglio di gomma in corrispondenza dei denti o dell’area su cui deve lavorare. La diga di gomma successivamente deve essere stabilizzata con l’aiuto di uncini elastici e metallici, appositamente disegnati in base alla forma dei denti del paziente, e adattati al dente distale alla zona di lavoro. L’applicazione della diga può essere agevolata dall’utilizzo preliminare di un lubrificante (sapone neutro) sulla parte interna del foglio e dal supporto di un filo interdentale che permetta una migliore scorrevolezza tra i denti.

In ogni caso, è una procedura assolutamente non dolorosa né invasiva, anzi consente al paziente di sottoporsi al trattamento in modo molto più confortevole.

Riepilogando quando e perché il dentista la usa

L’utilizzo della diga di gomma in alcuni trattamenti odontoiatrici è da sempre altamente consigliato, ma non è obbligatorio.

Il suo impiego è raccomandato soprattutto nei casi di otturazione con uso di compositi, devitalizzazioni o cementazione di intarsi e corone con alcuni tipi di resine o ceramiche.

A causa della pandemia da Covid-19 e in particolare nell’attuale fase di contenimento che stiamo vivendo, gli odontoiatri sono stati invitati a ricorrere all’uso della diga di gomma durante tutti i tipi di trattamento che potenzialmente possono generare effetto “droplet e aerosol”.

La diga, tra l’altro, è ben tollerata dai pazienti poiché consente una respirazione nasale e una deglutizione normale. Inoltre, non obbliga il posizionamento in bocca di fastidiosi aspirasaliva o l’utilizzo di numerosi strumenti (es. specchietti) da parte del dentista per retrarre le guance e aumentare il campo visivo sul cavo orale del paziente.

Anche nel caso di trattamenti a bambini, non vi è alcuna controindicazione. In caso di allergia al lattice esistono anche dighe di gomma sintetica che ne sono prive.

Sono dunque numerosi i vantaggi per l’odontoiatra nell’utilizzo della diga di gomma: il campo pulito e asciutto permette al dentista un ottimo lavoro e gli garantisce un’ottima sicurezza, il paziente d’altro canto si sente protetto e tranquillo.

Adesso lo sai: se, la prossima volta che ti recherai dal tuo dentista di fiducia, ti applicherà la diga di gomma, non preoccuparti. L’odontoiatra la userà per salvaguardare la tua salute e per garantirti una miglior qualità del trattamento.

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La fiducia (dal dentista) è una cosa seria

Fidarsi è bene, ma…

La fiducia è un sentimento che guida gran parte delle nostre azioni nella vita di ogni giorno, provare fiducia ci permette di operare scelte e valutare idee, situazioni e persone. Quante volte avete preso una decisione perché quel luogo, quella persona, quella proposta, vi ha ispirato fiducia? E quante relazioni si mantengono nel tempo, grazie alla fiducia? Quante volte invece avete corso dei rischi confidando soltanto nella fiducia in voi stessi?

Quando consigliamo un servizio, un negozio, un sito, spesso si dice all’altro “fidati” a rinforzo del nostro suggerimento. Questo perché la nostra esperienza positiva ha attivato in noi questo sentimento, stimolando una specifica area cerebrale: la corteccia prefrontale mediale, che è legata alla percezione ed espressione delle emozioni e al consolidamento dei ricordi associati a queste.

Al contrario, la sfiducia regola altrettante decisioni, permette di discriminare ed evitare il rischio di incorrere in situazioni spiacevoli o di ripeterle.

La sfiducia può essere attivata da situazioni molto diverse tra loro, alcune derivano dalle nostre esperienze dirette, altre si consolidano nella nostra mente in seguito a una serie di messaggi che riceviamo dall’esterno. Ad esempio, la sfiducia verso alcune persone, ambienti, categorie professionali, dove il sentito dire diventa talmente forte da generare una sorta di aspettativa negativa a priori che influenza i nostri pensieri e interazioni.

Come scegliere il dentista?

Pensando agli ambiti professionali, nel mondo sanitario il settore dell’odontoiatria è quello che risente maggiormente delle credenze e dei pregiudizi ormai radicati da anni, soprattutto in relazione all’immagine che lega la professione ad alti guadagni e a un tenore di vita elevato, supportando l’idea che il dentista aumenti in modo significativo i costi delle cure.

Queste convinzioni pervadono opinioni e atteggiamenti dei pazienti, creando un substrato di diffidenza che spinge spesso a visitare diversi studi alla ricerca del preventivo più vantaggioso, senza considerare gli aspetti meno visibili della professione che determinano il valore delle terapie. La scelta dei materiali, le tecnologie disponibili, la gestione dello studio, la presenza di assistenti, i corsi di formazione, sono fattori che incidono sul preventivo finale e di cui difficilmente i pazienti sono consapevoli. Non ultime, le campagne pubblicitarie che invadono le città con promesse di risparmio molto accattivanti alimentano il sospetto di aver ricevuto preventivi maggiorati, stimolando i pazienti a cambiare spesso dentista.

Dentista: pregiudizi e credenze

Come agiscono i pregiudizi e le credenze quando siete dal dentista?

A livello cognitivo, se siete convinti che i dentisti sono tutti orientati al guadagno, durante la visita sarete sulla difensiva, probabilmente vi sarete creati aspettative precise su come il dentista dovrebbe comportarsi o sul valore delle cure che pensate di dover ricevere e interpreterete ogni comportamento o informazione diversi da queste come indice di scarsa affidabilità. Lascerete lo studio pensando di dover visitare un altro odontoiatra e confrontare i preventivi. Se sarà solo poco più basso del precedente avrete la prova che quel professionista non merita fiducia. È un processo cognitivo noto come inferenza arbitraria.

A livello comportamentale, potreste mettere alla prova il professionista con domande a trabocchetto, prestando attenzione eccessiva a piccole incongruenze e differenze nell’esposizione del caso e del piano di trattamento, a conferma dei vostri sospetti. Oppure, potreste evitare di ottenere ulteriori spiegazioni seguendo il flusso dei vostri pensieri inferenziali.

Recuperare la fiducia nel dentista

In quest’ottica, sarà facile restare spesso delusi e mantenere un atteggiamento critico che rinforza la diffidenza, portando a provare ancora un nuovo professionista.

È importante recuperare la fiducia, il rapporto con il dentista non è on demand, ma è una figura che ci accompagna nelle varie fasi della vita, cui rivolgerci per piccoli dubbi, problemi più importanti, emergenze e trattamenti di mantenimento. Più il rapporto di consolida e cresce la conoscenza reciproca, sia personale che anamnestica, maggiore sarà la probabilità di ricevere sempre le cure più adeguate al nostro caso specifico.

Per favorire la fiducia durante la visita odontoiatrica può essere d’aiuto mantenere un atteggiamento aperto e neutrale, privo dei pregiudizi che disturbano l’interazione. Osservate lo studio, come vi sentite in sala d’attesa, i colori, l’igiene, il design, gli altri pazienti presenti, valutate se il personale addetto al ricevimento vi fa sentire a vostro agio, non soffermatevi su dettagli che potrebbero influire sulla percezione di costosità – ad esempio un quadro, un soprammobile prezioso, le tecnologie – ricordate che non sapete nulla di quella persona e non conoscete la storia di quegli oggetti.

Durante la visita focalizzatevi su come vi sentite alla poltrona, com’è l’ambiente per voi; e nel colloquio con il dentista, sulle spiegazioni che vi offre, su quanto vi coinvolge, sulla percezione di competenza, fate caso alle basi emozionali che cominciano a delineare la struttura della relazione. Riconoscete se sono presenti i segnali della fiducia e in che misura: vi sentite accolti, sereni, sicuri, rispettati, interessati, liberi di esprimervi, compresi. Considerate come lavora, se il suo approccio vi piace, se è ben organizzato, tranquillo, se ha una buona sintonia con l’assistente, come si comporta quando avvertite dolore. Sono piccoli segnali su cui difficilmente ci si sofferma, ma che ci dicono molto sull’interazione in corso.

Non partire prevenuto sul preventivo del dentista

Al momento del preventivo, se vi sembra oneroso, non lasciatevi scoraggiare dai numeri, non lasciate che il pensiero inferenziale prenda il sopravvento in assenza di fatti ed evidenze a conferma. Se il dentista vi ha fatto una buona impressione e suscitato fiducia manifestate i vostri dubbi, chiedete dettagli su tecniche e materiali, cercate soluzioni alternative o concordate agevolazioni. Non dimenticate che anche il dentista deve fidarsi di voi, è una relazione reciproca, per cui nell’avanzare richieste non trascurate di fare la vostra parte.

E se uscendo dallo studio venite colpiti da quelle pubblicità così invitanti o dal consiglio di un amico che ha pagato meno, ripensate alla persona che vi ha ispirato fiducia e date valore a quella relazione, perché ora non è più solo un dentista tra tanti, si sono creati i presupposti perché diventi il vostro dentista di fiducia.

La tecnologia a supporto dell’odontoiatra

Un cambiamento epocale

Se pensiamo allo studio odontoiatrico di una volta, affiora un’immagine completamente diversa rispetto a quella che ci si presenta oggi. Entrare in un moderno studio permette di spazzare via l’immagine del dentista con in mano pinze e attrezzi spaventosi. La tecnologia ha fatto passi da gigante e ha permesso un’evoluzione di molte professioni, anche quella del dentista. Le attrezzature sono cambiate e anche tutto ciò che supporta la professione odontoiatrica, a favore anche di una percezione diversa agli occhi del paziente. Basti pensare al riunito, ovvero la poltrona su cui si siede il paziente: oggi appare più simile ad una navicella spaziale se paragonata alla poltrona, vera e propria, utilizzata fino agli anni ’30 del 900.

Il dentista moderno

Negli anni è evidente che il grado di tecnologia applicato al settore dentale è avanzato rapidamente ed è costantemente in evoluzione. Banalmente oggi il dentista dispone di strumenti che gli permettono di archiviare, elaborare e ottenere con semplicità tutte le informazioni relative ai pazienti. In un semplice click può recuperare i dati necessari per diagnosticare e impostare le terapie, anche le più complesse, nel modo più semplice e meno invasivo possibile per i pazienti.

I vantaggi delle moderne tecnologie al servizio dell’odontoiatria sono molteplici e talvolta ben più complesse del semplice utilizzo del computer a supporto delle sue attività. La tecnologia e i suoi sviluppi hanno permeato la sua attività, rivoluzionandone anche la professione.

Radiologia digitale

L’introduzione della radiologia digitale nella pratica clinica moderna ha permesso  di ottenere immagini sempre più nitide e accurate sia in due che in tre dimensioni riducendo in modo considerevole la dose di radiazione a cui sono esposti i pazienti.

Questi esami radiografici sono eseguiti per studiare la situazione generale della bocca. Permettono di analizzare la situazione di denti, arcate dentarie, ossa della mascella e mandibola. Sono utili anche per individuare la presenza di malformazioni dentarie e per evidenziare lesioni ossee, infiammazioni, cisti o tumori. Queste tecnologie consentono, in tempo reale, di ottenere immagini qualitativamente ottimali e, di conseguenza, di formulare diagnosi più precise e complete.

Progettazione computerizzata delle protesi

La riduzione di tempi e costi è un elemento chiave dell’odontoiatria moderna. Tra i diversi supporti al dentista sicuramente l’introduzione di nuove tecnologie CAD/CAM hanno permesso di velocizzare il lavoro. Apparecchiature come scanner intraorali, fresatori e stampanti 3D, e software CAD e software CAM sono ottimi alleati nell’attività quotidiana sia in un’ottica di risparmio di tempo, perché lavorando attraverso il digitale permettono una condivisione immediata delle informazioni, sia per quanto riguarda l’utilizzo di materiali, riducendo i costi.

L’acronimo inglese CAD significa “Computer Aided Design”, ovvero “progettazione assistita da computer”. CAM indica invece “Computer Aided Manufacturing”, ovvero “produzione assistita da computer”.

Prima dell’avvento della tecnologia CAM/CAD, la produzione di una protesi poteva avvenire solo manualmente grazie al paziente lavoro manuale dell’odontotecnico. Oggi, lo stesso odontotecnico, progetta integralmente al computer, attraverso speciali software (fase CAD). Le informazioni passano poi ad appositi macchinari controllati sempre da un computer (fresatori) per la realizzazione del prodotto finale (fase CAM).

Chirurgia guidata

Durante interventi chirurgici o protesici complessi, come l’inserimento di impianti dentali, oggi l’odontoiatra può contare sul supporto di procedure di chirurgia guidata.

Questa tecnologia, si basa su uno studio in 3D con il sostegno di speciali software che riproducono fedelmente l’anatomia del paziente prima che si sottoponga all’intervento.

In questa fase di progettazione si inseriscono gli impianti in modo virtuale sul modello 3D, verificandone asse, posizione, lunghezza e diametro per evitare complicazioni durante l’intervento vero e proprio. Viene così creata una “dima chirurgica”, ovvero una mascherina di precisione che riproduce la posizione degli impianti simulata al computer. Introdotta poi nel cavo orale, guiderà la fresa nella realizzazione del “sito implantare”, lo spazio preciso nel quale verrà inserito l’impianto.

Pianificazione digitale del sorriso

Nei casi di allineamento ortodontico, odontoiatria estetica o protesica, l’odontoiatra è in grado di pianificazione digitalmente il nuovo sorriso di un paziente. La predicibilità del risultato finale dell’allineamento dei denti con apparecchi tradizionali o invisibili, dell’applicazione di faccette o dell’inserimento di impianti dentali è possibili grazie all’utilizzo di software per la ricostruzione virtuale del sorriso.

Un software realizza l’analisi del paziente valutando le proporzioni facciali rapportate con quelle dentali, permettendo così di individuare i punti deboli del sorriso e di pianificare le possibili fasi di intervento.

Questa moderna tecnologia digitale permette al dentista di comunicare più efficacemente con i pazienti e di verificare immediatamente l’efficacia della terapia. In questo modo tempi e risultati vengono ottimizzati a favore di un risultato ottimale che rispecchi le esigenze del paziente. Il paziente, dal canto suo, potrà visualizzare il risultato finale in anteprima, ovvero prima di iniziare il trattamento e si sentirà parte attiva nel processo di cambiamento del suo sorriso.

Scanner Intraorale

Grazie al supporto tecnologico è stato possibile limitare l’utilizzo dei materiali da impronta tradizionali (siliconi, resine, etc). Il superamento dell’impronta dentale tradizionale è stato reso possibile grazie all’utilizzo dello Scanner Intraorale (Intra Oral Scanner o IOS).

Questo strumento consente di ottenere, tramite una scansione ottica ottenuta da una sofisticata telecamera, le immagini reali delle arcate dentarie del paziente. Queste verranno poi utilizzate per sviluppare al computer, attraverso software dedicati, tutte le procedure protesiche o ortodontiche e ottenere un risultato funzionale ed estetico ottimale.

Teleodontoiatria

Per Teledentistry – in inglese – si intende l’uso della tecnologia dell’informazione e delle telecomunicazioni applicata alle cure odontoiatriche. Attraverso l’utilizzo di speciali App è infatti possibile ottenere un consulto da parte del proprio dentista, ma anche permettere al professionista di monitorare in tempo reale i risultati di un trattamento ortodontico (come e di quanto si stanno spostando i denti) o il miglioramento/peggioramento di una parodontologia.

App per la prevenzione

La motivazione e l’educazione quotidiana dei pazienti in merito al corretto utilizzo dello spazzolino e alla tecnica di spazzolamento più idonea può avvenire attraverso diverse modalità. La sensibilizzazione alla prevenzione che ogni dentista e igienista fa nei confronti dei pazienti è oggi supportata anche da app di igiene orale.

Uno studio pubblicato sul British Dental Journal (aprile 2019) ha dimostrato che i pazienti a cui era stato chiesto di utilizzare un’app per smartphone, in combinazione ad uno spazzolino con applicato un sensore di movimento per promuovere il controllo della placca, hanno riscontrato notevoli miglioramenti nell’igiene orale e una riduzione altamente significativa dei livelli di placca.

Alcune applicazioni, molte delle quali scaricabili gratuitamente, sono state ideate apposta per l’igiene orale dei bambini, con schermate colorate, temi e personaggi ludici.

Odontoiatria: un settore all’avanguardia

È sotto gli occhi di tutti come la digitalizzazione abbia rivoluzionato il mondo, incluso il settore dentale. Come in tutti i settori ci sono poi i professionisti che si sono opposti al cambiamento, continuando a svolgere la propria professione in modo tradizionale e altri che hanno creduto nei vantaggi apportati dall’adozione delle nuove tecnologie. Negli anni, quest’ultimi hanno investito in prodotti, processi, sistemi e servizi.

I progressi ottenuti con l’introduzione delle tecnologie digitali sono la dimostrazione di una vera e propria rivoluzione dell’odontoiatria. Una svolta per dentisti, ma anche per i pazienti, che ne beneficiano in termini di comfort, compliance al piano di trattamento, precisione dei prodotti e del risultato finale.

Scopri la DDS – Digital Dentistry Society

Un’Ambasciata della Digital Dentistry Society (DDS) International, Società Scientifica Internazionale che si propone di promuovere e diffondere l’impiego delle tecnologie digitali in odontoiatria.

ABC della disinfezione

Quali sono le differenze tra pulizia, igienizzazione e sterilizzazione?

Pulire, disinfettare, sterilizzare, in questi mesi se n’è parlato molto. Quando si parla di disinfezione si ha a che fare con termini apparentemente simili ma in realtà fanno riferimento ad azioni e procedure diverse che portano a risultati diversi. Erroneamente utilizzate come sinonimi, si è venuta a creare confusione. Per fare un po’ di chiarezza è necessario capirne la differenza e il modo in cui sono entrate a far parte della vita di tutti i giorni.

Che cosa si intende con pulizia?

Da sempre l’uomo lotta contro la sporcizia. Che si tratti di vestiti, alimenti o di superfici, eliminare lo sporco risponde al bisogno di sentirsi puliti. Ormai acqua, sapone o detergenti sono riconosciuti efficaci rimedi per la pulizia. Con il termine pulizia si intende la prima detersione mirata a esportare lo sporco da una superficie. Il termine detersione è sinonimo del sostantivo pulizia. Le due parole possono essere utilizzate in maniera libera.

Non esiste una differenza tra la detersione effettuata su superfici, indumenti o stoviglie della cucina. Questa detersione è fatta con prodotti non specifici ma solamente schiumogeni. È la presenza di tensioattivi a intrappolare lo sporco e portarlo via senza lasciare traccia. Si parla di “prima detersione” perché è sempre necessario effettuare una pulizia prima di poter procedere alla disinfezione e successivamente alla sterilizzazione. Questo perché lo sporco è ricco di microrganismi che, se presenti sulla superficie, sono in grado di ridurre l’attività dei disinfettanti.

Che cosa si intende con disinfezione?

La disinfezione è un trattamento mirato che ha lo scopo di abbattere la carica microbica, che questa sia presente in ambienti e stanze o su superfici e oggetti. Non tutti i prodotti possono svolgere questa attività, infatti è necessario utilizzare prodotti biocidi o detergenti con il bollino “presidio medico chirurgici” autorizzati dal Ministero della Salute. Questi prodotti devono obbligatoriamente riportare in etichetta il numero di registrazione/autorizzazione e devono essere utilizzati nel giusto dosaggio. Attraverso la disinfezione la maggior parte di batteri e virus pericolosi vengono uccisi. Uno dei disinfettanti più conosciuti e usati è l’alcol etilico, utilizzato in grande percentuale nei gel disinfettanti per le mani che sono ormai a disposizione di tutti all’ingresso dei negozi e delle attività commerciali.

Cosa si intende con sterilizzazione?

La sterilizzazione è il più alto livello di pulizia. Con il termine sterilizzazione si fa riferimento a quel processo, fisico o chimico, che porta alla distruzione mirata di ogni forma microbica vivente, sia in forma vegetativa che in forma di spore. La sterilizzazione è un insieme di azioni, un processo, diviso in alcune fasi.

Innanzitutto vi è il trasporto dello strumento o degli oggetti da sterilizzare. Il trasporto deve avvenire in modo sicuro, tutelando la salute dell’operatore che svolge il processo. Segue la decontaminazione/disinfezione, attraverso una detersione o lavaggio. Vi è poi il risciacquo, l’asciugatura e il confezionamento per poter procedere all’effettiva sterilizzazione tramite dispositivo apposito, ad esempio l’autoclave. Una volta terminato il processo, l’oggetto sterilizzato viene rimosso dal dispositivo e spostato nel luogo di stoccaggio o di nuovo utilizzo.

Cosa si intende con sanificazione?

Il termine sanificazione, usato sempre più spesso negli ultimi mesi, durante e successivamente il lockdown, è un po’ controverso. Il termine sanificazione non può essere usato riferendosi a un oggetto, bensì solamente agli ambienti. Infatti il termine sanificazione è, citando il documento redatto dal Ministero della salute, un “complesso di procedimenti ed operazioni di pulizia e/o disinfezione e mantenimento della buona qualità dell’aria”.

I prodotti utilizzati per le procedure di sanificazione devono essere accuratamente selezionati. Ciò è necessario per tutelare la salute sia degli addetti alla sanificazione che delle persone successivamente ammesse negli ambienti. Spesso le procedure messe in atto richiedono l’utilizzo di attrezzature che generano sostanze chimiche attive sanizzanti, come ad esempio ozono e cloro. Per quanto riguarda la garanzia del mantenimento di un’elevata qualità dell’aria, è importante assicurare un ricircolo continuo di aria attraverso impianti di ventilazione o climatizzazione adeguati oppure attraverso l’apertura delle finestre presenti negli ambienti.

La decontaminazione dello studio odontoiatrico

Oggi, alla luce della pandemia da Covid19 l’attenzione al rischio di contagio da virus e batteri è aumentata. I riflettori sono stati puntati maggiormente su coloro che operano a stretto contatto con i pazienti come medici e dentisti. 

L’obiettivo dell’igiene all’interno dello studio medico o dello studio odontoiatrico è prevenire la trasmissione delle malattie infettive dal paziente al personale dello studio e da questo a nuovi pazienti.

L’igiene dello studio è sempre stato un tema di forte interesse anche a causa di altre patologie. La diffusione di patologie come l’epatite o l’HIV ha preoccupato notevolmente tutta la categoria medica, imponendo da sempre attenti controlli e il rispetto di norme igieniche. Con il diffondersi del Covid19 i protocolli sono diventati ancora più rigidi, generando un pacchetto completo di misure volto a regolamentare le procedure nell’ottica di evitare la trasmissione delle infezioni per tutelare chiunque entri nello studio odontoiatrico.

La sanificazione dello studio odontoiatrico

La sanificazione mediante ozono è spesso utilizzata negli ambienti medico/sanitari ad alta frequenza, come lo studio dentistico. In questi locali sono diverse le azioni messe in atto per garantire un luogo sicuro per gli operatori del settore e per i pazienti. Prima e dopo l’ingresso di nuovi pazienti l’ambiente è sottoposto a ricambio d’aria, pulizia con detersione e disinfezione delle superfici ad alto contatto (come maniglie, porte, sedie, braccioli della poltrona, interruttori della luce, pulsanti e oggetti di varia natura).

Disinfettare o sterilizzare gli strumenti nello studio odontoiatrico?

La disinfezione annienta la gran parte di virus e batteri pericolosi. La sterilizzazione, invece, azzera totalmente i microrganismi pericolosi. Perciò per non incorrere in infezioni crociate, ovvero quelle trasmesse attraverso gli strumenti dal paziente al dentista oppure tra pazienti, la sterilizzazione è l’unica soluzione completamente sicura per la tutela delle persone. La sterilizzazione va effettuata su tutti gli strumenti che sono utilizzati all’interno della bocca del paziente e che entrano in contatto con sangue e saliva. Tra questi specchietti, sonde, turbine, manipoli e frese, strumenti di ortodonzia, siringhe dell’anestesia e molti altri.

Nell’ambito dentistico la sterilizzazione viene fatta mediate un macchinario chiamato autoclave. L’autoclave è un dispositivo che mediante vapore saturo a 121° sotto pressione, per una durata che varia a seconda della dimensione del carico e del suo contenuto, è in grado di sterilizzare materiali, strumenti e indumenti. È possibile dunque notare se uno strumento è stato sterilizzato se risulta imbustato. Infatti il dentista aprendo la busta davanti al paziente garantisce strumentazione sicura e correttamente sterilizzata.

Per quanto riguarda invece la disinfezione nello studio odontoiatrico è bene specificare che si tratta di una procedura che non interessa lo strumentario. Riguarda invece tutto ciò che non entra in contatto diretto con la bocca dei pazienti. Si tratta quindi delle superfici come i mobili della sala clinica o la poltrona. La disinfezione avviene tra un paziente e l’altro garantendo un ambiente a basso rischio di contagio. La sanificazione avviene in concomitanza della disinfezione delle superfici garantendo un continuo ricircolo dell’aria tra un paziente e l’altro.

Sicurezza in studio

Lo studio odontoiatrico è sempre stato sicuro grazie all’attenzione e alla cura che ogni dentista mette nel garantire un ambiente salubre e decontaminato ai proprio pazienti, ma anche ai propri collaboratori. Con le nuove norme anti-Covid19 l’attenzione è solo aumentata: lo studio odontoiatrico non è mai stato più sicuro di così.

Teleodontoiatria: la sfida del futuro post COVID

Dal periodo di lockdown molte sono le lezioni che tutti noi abbiamo imparato, ma due in particolare sono imprescindibili: la centralità del settore sanitario e l’importanza della tecnologia. Durante la quarantena molte attività hanno subito un rallentamento e le persone si sono trovate costrette in casa. Anche le cure mediche o le visite sono state messe in stand-by, rimandate oppure annullate del tutto. La cura della salute però non può essere sospesa e ripresa a piacimento o quando le condizioni economiche lo permettono.

Certamente chi, nonostante le restrizioni, ha continuato il monitoraggio del proprio stato di salute avrà riscontrato alcuni cambiamenti nei consueti check di routine ma anche nelle visite specialistiche e diagnostiche.

Le visite in video consulenza sono state numerose e il trend è rimasto positivo anche dopo la riapertura. La quarantena ha lasciato il segno: molti sono coloro che adesso, più di prima, attribuiscono un valore maggiore al concetto di salute. Per prendersene cura è necessario effettuare monitoraggi periodici.

Ma quali sono i mezzi che in futuro verranno utilizzati per le visite?

Pur non avendo particolari timori legati al “ritorno alla normalità”, molti sono coloro che continueranno a usare il teleconsulto. La consulenza online, quando risulta possibile, ha notevoli vantaggi. Un esempio? Le persone con scarsa mobilità possono accedere alle visite senza la necessità di un accompagnatore.

Telemedica e teleodontoiatria

Anche l’attività dei dentisti nella “Fase 2” è andata incontro a cambiamenti e si è dovuta adeguare alle necessità e alle nuove disposizioni. Molti dentisti, per poter fornire un ulteriore servizio ai propri pazienti, oltre ai protocolli di sicurezza e alle rigorose procedure di sanificazione, all’impegno nel tutelare la propria salute e quella di coloro che lavorano all’interno dello studio odontoiatrico, si sono avvalsi del supporto tecnologico e dei mezzi di comunicazione online.

Come ogni specialista, anche i dentisti hanno trovato nella telemedicina uno strumento in grado di aiutarli nella loro pratica quotidiana. In ambito dentale la telemedicina prende il nome di “teleodontoiatria”, in inglese Teledentistry. Nella pratica si tratta di un consulto che avviene grazie all’utilizzo di un programma che permette di effettuare videochiamate. In sostanza è uno scambio di informazioni tra il paziente e l’odontoiatra che, anche se a distanza, hanno modo di confrontarsi su aspetti legati alla salute, alla prevenzione o la pianificazione di trattamento.

La teleodontoiatria, già diffusa in molte nazioni, ha vissuto durante il lockdown un momento di crescita in Italia. Mentre in altre branche della medicina il consulto da remoto è già una pratica consolidata, la teleodontoiatria è ancora in una fase embrionale.

Teleodontoiatria vs. cure in studio

Il mondo odontoiatrico è in continua evoluzione. La tecnologia ha permeato ormai molti aspetti del lavoro di un dentista, ma l’utilizzo della comunicazione digitale a supporto della pianificazione di prevenzione ancora non rientra tra le best practice degli odontoiatri. La comunicazione diretta tra odontoiatra e paziente aiuta le persone ad avere una maggiore consapevolezza del proprio stato di salute e a instaurare un rapporto di fiducia duraturo.

La teleodontoiatria può avere grandi vantaggi, ma è bene ricordare che non è da considerarsi un sostituto delle cure in studio. Rappresenta, invece, un potenziamento del lavoro del dentista. Fornendo un consulto odontoiatrico da remoto è possibile, infatti, analizzare la situazione a distanza e interpretare i segnali provenienti dal cavo orale. Identificare i problemi del paziente con tempestività permette di strutturare prontamente un piano di cura adeguato.

I vantaggi della teleodontoiatria

La teleodontoiatria permette di:

  • Valutare lo stato di salute del cavo orale a distanza
  • Individuare rapidamente eventuali problemi odontoiatrici: si utilizza la teleodontoiatria per valutare con foto e radiografie, o anche con cartelle dentali esistenti, la situazione del paziente.
  • Affrontare con serenità la visita dal dentista, tenendo sotto controllo l’odontofobia.
  • Eseguire con semplicità e immediatezza un controllo attraverso lo smartphone e la propria connessione internet.
  • Effettuare visite e consulti in differita su pazienti oncologici, malati cronici, immunodepressi o con patologie e problematiche che rendono difficile la loro visita in studio.
  • Ricevere tempestivamente risposta a dubbi legati alla salute della bocca

La teleodontoiatria messa in pratica

Individuare lo strumento migliore per interagire con i propri pazienti è il primo passo verso la teledentistry. Durante la “Fase 2” molti odontoiatri hanno gestito le emergenze utilizzando, per esempio, WhatsApp. Questo strumento molto semplice ha permesso di avere un canale diretto con i propri pazienti.

Le modalità di interazione sono molteplici, tutte prevedono ovviamente un confronto diretto con il professionista. In alcuni casi può bastare un colloquio video live tra paziente e dentista. In altri diventa necessario l’invio al dentista di informazioni sanitarie come radiografie, fotografie o video, utilizzando un supporto elettronico sicuro.

Il dentista utilizza le informazioni condivise per valutare le condizioni del paziente a distanza.

Il paziente, a sua volta, riceve i consigli dei dottori in merito a eventuali cure o trattamenti domiciliari che non richiedono, quindi, il suo diretto intervento, come la prescrizione di un collutorio specifico o il suggerimento di un comportamento da adottare. Nel caso, invece, sia necessario l’intervento del dentista, viene fornita la possibilità di concordare un appuntamento.

La teledentistry come opportunità

Il distanziamento sociale si è rivelato un’arma efficace per combattere il COVID-19. Rendere questa disposizione una pratica quotidiana è stato sicuramente difficile, ma utile a limitare il contagio. La lontananza tra le persone ha permesso anche di sviluppare nuove attitudini e di mettere in atto nuove abitudini, come prendersi cura di sé stessi attraverso i mezzi di comunicazione.

In quest’ottica la teleodontoiatria deve essere vissuta come un’opportunità per il dentista, un’occasione per proiettare la sua professione nel futuro. Farne ricorso soltanto in situazioni di emergenza sarebbe un passo indietro e un grave errore. Infatti, ormai sempre più frequentemente le persone sono indotte a cercare online informazioni sulla propria salute. Questo provoca spesso incertezza, dubbio e allarmismo. Il consulto con uno specialista, anche se a distanza, può essere invece uno step necessario al consolidamento del rapporto di fiducia con il proprio dentista.

Prendersi cura della propria salute orale tutti i giorni è fondamentale per una corretta prevenzione. Ben vengano quindi tutte quelle iniziative che aiutano i pazienti a reperire informazioni autorevoli, qualificate e professionali, meglio ancora se arrivano direttamente dal proprio dentista di fiducia!

Paura dal dentista, riconoscerla e vincerla: consigli pratici

L’odontofobia rappresenta una fobia specifica, descritta nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) come la “paura intensa e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifici”. Il dentista, appunto!

Come distinguere se avete solo paura – e questa è un’emozione primaria utile per riconoscere i pericoli e prevenirne le conseguenze – o se siete vittime della fobia? La fobia si configura come una manifestazione emotiva sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia. Lo stimolo fobico, in questo caso il dentista, spesso già al solo pensiero scatena una serie di sintomi tipici dell’ansia, ovvero:

Disturbi fisici

  • vertigini e sensazione di stordimento
  • nausea
  • sudorazione
  • tachicardia o palpitazioni
  • mancanza di respiro
  • tremore
  • disturbi di stomaco e/o intestinali

Disturbi psicologici

  • paura di svenire
  • paura di perdere il controllo
  • sensazione di terrore
  • paura di morire

Probabilmente vi rendete conto che sono reazioni irrazionali ma non riuscite a controllarle, il terrore sembra innescarsi automaticamente ed è insostenibile, fate di tutto per evitare rischiando così di aggravare la vostra condizione odontoiatrica. Di evitamento in evitamento, una piccola carie si complica fino all’ascesso, alla pulpite, alla gengivite, patologie sempre più fastidiose, dolorose e costose da trattare.

Cosa fare per risolvere la fobia?

Il trattamento più efficace è di tipo cognitivo-comportamentale e consiste in una tecnica chiamata desensibilizzazione sistematica o terapia dell’esposizione. Nello specifico, si viene esposti gradualmente allo stimolo fobico, sia in immaginazione che nella realtà/in vivo, fino all’estinzione della paura. 

Le esposizioni progressive sono associate a tecniche di rilassamento, utili per regolare e gestire gli stati di ansia e stress, ristabilire l’equilibrio psicofisiologico e alleviare le tensioni. In primo luogo è importante imparare a riconoscere la differenza tra tensione e rilassamento attraverso la ripetizione di esercizi di contrazione volontaria e prolungata di diverse zone del corpo, per imparare a individuare anche le minime contrazioni muscolari. 

Ad esempio, da seduti provate ad allungare le gambe e contrarre i muscoli, mantenete la contrazione per alcuni secondi, poi rilasciate. Ripetete l’esercizio diverse volte, coinvolgendo anche altre zone del corpo. La sensazione di rilassamento che proverete quando smettete di contrarre i muscoli vi porterà immediatamente a sperimentare un piacevole stato di benessere fisico che si tradurrà in benessere psicologico

Un altro esercizio di rilassamento estremamente efficace per ridurre ansia, tensioni e stress è portare la consapevolezza sul respiro. Se siete poco pratici, ponete una mano sul torace e l’altra sull’addome, inspirate profondamente dal naso, trattenete l’aria qualche secondo, poi espirate sempre dal naso oppure dalla bocca per aumentare la percezione dell’atto respiratorio. Assicuratevi che il torace rimanga fermo, mentre l’addome si espande ad ogni inspirazione e si restringe durante l’espirazione. Focalizzate la vostra attenzione sul flusso dell’aria che entra ed esce dalle narici e ascoltate il ritmo del respiro. Ripetete l’esercizio almeno cinque volte. Durante l’esecuzione la mente è concentrata solo su questo gesto, non è distratta da pensieri o stimoli esterni, permettendovi così di sperimentare una sensazione di pace mentale che si estende immediatamente a tutto il corpo. L’ansia di riduce perché attraverso una respirazione lenta e profonda si contrasta la sensazione di “fame d’aria” che spinge a emettere respiri rapidi e brevi, con conseguente aumento del disagio e del panico. Il respiro è sempre con noi, è un’àncora di cui disponiamo in qualsiasi momento, basta ricordarsene e portare l’attenzione sulla respirazione per calmarsi nei momenti di tensione. 

Potete praticare questi semplici esercizi in qualsiasi momento della giornata, per allenarvi a utilizzarli nei momenti in cui ansia e preoccupazione saranno più forti, come quando pensate al dentista. Una volta che riuscite a gestire lo stress attraverso una tecnica di rilassamento, potete anche provare piccole esposizioni a situazioni odontoiatriche, per verificare il vostro livello di disagio. Ad esempio:

  • Guardate immagini di studi dentistici
  • Guardate immagini di dentisti al lavoro
  • Guardate spezzoni di film o video ambientati dal dentista
  • Sostate per un po’ nella sala d’attesa dello studio
  • Conversate con il dentista

Se questi lievi stimoli vi generano reazioni intense di ansia e disagio che non riuscite a controllare è opportuno rivolgersi a un professionista, vi aiuterà ad affrontare la paura, a capire che il dentista non è un terribile pericolo e che la fobia si può controllare finché perde potere. Perché la paura del dentista non deve diventare più forte del desiderio di sorridere

Sicurezza in studio: cosa cambia per i dentisti

Durante la fase di lockdown, a marzo, il New York Times, ha pubblicato un articolo “The Workers Who Face the Greatest Coronavirus Risk”, in cui venivano messe in evidenza alcune categorie di lavoratori più a rischio di contrarre il Covid-19. Tra queste, al primo posto in classifica, il dentista e l’igienista dentale.

Da qui il timore che lo studio odontoiatrico potesse essere percepito dai pazienti come potenziale luogo di contagio con tutte le conseguenze del caso: insicurezza dei pazienti, diminuzione delle visite, crisi del settore, peggioramento della salute orale nella popolazione.

Eppure, la gestione del rischio biologico non è una novità per il dentista, semplicemente è tornato agli onori della cronaca in questo periodo di emergenza provocato dal Covid-19. Gli studi odontoiatrici, infatti, sono da sempre abituati a adottare rigide misure di prevenzione poiché, quotidianamente, devono difendersi e proteggere i propri pazienti e collaboratori da possibili infezioni, come AIDS, epatite, etc.

Le misure di protezione adottate fino ad oggi nel lavoro clinico quotidiano, però, non sono state ritenute sufficienti a causa delle caratteristiche intrinseche di questo nuovo virus e dell’ambiente di lavoro in cui si trova ad operare il dentista, così come l’igienista e l’intero staff. Le procedure odontoiatriche, infatti, generano droplet e aerosol (la saliva e il sangue dei pazienti infetti sono agenti biologici altamente contagiosi) e le visite o i trattamenti richiedono una vicinanza fisica tra professionista e paziente che impedisce il rispetto della distanza di sicurezza. Per questo il rischio di infezioni crociate tra dentisti e pazienti può essere particolarmente elevato.

Il Ministero della Salute, coadiuvato da esperti del settore, ha quindi messo a punto, e reso obbligatori, prima della riapertura degli studi, nuovi rigidi protocolli per la prevenzione delle infezioni: dal triage telefonico per l’appuntamento, alla valutazione del paziente prima dell’accesso in studio, ai dispositivi di protezione individuale a disposizione di pazienti e staff.

Ma cosa cambia per il dentista?

Le nuove norme per tutti gli ambienti dello Studio Dentistico

Tutte le attenzioni medico-sanitarie partono dal presupposto che ogni paziente va considerato come potenzialmente contagioso. Questa evidenza modifica sostanzialmente alcune abitudini e procedure cliniche di riferimento riguardanti gli standard minimi di sicurezza degli studi odontoiatrici. Per ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezione in ambito odontoiatrico, infatti, lo studio ha dovuto introdurre il Triage telefonico e il Triage in-office, formando debitamente il personale addetto alla segreteria e dotandolo di moduli cartacei preposti. In questo Triage ogni paziente ed eventuale accompagnatore deve rispondere a domande relative al suo stato di salute nelle ultime settimane. Lo studio, per rilevare la temperatura dei pazienti e poter così completare questa procedura, ha dovuto dotarsi di termoscanner o termometro contactless.

Anche la sala d’attesa è cambiata: sono stati adottati accorgimenti per garantire una distanza minima di 1 metro tra un paziente e l’altro (es. eliminando poltrone o segnalando con sticker a terra le sedute non più disponibili), gli ambienti vengono adeguatamente aerati, sono stati rimossi giocattoli, riviste, libri e brochure, l’informativa dettagliata sui protocolli corretti è stata affissa al muro o su appositi leggii e sono stati messi a disposizione dispenser con detergenti e disinfettanti idonei.

Prima che inizi la vera e propria fase operativa, quindi prima che il paziente entri e si sieda sulla poltrona, viene predisposto tutto l’occorrente (es. eventuali radiografie, impronte, etc) lasciando meno oggetti possibili sulle superfici e lasciando coperti gli strumenti fino all’inizio della prestazione.

Lo studio fornisce quindi al paziente, appena seduto sul riunito, l’apposita mantellina monouso idrorepellente e gli mette a disposizione, per un primo sciacquo, una soluzione all’1% di Perossido di idrogeno, o con Iodopovidone 0,2% per 30 sec, o con CPC (cetilpiridinio cloruro) allo 0,05-0,1% per un minuto e, infine, un collutorio alla Clorexidina 0.2-0.3% per 1 minuto (ha un effetto principalmente battericida).

L’odontoiatra utilizzerà, nelle prestazioni che lo consentono, la diga di gomma, ovvero quella particolare pellicola protettiva in lattice utilizzata per l’isolamento del campo operatorio durante alcune procedure odontoiatriche (es. otturazioni, ricostruzioni, cementazioni di faccette, intarsi e corone, devitalizzazioni dentarie).

Dal punto di vista operativo l’odontoiatra, così come l’igienista, utilizzeranno manipoli dotati di dispositivi anti-reflusso e, quando possibile, a basso numero di giri, il doppio aspiratore o aspiratore chirurgico e, in generale, prediligere procedure manuali.

Al termine della prestazione odontoiatrica inizia poi la fase dei protocolli operativi definita “riordino”, eseguita sempre tra un paziente e l’altro. Le assistenti, dotate dei dispositivi di protezione individuale (almeno guanti, copricapo, occhiali protettivi e mascherina chirurgica), provvederanno alla detersione e disinfezione di tutte le superfici, con particolare attenzione al riunito e a tutte le superfici con cui il paziente è venuto in contatto (sedie d’attesa, banco della reception, sputacchiere ecc.) utilizzando ipoclorito di sodio (0.1%-0,5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%) e tutti i prodotti di dimostrata efficacia virucida. La ventilazione naturale delle aree operative deve essere garantita per almeno 10-15 minuti fra un paziente e l’altro. In caso di condizionatore, invece, si raccomanda la pulizia settimanalmente dei filtri degli impianti. Laddove il sistema centralizzato preveda un ricambio di aria (VMC – Ventilazione Meccanica Controllata), si deve escludere completamente il ricircolo dell’aria ed effettuare periodicamente la manutenzione dei filtri.

Da non trascurare il tema della gestione dei rifiuti. Data la maggiore quantità di rifiuti prodotta è raccomandabile che il personale dello studio controlli e svuoti più volte al giorno i cestini, anche nei bagni e nella sala di attesa. In ogni caso, tutti i prodotti potenzialmente infetti verranno inseriti negli appositi contenitori per i “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”, in particolare devono essere trattati ed eliminati come materiale infetto categoria B.

Molti di questi principi di buona prassi microbiologica non sono una novità per i professionisti del settore che già erano abituati a rispettarli, ben prima dello scoppio della pandemia da Covid-19. Semplicemente è aumentata la consapevolezza del rischio e quindi l’attenzione da parte degli odontoiatri verso tutte le procedure idonee a prevenire la contaminazione delle superfici, degli ambienti dello studio, dello staff nonché del paziente successivo, la cosiddetta infezione crociata.

Queste norme, così come la bravura di molti professionisti nell’infondere sicurezza e tranquillità ai propri pazienti, renderanno lo studio dentistico un luogo ancora più sicuro.

Covid-19 e sicurezza: cosa è cambiato dal dentista

Da inizio Marzo abbiamo vissuto un periodo di stand-by, di attesa. Non solo noi, ma anche i nostri denti. Siamo rimasti a casa, come era giusto fare, per paura del contagio o per le nuove disposizioni degli studi dentistici che potevano ricevere solo i casi urgenti. È stato quindi normale rimandare la visita dal dentista. Da alcune settimane, con l’ingresso nella fase 2 della pandemia, gli studi odontoiatrici hanno potuto riaprire e riprendere la loro normale attività. Non abbiamo scuse: dobbiamo ricominciare a prenderci cura della nostra bocca.

Nonostante il virus sia ancora in circolazione, è necessario tornare dal proprio dentista di fiducia per riprendere i trattamenti periodici di prevenzione e cura. La cosa può spaventare, ma andare dal dentista in totale sicurezza si può!

Da sempre, infatti, gli studi odontoiatrici devono rispettare norme di sicurezza e igiene per garantire un ambiente salubre e privo di batteri e virus, ma con la paura di contagio da Covid-19 i protocolli sono diventati ancora più rigidi. Gli studi odontoiatrici rispettano oggi rigorose procedure igienico-sanitarie per tutelare ancor meglio la salute dei propri pazienti e di tutto il personale.

Una domanda sorge spontanea: cosa cambia per il paziente?

Cosa aspettarsi al rientro dal dentista

Se prima il timore di andare dal dentista era legato prevalentemente a una paura del dolore, adesso la preoccupazione è che lo studio dentistico possa essere un potenziale luogo di contagio.

Per varie ragioni, infatti, le probabilità di diffondere il virus all’interno dello studio sono più alte: sono quotidianamente effettuati trattamenti che generano il cosiddetto “effetto aerosol” e il professionista opera a stretto contatto con il paziente, rendendo impossibile il rispetto della distanza di sicurezza.

Proprio per prevenire la possibilità di contagio, oltre alle misure igienico-sanitarie più serrate, oggi i dentisti sono tenuti a rispettare e far rispettare dai propri pazienti anche regole di comportamento volte a garantire un ambiente sanitario sicuro. Tra queste, certamente l’utilizzo di mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno un metro tra una persona e l’altra, ma anche specifici protocolli di sterilizzazione degli strumenti e di sanificazione degli ambienti.

Nello specifico, però, cosa succede in studio? Per tutelare la salute di tutti sono state adottate alcune misure di protezione e prevenzione che andremo a descrivere nel dettaglio.

Cosa succede prima della visita

La prima cosa da fare se si ha intenzione di andare dal proprio dentista è contattare lo studio telefonicamente, o tramite e-mail, per prendere un appuntamento. Inizierà così la prima fase del Triage, che consiste in una serie di domande e procedure, applicate in due momenti specifici, differenti nel tempo, volte a svolgere “un doppio controllo” sullo stato di salute del paziente. Il Triage consente dunque di riconoscere i pazienti potenzialmente infetti e minimizzare il rischio operativo per il professionista, il personale dello studio e gli altri pazienti.

Il personale preposto alla presa dell’appuntamento dovrà inoltre spiegare quali saranno i comportamenti da adottare in studio. A tutti sarà richiesto di presentarsi muniti di mascherina, senza accompagnatori se non indispensabili, a eccezione di persone disabili, anziani non autosufficienti o minori. È fatta richiesta di contattare lo studio per riprogrammare l’appuntamento nel caso in cui il giorno precedente l’appuntamento si manifestassero sintomi influenzali o patologie respiratorie. Oggi più che mai è doveroso essere puntuali: rispettare l’orario di appuntamento concordato sarà fondamentale per limitare al massimo il contatto con altre persone e i tempi di permanenza nella sala d’attesa.

Come avviene l’accoglienza in studio

Anche le fasi operative dell’accettazione cambieranno rispetto al passato. Per completare il Triage, all’arrivo del paziente in studio verrà rilevata la temperatura con termoscanner o termometro contactless e dovrà compilare e sottoscrivere uno specifico questionario. Le domande saranno molto simili a quelle sottoposte telefonicamente per poterle confrontare ed escludere la possibilità di contagio da Covid-19 nel periodo intercorso tra la telefonata e il giorno dell’appuntamento.

Il paziente sarà invitato a depositare i propri effetti personali in aree dedicate e a indossare i calzari monouso prima di entrare nelle sale operative.

Inoltre, la mascherina dovrà essere indossata fino all’inizio della fase operativa e sarà obbligatorio lavarsi le mani, o disinfettarle con soluzione idroalcolica, in gel o liquida, messa a disposizione dallo studio.

Cosa succede in sala

All’interno della sala operativa al paziente sarà consentito accedere solo previa autorizzazione del personale e potrà portare con sé alcuni oggetti personali che verranno inseriti all’interno di una busta sigillata fornita dallo studio.

L’intera equipe odontoiatrica (odontoiatri, assistenti e igienisti dentali) che assiste il paziente dovrà indossare dispositivi di protezione individuale che permetteranno di proteggersi da eventuali veicoli di contagio, come goccioline di saliva o di sangue. Tra questi: le cuffie, i guanti, i camici monouso, gli schermi facciali, gli occhiali protettivi e, ovviamente, le mascherine.

Una volta accomodato sul riunito al paziente verrà posizionata l’apposita mantellina monouso idrorepellente con i lacci. Si noterà che gran parte delle attrezzature e degli strumenti sono stati coperti con polietilene per ridurre il rischio di contaminazione: proprio per questo motivo gli verrà raccomandato di non toccare nulla.

Prima del trattamento o della visita, il paziente verrà invitato a eseguire due sciacqui: il primo con una soluzione a base di Perossido di idrogeno e Iodo-povidone e il secondo con un collutorio a base di Clorexidina, entrambi volti a diminuire la carica batterica e virale del cavo orale.

Alcune prestazioni richiederanno l’utilizzo della cosiddetta diga di gomma, ovvero una particolare pellicola isolante che permetterà al dentista di trattare solo la zona della bocca interessata e ridurre significativamente le particelle sospese nell’aria. A tal proposito il paziente noterà anche un minor uso di strumenti rotanti a favore di strumenti meccanici. Questo non influirà sulla qualità del trattamento, ma servirà per evitare il cosiddetto “effetto aerosol”, ovvero la nebulizzazione della saliva dei pazienti.

Cosa succede dopo la visita

Al termine della visita o del trattamento, soltanto dopo aver nuovamente indossato la mascherina e igienizzato le mani, il paziente potrà entrare in contatto con il personale dello studio addetto alla segreteria e sbrigare gli eventuali aspetti burocratici. Anche in questa occasione sarà fondamentale attendere il proprio turno mantenendo la distanza di sicurezza con le altre persone presenti all’interno dello studio. All’uscita dallo studio saranno disponibili appositi contenitori in cui depositare i calzari monouso e gel igienizzanti per lasciare lo studio in totale sicurezza.

Perché rispettare queste regole

Le regole di comportamento indicate potrebbero essere adottate tutte o solo in parte. In ogni caso il loro scopo è quello di tutelare la salute dei pazienti e del personale dello studio odontoiatrico. Rispettarle significa rispettare se stessi ed essere altruisti verso gli altri. La pandemia che stiamo vivendo ha cambiato il nostro modo di interagire, imponendo una certa distanza tra le persone e minando in qualche modo il sentimento di fiducia alla base dei rapporti umani.

Il Covid-19 non deve diventare un ostacolo alle nostre quotidiane attività o alla nostra salute. Le azioni messe in atto per tutelare la salute non devono essere viste come una complicazione o, peggio, come una scocciatura, ma come un gesto di attenzione e cura.

Seguiamole e torniamo con fiducia dal nostro dentista.